Introduzione

   Leggere i romanzi di Francesco Mastriani è stato come ritrovarmi in un meraviglioso, talvolta avventuroso percorso, che si è snodato nell’arco di tre secoli; in maniera breve nel ‘600, più a lungo nel ‘700, quasi completo nell’800.

   Infatti, se escludiamo i romanzi: Erodiade (33 d.c.); Messalina (48 d.c.); Nerone in Napoli (63 d.c.) Jelma o la stella di Federigo II di Svevia (1227); Lo Zingaro (1416); Il Duca di Calabria (1465); Giovanni d’Austria (1572), romanzi considerati di genere storico, le trame dei rimanenti 97 romanzi scritti dal narratore napoletano, si sono sviluppate in quei tre secoli.

   Dare un giudizio sullo stile di scrittura del mio avo, è un compito che lascio volentieri agli studiosi di letteratura, come pure dargli una collocazione letteraria non è nelle mie capacità. È stato definito in vari modi da biografi critici: rappresentante del Verismo in Italia; il più notabile scrittore del romanzo d’appendice, un feuitollinista; il massimo esponente del cosiddetto Basso Romanticismo; uno dei padri del romanzo giallo, precursore dello stile di Edgar Allan Poe e di Conan Doyle.

   Posso però dire che leggendo i suoi romanzi nelle versioni originali, non nelle successive ristampe, moltissimi vocaboli usati dal mio avo mi risultavano incomprensibili. Per capire il significato di questi termini, che ho definito desueti, ho dovuto ricorrere alla consultazioni di alcuni dizionari prestigiosi, dai moderni Treccani (2003) e Zingarelli (2009), ai più stagionati come il Pietro Fanfani (1856) – questo testo è citato in alcuni romanzi di Francesco Mastriani; il Tommaseo Bellini (1865); il Francesco Cerruti (1879); il Policarpo Petrocchi (1894); il Dizionati Italiano Enrico Olivetti; ho consultato anche due dizionari napoletani , di Raffaele Andreoli (2000) e  Antonio Vallardi (2007); e Lo Schedario Napoletano. Giuseppe Giacco, 2003; alcuni vocaboli li ho individuati grazie all’Enciclopedia GE20 della De Agostini; ; e non mi è mancato l’aiuto telematico.

   Molti vocaboli non sono riuscito a trovarli in nessuno delle fonti più sopra citate, per cui li ho definiti termini mastrianei, in attesa che in successive ricerche riesca a catalogarli.

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   Mi è capitato anche d’incorrere in errori o strafalcioni tipografici, come ad esempio nel romanzo La cieca di Sorrento, Napoli, Dalla Tipografia dell’Omnibus, 1851. a pag.7 del vol.II La giustizia di dio e la giustizia degli uomini, leggiamo: Intanto il Basileo restò solo a fronte dell’arrabbiato madino… indarno studiossi di far ammutolire e di ammansire quel feroce guardiano. Al posto del sostantivo madino, ci va mastino. Infatti nelle altre edizioni da me consultate, lo strafalcione viene corretto per cui non ci troviamo la parola madino, bensì mastino

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   Nel romanzo La comare di Borgo Loreto, Napoli, Stab. Tip. Cav. Gennaro Salvati, senza anno di pubblicazione ( dopo il 1892),  nel cap. III della Parte Seconda, Il palazzo del marchese, a pag.77, nella frase:  Nelle stalle, spezzate le rastrelliere, frante le gruppie, erano ammonticchiate le pietre cadute dalla parte occidentale del palazzo. È evidente che il vocabolo gruppie è un refuso di stampa, il termine esatto è greppie, il cui significato dallo Zingarelli è: Nelle stalle, rastrelliera soprastante la mangiatoia, dove si mette il fieno.

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   Sempre nel romanzo La comare di Borgo Loreto, Napoli, Stab. Cav. Gennaro Salvati, senza anno di pubblicazione ( dopo il 1892) nel cap. II della Parte Seconda, Barbarina, a pag.150, ci abbiamo trovato il vocabolo sfazzonati, che pure è da considerare un refuso di stampa, il termine esatto è stazzonati, dal verbo stazzonare, ovvero sgualcire. Il vocabolo è inserito nella seguente frase:  apparecchiava i panni del padre, gli spolverava, gli nettava, e all’uopo vi dava una piccola botta d’ago quando alcuna sdrucitura vi osservava. Indi, non mancava di far lo stesso per quelli della mamma, ed ivali con solerzia disaminando, per trovare dove appuntare un sopraggitto ovvero darvi una passata di ferro, quando gli vedea soverchiamente gualciti e sfazzonati.

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DIZIONARIO VOCABOLI DESUETI

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Le definizioni dei sotto elencati vocaboli desueti sono state tratte dalle seguenti fonti:

F          = Pietro Fanfani 1856

P          = Policarpo Petrocchi 1894

Z         = Lo Zingarelli 2009

N1       = Dizionario Napoletano Avalardi 2007

N2       = Vocabolario Napoletano Raffaele Andreoli 2000

TR       = Il Vocabolario Treccani 2003

(Volumi in nostro possesso)

 

C         =Cerruti

DA       = Enciclopedia De Agostini

DE       = Dizionario Etimologico On Line

DH      =Dizionario Hoepli

DO      = Dizionario Italiano Enrico Olivetti

FC       = Dizionario Italiano Francesco Cardinali

G         = Glosbe

GL      = Garzanti Linguistica

GO      = Google

SN       = Schedario Napoletano Giuseppe Giacco

SC       = Dizionario Italiano Sabatino Colletti

TB       =Tommaso Basileo

W        = Wikipedia

(Ricerca on line)

 

TC       = Termine camorristico

TD       = Termine dialettale

TS       = Termine Straniero

NdL    = Nota del libro

TM      = Vocaboli usati da Francesco Mastriani e non trovati nelle sopraddette fonti

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   Per ogni vocabolo desueto è specificato il genere grammaticale; il significato del vocabolo; il romanzo, la pagina ed eventuale volume dal quale è stato estrapolato sia il vocabolo che la frase in cui esso trova contesto. I romanzi sono indicati con numerazione progressiva da 1 a 106, come da bibliografia riportata nel presente sito. Alcuni vocaboli sono stati estrapolati da altri quattro lavori di Francesco Mastriani, e che non sono considerati come facendo parte della bibliografia. Essi sono:

107 – Novelle scene e racconti (1867); 108 – Fisiologia delle feste da ballo (1867); 109 – L’eruzione vesuviana del 26 aprile 1872 (1872); 110 – L’amore (1879).

   Le edizioni dalle quali sono stati estrapolati i vocaboli desueti, sono presenti nella collezione privata degli eredi Mastriani

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impièdi avv. • Grafia unita della locuzione avverbiale «in piedi» [DO-86(170] Sediamoci su questi gradini. Non posso reggermi impiedi; e ho da dirti molte cose.

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   Nell’esempio sopra riportato, si intende che l’avverbio impiedi, estrapolato dal libro La jena delle Fontanelle (86), a pag.170, nella frase: Sediamoci su questi gradini. Non posso reggermi impiedi; e ho da dirti molte cose, ha il seguente significato: Grafia unita della locuzione avverbiale «in piedi». secondo la definizione del Dizionario Italiano Enrico Olivetti,

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donnicola s.m. • Maschera napoletana [TM-24(38.IV)] Costui vestiva una giubba nera stretta a’petti e di lunghe falde che gli arrivavano in su i calcagni: un corpetto bianco, il cui modello era tolto a prestanza dalla maschera del donnicola, gli giungea sul pube.

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   In quest’altro esempio, s’intende che il sostantivo maschile donnicola, estrapolato dal libro Una martire (24), a pag.38 del vol.IV, nella frase: Costui vestiva una giubba nera stretta a’petti e di lunghe falde che gli arrivavano in su i calcagni:un corpetto bianco, il cui modello era tolto a prestanza dalla maschera del donnicola, gli giungea sul pube, è un termine mastrianeo ed ha il significato di: maschera napoletana.

 

 

VOCABOLI PARTICOLARI

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DIZIONARIO DESUETI LETTERA  A

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DIZIONARIO DESUETI LETTERA B

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DIZIONARIO DESUETI LETTERA C

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DIZIONARIO DESUETI LETTERA D

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DIZIONARIO DESUETI LETTERA E

 

DIZIONARIO DESUETI LETTERA F

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DIZIONARIO DESUETI LETTERE GH

 

DIZIONARIO DESUETI LETTERE IJK

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DIZIONARIO DESUETI LETTERA L

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DIZIONARIO DESUETI LETTERA M

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DIZIONARIO DESUETI LETTERA N O

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DIZIONARIO DESUETI LETTERA P Q

   

DIZIONARIO DESUETI LETTERA R

 

DIZIONARIO DESUETI LETTERA  S

 

 DIZIONARIO DESUETI LETTERA T

 

.DIZIONARIO DESUETI LETTERA  U V Z

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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