Introduzione

 

  L’immensa produzione “d’appendice” di Francesco Mastriani, tutta da indagare nelle sue componenti “gotiche” e “socialiste”, nelle sue particolarità linguistiche, tematiche e strutturali, risulta a tutt’oggi ancora densa di zone umbratili.  Nonostante il discreto contributo storico-critico al suo profilo, irrisolto risulta ad esempio il « passaggio dalla prima alla seconda maniera dello scrittore» (1), dagli anni borbonici a quelli unitarî; attendono ancora di essere ristampati (del tutto improponibili sembrano eventuali  “riedizioni” criticamente degne)   sia i suoi più celebri romanzi che i numerosissimi titoli reperibili nella preziosa Raccolta Mastriani della Biblioteca Nazionale di Napoli alcuni dei quali in fascicoli dei periodici (L’Omnibus e il Roma), sui quali venivano pubblicati a puntate. È in questa miniera inesauribile, in questa lunghissima e minuziosa epopea napoletana di aristocratici, nobildonne, borghesi in ascesa e popolani, che s’incontrano personaggi specificamente legati al mondo del teatro, protagonisti assoluti di intere narrazioni: la ballerina  Angiolina  (1858), il maestro Giambattista Pergolesi (1874), il cantante lirico Giovanni Blondini. Memorie d’un artista (1887), l’attore di prosa Paolo Retti. Storia di un genio (1890).

    Altrettanto inesausta (ed egualmente poco analizzata) appare la scrittura giornalistica di Mastriani che, parallela alla produzione narrativa, copre un intero trentennio, da Gli Animosi (1837) a La Domenica (1866-67), anch’essa bilicandosi tra fase pre- e post-borbonica, tra «candide prove di collaborazionismo» (2), e ritrovata libertà di parola. È da questo fiume sotterraneo che si genera l’interessante rivolo del Mastriani autore e critico teatrale.

   Sulle colonne dei più diffusi periodici napoletani dell’Ottocento, Mastriani dedica numerosi articoli a vari e disparati aspetti della spettacolarità teatrale, spaziando dal teatro di prosa alle filodrammatiche ai «casotti» popolari, dalla musica classica alla danza al bel canto, lasciando testimonianze preziose su protagonisti, logiche impresariali, successi e tonfi, mutamenti di gusto e sempre veicolando un unico specifico messaggio. Il teatro è per Mastriani uno degli strumenti più adatti per trasmettere al popolo «principi di civiltà e di morale», per mescolare orazianamente utilità e diletto «coltivando lo spirito, e nutrendo il cuore di be’ sentimenti» (3). Autori, attori, impresari, critici e pubblico sono chiamati a collaborare nella realizzazione di quel che può rivelarsi un circuito culturale virtuoso, un «ambitissimo canale di comunicazione».(4)

    Basata su consolidati moduli teatrali (scambi di persone, agnizioni, colpi di scena), ampiamente sperimentati anche nella narrativa d’appendice, e su sempre validi messaggi etico-sociali (in primis il sacrosanto rispetto della famiglia e dell’onestà), la produzione teatrale di Mastriani appare ricca e discretamente variegata, andando dal dramma a tinte fosche (Vito Bergamaschi, 1840; Valentina 1878), al dramma storico (L’Olimpiade, 1845; Nerone in Napoli, 1877), dalla farsetta (Il non plus ultra, 1846), alla commedia di costume (Le assicurazioni sulla vita umana, 1846), dalla commedia risorgimentale (L’anatema sociale, L’a1866) al vaudeville (Un marito di tela, 1851). Genere brillante, quest’ultimo, ricollegabile a tanta parte della sua narrativa e che, «ci mostra di quanti rivoli si alimentasse poi sia il filone della farsa franco-napoletana di Scarpetta sia la commedia di costume, da Torelli e Bracco».(5)

   Il teatro «di» Mastriani è infatti intimamente connesso all’altrettanto fecondo filone del teatro «alla» Mastriani, in cui confluiscono le numerose riduzioni dei suoi romanzi d’appendice. Fatta eccezione per quelle da lui stesse realizzate ( tra le altre Nerone in Napoli, 1877, dall’omonimo romanzo storico; Valentina, 1878, da un episodio de I vermi, cui aggiungere La comare di Borgo LoretoIl conte di Castelmoresco, La poltrona del diavolo ecc.), brilla il punto luminoso costituito dal best-seller La cieca di Sorrento (1851), ridotto per le scene da Luigi De Lise nel 1852 ( poi edito nel 1856), longevo sia quale romanzo che quale testo teatrale. Se la coeva riduzione de Il mio cadavere realizzata dallo stesso De Lise nel 1856 offrì occasione alla Compagnia Petito per trarne una spassosa parodia pulcinellesca a firma di Giacomo Marulli, la vitalità de La cieca di Sorrento sulle scene giunse sino ai fasti della celebre Compagnia di Federico Stella, mattatore del Teatro San Ferdinando di Napoli.

   Non è un caso che la facciata del teatro di Pontenuovo ancora oggi esibisca il busto di Mastriani e la targa a lui dedicata, con epigrafe dettata da Giovanni Bovio, a ricordo del legame indissolubile tra il romanziere e il popolo napoletano. Qui, infatti, si accorreva per rispecchiarsi in quei drammoni popolari da Grand Guignol partenopeo che l’istrionico Federico Stella e l’immaginifico Eduardo Minichini traevano dalle pagine di Mastriani, serbatoio inesauribile di storie, temi e tipi, di pettinatrici, spigaiole e comari, bettolieri, calzolai e camorristi. La «trilogia socialista» di Mastriani – costituita da I vermi, Le ombre e I misteri di Napoli – trovò nella Compagnia Stella i suoi maggiori interpreti, fissando motivi e personaggi (l’uomo d’onore, l’infame, la bella perseguitata) che “per li rami” alimentarono un fecondissimo filone teatrale, di stampo fortemente popolare, tutto impostato sulle rappresentazioni della realtà camorristica. Dalle riduzioni mastrianesche e dal Teatro San Ferdinando, che lo stesso Di Giacomo non esitava a definire una «cattedra spettacolosa» per la «libera docenza» della camorra, si dirama infatti – giungendo fino alla più popolare sceneggiata – una produzione teatrale (degna di suscitare l’attenzione degli storici del teatro) che mettendo in scena  “zumpate”,  “tirate”,  tuocchi”, camorristi “sotto chiave”, capi di società e “guaglioni” di malavita – intendeva – come orgogliosamente tuonava Federico Stella difendendo le proprie produzioni – mettere a nudo le piaghe sociali e fustigarle a sangue. Il teatro quale «gran mezzo di civiltà», insomma, proprio come lo stesso Mastriani si augurava che fosse. 

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.Novembre 2009                                                                              Cristiana Anna Addesso (6)

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   (1) Antonio.Palermo, Da Mastriani a Viviani. per una storia della letteratura a Napoli fra Otto e Novecento, Napoli, Liguori, 1972, p.113

   (2) Ibidem, p.110

   (3) Francesco Mastriani, Pensieri filosofici e morali. Uso de’ divertimenti (Musica e teatri), Il Sibilo, 11 settembre 1845, p.292

   (4) Antonio Palermo, Da Mastriani a Viviani. per una storia della letteratura a Napoli fra Otto e Novecento, Napoli, Liguori, 1972, p.118

   (5) Ibidem

   (6) Cristiana Anna Addesso, Francesco Mastriani a teatro, Napoli , Fridericiana Editrice Universitaria , 2009

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BIBLIOGRAFIA DELLE OPERE TEATRALI

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LE POESIE DI FRANCESCO MASTRIANI

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BIBLIOGRAFIA DEGLI SCRITTI GIORNALISTICI

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«Nel contesto della multiforme attività narrativa di Francesco Mastriani uno spazio importante è occupato dalle sue numerose collaborazioni giornalistiche. Si tratta di rubriche letterarie, articoli di costume, novelle, racconti, rassegne bibliografiche, recensioni teatrali, necrologie ecc. costituenti un lungo fil rouge (filo conduttore) che accompagna Mastriani dagli anni pre-unitarî a quelli post-unitarî (quando si intensifica, quasi esclusivamente, la scrittura dei romanzi d’appendice) e che gli assegna un ruolo da protagonista anche nella pubblicistica napoletana dell’ottocento.

   Nel realizzare questa bibliografia sono stati sfogliati anzitutto i periodici indicati da Filippo Mastriani (1) , quindi una parte dei giornali sui quali Mastriani pubblicava, oltre ai suoi romanzi d’appendice, anche altri brevi scritti. Posseduti in gran parte dalle biblioteche napoletane e, talvolta, da ulteriori biblioteche del territorio nazionale, tali periodici sono spesso lacunosi.

   La Bibliografia degli scritti giornalistici qui proposta non può avere pretese di onnicomprensività ed è perfettibile. Le ricerche sui periodici letterarî napoletani pagano il prezzo della dispersione e lacunosità delle annate e spesso si da il caso di testate non reperibili  negli attuali patrimoni bibliotecarî napoletani né italiani. Soprattutto, inseguire Francesco Mastriani nelle sue numerose e contemporanee collaborazioni  giornalistiche e rendere conto, d’altro canto, anche alla sua consolidata abitudine  al ʻriciclaggioʼ dei pezzi (talvolta anche con titoli diversi), equivale a percorrere piste accidentate, non sempre lineari e insidiose. Lo spoglio è dunque realizzato, fatte salve eventuali possibili integrazioni future, affinchè possa essere un primo sentiero per l’opportuna disamina e rivalutazione di Mastriani narratore-giornalista (2) ».

   Un altro studioso, Antonio Di Filippo, ha effettuato delle ricerche sugli scritti giornalistici di Mastriani e le ha incluse nel saggio Lo scacco e la ragione. Gruppi intellettuali, giornali e romanzi nella Napoli dell’800. Mastriani. (3)

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(1) Filippo Mastriani Cenni sulla vita e sugli scritti di Francesco Mastriani. Napoli, Luigi Gargiulo 1891

(2) Cristiana Anna Addesso. Emilio e Rosario Mastriani Che somma sventura è nascere a Napoli, Roma, Arane 2012

(3) Lecce, Milella, 1987

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   I periodici e i testi dai quali sono state effettuate le ricerche sono i seguenti (La lettera o le lettere prima del nome della testata o del libro, è quella con cui sono indicate nella successiva bibliografia).

A –          «Gli Animosi»

C –           «Il Campanello. Giornale umoristico teatrale con

               illustrazioni e caricature»

CG –        «Catalogo Generale Libreria Italiana»

CVO –     «Cenni sulla vita e sulle opere di F.Mastriani

D –          «La Domenica. Cronaca della settimana»

F –           «La Formica. Foglio periodico di amena

               letteratura»

GL –        «Galleria letteraria scientifica e di aneddoti»

GS –        «Giornale del Regno delle Due Sicilie» poi

GoN –     «Giornale Officiale di Napoli»

I –            «L’Innominato. Foglio periodico, ameno e

               letterario»

IC –         «L’Interprete Commerciale»

L –           «Il Lumino. Giornale della notte»

LG –        «Il Lume a Gas»

LM –       «La Lanterna Magica che  fa vedere il mondo e

               qualcosa in più»

LO –        «L’ordine. Giornale politico, letterario»

NSR –     «Novelle Scene e Racconti»

O –          «L’Omnibus»

OC –        «L’Occhialetto»

P –           «Il Pungolo»

PC –        «Il Palazzo di Cristallo. Esposizione serale di

               scienze lettere arti»

R –           «La Rondinella. Giornale letterario, artistico

               teatrale»

RO –        «Roma»

S –           «Il Sibilo»

SD –        «Il Sibilo e Il Dagherrotipo riuniti»

SR –        «Salvator Rosa. Album scientifico, artistico e

               letterario»

T –           «La Toletta. Giornale di mode, belle arti, amena

               letteratura, notizie, varietà e teatri»

Tp –         «Il Tempo»

UC –        «Usi e costumi di Napoli e dintorni»

   Il puntino nero (●) prima del titolo dello scritto indica che lo stesso è in possesso degli eredi Mastriani.

 

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