COMMENTO

 

   Questo romanzo, il cui intreccio narrativo è notevole, fu scritto da Mastriani nel 1855, cioè ancora sotto la censura borbonica per cui non sono ancora presenti i segni dello spirito democratico e populistico presenti nei romanzi successivi all’unificazione dell’Italia. Notevole anche l’impegno nel delineare il carattere psicologico dei personaggi.

   I protagonisti sono quasi tutti ricchi e nobili, e l’autore non manca in questo romanzo di lanciare il suo anatema contro il denaro Egli riconosceva la nullità dell’ingegno, della nascita, della bellezza, la nullità di tutte le più eminenti qualità fisiche e morali innanzi al Dio dell’attuale società; il denaro !! [1]

   Lo stesso pensiero lo troviamo sul tal subbietto: Si è predicato contro la schiavitù, contro il vassallaggio: si è detto: Non vogliamo che il genere umano sia diviso in due classi, servi e padroni; e intanto la proprietà impone la sua crudel tirannia su i proletari […] Un solo è il despota dell’attuale società: il Denaro! [2]

   Il personaggio principale, Armando Asmodeo conte di Castelmoresco, è un uomo ambiguo e contradditorio. È presentato come persona colta ed intelligente, bello di persona, coraggioso; è lettore di Byron e allievo del filosofo Pasquale Galluppi, ed anche scrittore di successo (autore di un apprezzato romanzo filosofico La stella nera); ma è anche descritto come un dissipatore di lussi frivoli e decadenti, per cui diventa vittima di usurai, e non esita ad usare violenza nei confronti di uno di questi, per non pagare un debito.  S’innamora della governante e si dichiara indegno della moglie quando questa è in punto di morte.

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[1] Francesco Mastriani, Il conte di Castelmoresco, Napoli, Stamperia Governativa (Casa Editrice Gennaro Salvati), 1883, Parte Seconda, cap. III «Un uomo esatto», pag. 86.

[2] Ivi, Parte Terza, cap.II «Le opinioni di Armando Asmodeo», pag. 124.