COMMENTI

   Romanzo tra i meno esaltanti. Va notata un’occasionale presenza del registro comico, che comunque non funziona bene. la storia si svolge a Napoli fra il dicembre 1852 e il gennaio 1853, sotto Ferdinando II, e precisamente fra Chiatamone (dove ha sede la casa commerciale Edmondo Folquier e C.) e Vico Castellina, dove abita la famiglia di Aurelio Lamberti, innamorato corrisposto della figlia del Folquier. Ci sono comunque vari riferimenti a Parigi, Bruxelles, Lione.

   Abbiamo una doppia apertura del romanzo: a casa di Aurelio (giovane a capo di una famiglia devastata dalla tisi e che include la madre Marianna e le sorelle Natalia e Leopoldina) e a casa di Faustina Foulquier, la sua innamorata, figlia di Edmondo, imprenditore belga. L’amore dei due ragazzi sarà contrastato da questi che sacrifica la figlia concedendone la mano a un usuraio vecchio, brutto, vanitoso e crudele.

   È forse uno dei romanzi meno lineari e lucidi nella caratterizzazione psicologica dei personaggi, che infatti sono presentati in maniera diversa in momenti diversi del romanzo. Per esempio: Stefania a tutta prima appare un personaggio negativo; poi è visto come positivo, poi di nuovo negativo. La stessa cosa si può dire per i due Edmondo, padre e figlio. Infine, sempre in rapporto ai personaggi e, in particolare, nell’episodio finale dell’omicidio di Faustina (la martire), le spiegazioni psicologichenon sembrano del tutto convincenti.

   Va tenuto presente che la stesura del romanzo risale al 1868, ovvero all’anno del periodico settimanale La Domenica che è interamente scritto dal Mastriani. Ne La Domenica egli pubblica tre romanzi d’appendice (La brutta, La figlia del croato, Una martire) [1].

                                                                                                           FRANCESCO GUARDIANI

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[1] A. Di Filippo, Lo scacco e la ragione. Gruppi intellettuali, giornali e romanzi nella Napoli dell’800. Mastriani, Lecce, Milella, 1987, ne riferisce la pubblicazione a puntate su una presunta III annata del settimanale «La Domenica» (nn. 1-17), 9 agosto – 13 dicembre 1868) che risulta però irreperibile nelle biblioteche del territorio nazionale. (Nota di Rosario Mastriani).

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   Francesco Guardiani ha considerato questo romanzo tra i meno esaltanti, tra quelli scritti da Francesco Mastriani, e concordo pienamente con lui. La presenza del lato comico, che lo stesso studioso ha menzionato è la seguente: Ma, innanzi di occuparci della nostra cara Faustina vittima prossima ad essere immolata su l’ara di tristi ed abbiette passioni, vogliamo sbrigarci con quel poco di comico che può avere il nostro racconto, il quale si avvicina alla triste catasrofe. Il lato comico di questo racconto, come di leggieri si comprende, è lo sposino Ignazio Pasicci [1]. La “macchia nera” che da il titolo al capitolo, e che rappresenta il lato comico del racconto, altro non è che una goccia di Acqua della Cina, un colorante per capelli, che durante l’operazione di tinteggiatura della capigliatura dello sposino, cade in maniera indelebile, sulla punta del suo etmoideo, e che lo rendono molto ridicolo la sera che deve dare parola di matrimonio.

  Ma un’altra vena comica la troviamo anche quando descrive una parte del corpo umano: Lo stomaco è tra gli più scellerati e capriccioso tra gli organi umani: quanto più lo avvezzate male, tanto più si rende bisbetico, avido, scostumato. Il rapido e facile smaltimento della eccessiva quantità che certi uomini insaccano nel loro stomaco forma un soggetto di maraviglia alli stessi scienziati. Questi epuloni non vivono che nelle ore della tavola. La povera anima non sa più dove nascondersi per vergogna. [2]

   Anche in questo romanzo solita tematica di Mastriani sulla ricchezza: se gli uomini non si amano tra loro come Dio comanda, sai tu qual n’è la causa? La causa n’è questo mostro infernale che domandasi denaro. La disproporzione delle ricchezze pose tra gli uomini la funesta barriera che li divide, li segrega in due campi nemici, gittando nell’una parte, ne’ricchi, il dispotismo, l’ambizione, la tirannia, il disprezzo degli uomini e nell’altra, me’ poveri, l’abbiezione, il servaggio, la gelosia, l’odio pel ricco [3]

   Il denaro ha questo di orribile, che impone rispetto e soggezione alle moltitudini ignoranti e dappoco. Quegli che ha prestato denaro si crede sempre superiore a quello che ebbe di lui bisogno. L’ingegno, la verità, il sapere del debitore spariscono al cospetto del creditore, che crederà possedere facoltà superiori. L’abilità di diventar ricco per qualsivoglia modo è tenuta nel mondo come un genio invidiabile. Eppure, ci vuol tanto poco a diventar ricco! Basta atrofizzarsi nel dentro di sé quel senso morale che si addimanda coscienza [4].

   Un poeta che Francesco Mastriani ha particolarmente stimato è stato Saverio Costantino Amato «giovine poeta rapito immaturamente alle lettere, di cui sarebbe stata splendidissima gloria» [5], e in questo romanzo sono riportati del bellissimi versi di una sua poesia, i quali ricordavano al protagonista Aurelio Lamberti che: «le tombe de’muti fratelli, che spirarono l’estremo fiato tra le braccia della madre, il cui bacio rendea felice anche la morte Ma tristo chi muore su letto straniero, E manda alla madre l’estremo pensiero[6]

   Nella prima edizione del romanzo, c’è la seguente dedica dell’autore: «Al mio dilettissimo amico GIUSEPPE COSTA da Gombolò nella Lomellina a testimonianza di affettuosa stima ad omaggio di rara virtù a disfogo dell’animo mio» [7].

                                                                                          ROSARIO MASTRIANI

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[1] Francesco Mastriani, Una martire, Napoli, Luigi Gargiulo, 1868, vol. V. cap. XXII. «La macchia nera», pp. 18-19.

[2] Ibidem,  vol. IV, cap. XVII. «Il fidanzato», p.18.

[3] Ibidem, vol. I. cap. III. «Notturno colloquio», pp. 63-64.

[4] Ibidem, vol. II. cap.VIII. «Una proposta incredibile», pp. 92-93.

[5] Ibidem,  vol. I. cap. III. «Notturno colloquio», p. 51.

[6] Ivi, p. 52.

[7] Ibidem, vol. I p. 5.