TRAMA

   Questo romanzo, di genere comico, inizia con la frase Ragazze mie, volete costringere i vostri amorosi genitori a fare tutto quello che volete? Ricorrete ai nervi.

   La ragazza nervosa in questione si chiama Giulietta e i genitori, Ignazio ed Eufrasia di Camporotondo, che sono dei pervenuti all’agiatezza, e aspirano alla nobiltà; sognano per lei un matrimonio che serva ad elevare la famiglia al rango degli aristocratici. Ma Giulietta è innamorata di Isidoro, uno sfaccendato giovanotto di belle speranze e pochi quattrini, ed è per non vedere appagato il suo desiderio amoroso che alla ragazza “vengono i nervi”. Questo è capito soltanto dal cugino del padre, don Pasquale Forbicetti.

   A Giulietta viene una crisi di nervi per non essere riuscita a parlare con l’innamorato proprio quando, con notevole ritardo, il pranzo viene servito a tavola. Tutti si alzano nello scompiglio generale all’infuori di don Pasqualino Forbicetti che continua tranquillamente a mangiare.

   L’atteggiamento di don Pasqualino si spiega in due modi: conosce la ragione del nervosismo di Giulietta e conosce il passato del cugino Ignazio. Questi era un commerciante di formaggi a nome Gennaro Palude prima di mettere casa su a Napoli con altro nome.

   Don Pasqualino sa anche che la fortuna del cugino consiste in una somma rubata all’antico socio d’affari Antonio Biagini. Questi praticamente rovinato dal furto, di cui non conosce l’autore, si è rifatta una vita  lavorando da fittavolo da uno zio di Isidoro, l’innamorato di Giulietta.

   Don Pasqualino alla fine risolve l’intreccio, disponendo di una parziale restituzione del denaro rubato ad Antonio Biagini e favorendo così le nozze di Giulietta e Isidoro, e anche tutti gli altri personaggi di questa storia rimasero più o meno felici e contenti, come dicono le nonne e le balie alla fine de’loro racconti di regine e di fate. Un sol personaggio è rimasto scontento di tutto questo imbroglio; ed è… l’Autore! [1]

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[1] Francesco Mastriani, Una figlia nervosa, Napoli, Luigi Gargiulo, 1865, «Riepilogo», pag.188.