COMMENTO

   I lazzari è da considerare il primo lavoro di genere storico dell’autore, per cui la trama del romanzo è abbastanza limitata. Il periodo in cui si svolge la storia è quello del burrascoso 1848, quando sulle fatiscenti barricate, vennero infranti i sogni di libertà costituzionali del popolo napolitano.

   Il romanzo venne pubblicato la prima volta nel 1865, ovvero dopo l’Unità d’Italia, per cui scritto con liberi sensi, cioè senza le limitazione della censura borbonica, per cui l’autore è stato molto preciso nel descrivere gli avvenimenti, non solo di quel periodo storico.

   Tra i protagonisti principali del romanzo, ci sono i lazzari, cioè quei popolani, sia di parte borbonica, che di quella repubblicana, che si batterono in quei giorni. Nella dedica al romanzo, che l’autore rivolge al fratello Giuseppe, si rivela chiara la sua volontà nel dipingere al vero l’indole, i gusti, le tendenze, i costumi, il naturale insomma dei nostri popolani. E la risposta del fratello è concorde con quella dello scrittore, anche se non ne vede ancora del tutto compiuta la trasformazione, da lazzaro ad industrioso operaio.

   Senz’atro personaggi come Giacomo Palombo detto Occhio di Bufalo, e suo nipote Biasiello sono frutto della fervida immaginazione di Francesco Mastriani, che con la loro presenza ha voluto, diciamo così, romanzare degli avvenimenti storici.

   Siccome il protagonista della storia è un popolano che fu protagonista anche del breve periodo della gloriosa Repubblica Partenopea, diversi capitoli vengono dedicati a quel funesto periodo della città di Napoli (dall’XI al XIV ). E in questi capitoli ci troviamo dei personaggi storici realmente esistiti, come il prete Antonio Toscano, che novello Pietro Micca, diede fuoco alle polveri per far saltare in aria vincitori e vinti (cap. XII p.120). Lady Hamilton e l’ammiraglio Horatio Nelson, da considerare come veri colpevoli della morte dell’ammiraglio Francesco Caracciolo; la regina di Napoli Maria Carolina (cap. XIV p.137); il generale Guglielmo Pepe, che salvò la propria vita grazie all’intervento di Giacomo Palombo (cap.XIV p.155). Vengono anche menzionati due dei tanti martiri di quel funesto periodo come, Domenico Cirillo e Mario Pagano, che per loro « La repubblica partenopea non fu che una meteora brillantissima, la quale apparve per un istante sul nostro fosco orizzonte» (cap. XIV p.164).

   Ma la maggiore attenzione è rivolto alle barricate che vennero rizzate nella città il 15 maggio 1848. E i capitolo XXIV e XXV sono dedicati a tale subbietto. È chiaro il pensiero dello scrittore che a  tale riguardo cita il filosofo Pascal, che considerava gli uomini dei grandi fanciulli (cap.XXIV p.334). E per Mastriani, «le barricate sono qualche cosa che somiglia agli sforzi di un fanciullo che, per non farsi cogliere e castigare dal babbo o dal precettore, ponga un castello di sedie dietro l’uscio della sua stanza: […] Che cosa possano mai contro il cannone, la bomba e la mitraglia codeste meschine torri di Babele che si domandano barricate […] La guerra alla tirannide non si fa colle barricate, ma bensì colla universale istruzione» (cap.XXIV p.334).

   In una nota a pie’ di pagina, l’autore ricorda ai lettori del della barricata al Largo della Carità, ne diede dei particolari nel 2° volume dei suoi Misteri di Napoli.

   Come in quasi tutti i lavori dello scrittore, anche in questo la conclusione è a lieto fine. Si conclude nel 7 settembre del 1860 quando «il più grande e intemerato tra gl’italiani viventi, Giuseppe Garibaldi, venne a rallegrare di sua presenza queste felice contrade» (Riepilogo p.486).

   Ricorda anche che dopo il Plebiscito del 21 ottobre di quell’anno, il Governo italiano voleva offrire un posto di lavoro considerevole a due protagonisti del romanzo; Biasiello e Peppino. Ma i due giovani, che erano riusciti a procurarsi, nel tempo del loro esilio a Genova una discreta sussistenza per loro e le loro famiglie, rifiutarono l’obolo dello Stato perché convinti che «I veri martiri della libertà non vanno in cerca di guiderdoni e di impieghi (Riepilogo p.487).