COMMENTO

   Questo romanzo è considerato da molti critici, il primo di genere giallo scritto in Italia. Indubbiamente un omicidio avviene nel corso della narrazione, ma è da considerare anche un lavoro di genere gotico, macabro, con quell’imbalsamazione del cadavere dell’ucciso e con l’obbligo dell’assassino, di custodirne il cadavere per nove mesi!

   Pochi i riferimenti storici. Un intero capitolo della Parte Terza è dedicato ai Cavalieri del Firmamento: «Era così chiamata nelle Spagne nei mezzi tempi una comitiva di giovani di alta società e ricchi, i quali andavano di notte in cerca di avventura». [1] Il baronetto Edmondo Brighton, uno dei protagonisti del libro, ne faceva parte di questa comitiva di giovani scapestrati. Lo scrittore francese Paul Fèval (1860-1933), ha scritto un libro storico intitolato I cavalieri del Firmamento.

   Un altro dei protagonisti del romanzo, Daniele Fritzthein, era un valente pianista per cui non potevano mancare nella narrazione riferimenti musicali dell’epoca, infatti quasi un intero capitolo è dedicato alla lirica; viene citato il famoso impresario Domenico Barbaja e vari artisti lirici: Giuditta Pasta, Isabella Colbran, Teresa Giorgi, Giovan Battista Rubini, Luigi Lablache, [2] e inoltre nomina Rosina e Lindoro personaggi de Il barbiere di Siviglia di Rossini. [3]

   Ci troviamo nel romanzo anche dei riferimenti filosofici: «Per mala ventura, quasi tutti gli amici di Edmondo, al par di lui, erano seguaci di quella paradossale filosofia alemanna, che tanto contribuì a stravolgere le idee e a gittarle nel vacuo della ragion pura, parodia della ragion naturale […] ci fu la moda di filosofare alla Kant come vestire alla francese.[…] Mentre la Germania delirava con Hegel e con Fichte, l’Italia ragionava con Galluppi». [4]

   Pasquale Galluppi (Tropea 1770-Napoli 1846) ebbe affinità di parentela con Francesco Mastriani.  Francesco Galluppi, figlio del celebre filosofo Pasquale, sposò Luisa Bucci, sorella della madre di Concetta Mastriani (moglie di Francesco Mastriani).

   Interessante il pensiero di Mastriani «della possibilità che ha la scienza di estendere i limiti della vita umana». [5] È un argomento d’attualità ancora oggi, e così prosegue il suo pensiero: «Molto e lungamente si ragionò su questo argomento. Quegli che fe’ sfoggio di maggiore eloquenza si fu il baronetto, il quale dimostrò che allora soltanto la civiltà avrà raggiunto l’apice della perfezione, quando la scienza avrà scoverto il modo di rendere l’uomo più valido contro i perpetui assalti della morte, e più comune la vita centenaria». [6]

   Vengono citati anche due famosi studiosi: Pietro Manni (Terni 1788-Roma 1839), che fu un medico e ostetrico italiano e scrisse un Manuale pratico per la cura della Asfissie.[7] E Giuseppe Tranchina (Palermo 1797-1837). Fu un medico italiano che mise a punto un metodo di imbalsamazione dei cadaveri che si basava sull’iniezione intravascolare di una soluzione di arsenico che permetteva di avere una mummificazione perfetta. Questo processo prese il nome di metodo tranchiniano. [8]

   Questo romanzo ha avuto in seguito numerosissime ristampe l’ultima delle quali è quella curata dello scrittore  Divier Nelli, «Mi sono limitato a togliere alla lingua un po’ di ruggine, i numerosi segni lasciati dal tempo; a fare, se preferite una sorta di lifting o di restauro. Non troppo pesanti però, quanto basta per permettere ai lettori del XXI secolo di affrontarlo con più agio e di apprezzarlo». [9] «Prima di iniziare questa… operazione, ho messo sui piatti della mia bilancia immaginaria gli interessi in gioco: quelli dei pochi che vorrebbero Il mio cadavere sempre e solo nella versione originale e quello dei molti (me lo auguro) che potrebbero godere dello svecchiamento e di un suo ritorno sugli scaffali delle librerie. I secondi, ne sono felice, hanno avuto la meglio». [10]

   Il compilatore di questo commento, fa parte del primo gruppo di lettori, quelli cioè che gradiscono di più leggere i romanzi di Francesco Mastriani come vennero scritti originariamente.

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[1] FRANCESCO MASTRIANI, Il mio cadavere, Napoli, Tramater, 1853, vol. I. Parte Terza, cap. I. «Un cavaliere del Firmamento», pag. 105.

[2] Ibidem, vol. I. Parte Seconda, cap. IV. «La serata di lady Boston», pag. 85.

[3] Ibidem, vol. II. Parte Sesta, cap. I. «Juanita», pag. 101.

[4] Ibidem, vol. II. Parte Quarta, cap. III. «E se domani mi cercherai, più non sarò», pag.61.

[5] Ibidem. pag. 61

[6] Ibidem, pag. 62

[7] Ibidem, vol. II. cap. IV. «Il testamento», pag. 77.

[8] Ibidem, pag. 78.

[9] FRANCESCO MASTRIANI, Il mio cadavere, riscritto da Divier Nelli, Santarcangelo di Romagna (RN), Rusconi, 2010, «Nota del curatore», pag. 9.

[10] Ibidem, pag. 10.