Il dottor Nereo o La catalettica

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……………. Questa edizione è in possesso degli eredi Mastriani

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Fu pubblicato in appendice su:

Roma, 10 maggio – 9 giugno 1876.

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SCHEDA DEL ROMANZO

   La presente scheda è stata realizzata prendendo come riferimento l’edizione: Napoli Gabriele Regina libraio-Editore, 35, Piazza Cavour, 35, 1878 due volumi, di misura 7 x 12 in 16°.

   Nella seguente edizione ci abbiamo trovato due errori d’impaginazione: a pag.64 del vol.I doveva iniziare il cap. V. e invece inizia il cap.VI.  Nel vol.II a pag.101 doveva iniziare il cap.XX e invece inizia il XXII; per cui i capitoli in totale ne sono 20 e non 22.

I TEMPI

   Gli avvenimenti del romanzo si svolgono in prevalenza a Capri nell’anno 1858. Alcuni episodi avvengono ad Orsano e a Napoli.

INDICE VOLUME PRIMO

 

  1.      pag. 5
  2.      pag. 18
  3.      pag. 31
  4.      pag. 38
  5.      pag. 64   
  6.      pag. 73
  7.      pag.80
  8.      pag.85
  9.      pag.89
  10.      pag.97

INDICE VOLUME SECONDO

  1.      pag.3
  2.      pag.16
  3.      pag.20
  4.      pag.27
  5.      pag.42
  6.      pag.54
  7.      pag.77
  8.      pag.85
  9.      pag.97
  10.      pag.101   

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PERSONAGGI

Nereo d’Orsani. Un medico misantropo

Achille Vomero. Altro nome di Nereo

Ilario d’Orsani. Suo padre

Lobakà. Cane leone di Nereo

Weib. Gatto nero di Nereo

Nicolino Ovidi. Falso amico di Nereo

Nefasto. Giovane tisico svizzero

Graziano. Suo zio

Padre Camillo. Un buon prete

Italina. Giovane attraente lombarda

Cannone. Vecchio marinaio

Raffaella. La catalettica

Maria Rosa d’Ambrogi. Sua madre

Caterina. Sua buona vicina

Eugenio. Spasimante di Raffaella

Filippo B. Medico di Anacapri

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PAROLE DESUETE

 Le definizioni dei sotto elencati vocaboli desueti sono state tratte dalle seguenti fonti:

F=           Pietro Fanfani 1856

P=           Policarpo Petrocchi 1894

Z=           Lo Zingarelli 2009

N2=         Vocabolario Napoletano Raffaele Andreoli 2000

TM=       Vocaboli usati da Francesco Mastriani non trovati nei sopraddetti, né in altre fonti

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abituri. Abitazioni anguste e povere (Z): Tutto il paese non si compone che di pochi abituri, pag.6.I.

abbarbicasse. Radicasse (Z): non fosse cagione che il male abbarbicasse o peggiorasse. Pag.45.II.

accoccare. Assestare con forza. (Z): temendo sempre che mi si volesse accoccare un cattivo tiro.Pag.57.I.

accontarmi. Intendermi (Z): mi esortava a non accontarmi con la gioventù dissipata… Pag.57.I.

adasperata. Inasprita (P): una tosse cupa e secca, adasperata dalla fatica del cammino. Pag.22.I.

addimandano. Nominavano, appellavano (F): uno di quelli che, con moderno vocabolo, si addimandano eccentrici. Pag.6.1

aderge. Eleva, innalza (Z): su cui fianchi si aderge tanta rigogliosa vegetazione. Pag.7.1.

afonia. Perdita della voce (Z): Non più quell’afonia che arriva insino alla perdita assoluta della voce, pag.58.II.

altercazione. Alterco, contrasto (Z): dove giammai fu udita una parola di altercazione, Pag.91.I.

alveo. Ventre, utero (Z): Un gran numero di creature sono condannate, fin nell’alveo materno, ad una immatura fine. Pag.14.II.

apiretica. Priva di febbre (Z): Ignote sono le ragioni le quali possono determinare questa singolare affezione apiretica del cervello. Pag.20.II.

apologisti.  Difensori, sostenitori (Z): Gli apologisti della razza umana chiamano l’uomo il sovrano della natura. Pag.50.I.

appo. Accanto (Z): accadea talvolta che il dottor Nereo fosse chiamato cappo il letto di un infermo… Pag.10.1.

apteri. Atteri, che son privi di ali (Z): acerrimi e spietati apteri pediculi o sarcopti, pag.82.I.

artitride. Infiammazione delle articolazioni (P): colta da una maniera di artitride, non sempre si sentiva le gambe in istato di sostenere una non breve camminata. 97.I.

asciolvere. Colazione, merenda (Z): Senza dir parola, egli si levò di tavola pagò l’asciolvere, Pag.88.I.

ascondesse. Nascondesse (Z): che la vita si ascondesse nelle profondità del cuore. Pag.87.I.

avemmaria. Ora del tramonto (Z): e giunse ad Orsano che poco mancava all’avemmaria. Pag.65.II.

avviticchiava. Avvolgeva (Z): tutta le si avviticchiava in su la persona, Pag.96.I.

barbassore. Chi si da aria di persona dotta (Z): non già con l’intento di riuscire un saputone o un barbassore in medicina, pag.48.I.

barbicati. Radicati (Z): a casa di mio padre, dov’erano barbicati i più perversi istinti, Pag.42.I.

bezzicature. Beccate rapide (Z): e ciascheduna vi strappava l’imbeccata a furia di bezzicature a dritta e a sinistra… Pag.43.I

biordava.  Bagordava, crapulava (P): la domenica e i dì festivi si biordava insino alla più sozza ubbriachezza. Pag.42.I.

campanella. Specie di gabbanella che le donne usano per la casa. (N2): Quel muliebre vestito che in Napoli si addimanda campanella, Pag.48.II.

careggiati. Trattati con eccessiva accondiscendenza (Z): In uno scompartimento del giardino erano altri ospiti non meno accetti al padrone, non meno careggiati; Pag.8.I.

cavafondi. Luogo dove si lavora il legno per le navi (P): addetto forse provvisoriamente al servizio di qualcuno de’cavafondi in rada a Castellammare, pag.6.II.

cigaretta. Sigaretta (TM): e fumava con in spensieratezza una cigaretta di carta. Pag.68.

cimbottolare. Capitombolare (Z): fossi stato guardingo di non cimbottolare in amorazzi… Pag.58.I.

cioncole. Sporche, sudicie (P): evitare le occasioni d’insozzarmi con alcuna di quelle cioncole che attraversano la sera le viuzze di quel popoloso quartiere. Pag.58.I.

comatico. Da coma (TM): Il morbo si annunziò sotto la forma di un sonno comatico. Pag.38.II.

concenti. Armonia, accordo musicale (P): era rimasto soggiogato dalla possanza di quei concenti, pag.57.II.

cruschello. Crusca più minuta (F): Avete visto quando in pollaio vien posto a terra lo scodellino del cruschello? Pag.43.I.

divisamento. Proposito (Z): mandai in esecuzione il mio divisamento… Pag.55.I.

dozzina. Vitto e alloggio da famiglia provata (Z): non facea baldoria con gli altri studianti, che pure erano a dozzina in quella locanda; Pag.57.I.

drastico. Aggiunto di purgante (F): E sono tanti anni che i cimiteri si popolano di morti, la mercè del salasso e del drastico. Pag.39.II.

eculei. Strumenti di tortura (Z): Noi che abbiamo creato i tormenti, gli eculei, i roghi ardenti e la disciplina militare. Pag.29.I.

elegia. Dolore morale (Z): La tragedia, il dramma, l’elegia, il romanzo vanno a scegliere i loro eroi nel novero di questi sventurati. Pag.93.I.

eziandio. Anche (Z): Nereo non si allontanava dalla casa dell’infermo, dove passava talvolta le notti eziandio. Pag.20.I.

fascicolata. Radice secondaria (Z): nissuna di esse, vuoi che sia a fittore o fascicolata, vale a dire semplice o composta, pag.50.I.

fattizia. Non naturale (Z): pareano intesi a dare agli occhi di lei una fattizia vita…Pag.48.II.

ferace. Fertile, fecondo (Z):ripetea le lezioni da digradarne le più ferace memoria; Pag.57.I.

fittone. Radice principale (Z): nissuna di esse, vuoi che sia a fittone o fascicolata, pag.50.I.

frascheggi. Continui stormir di fronde (Z): ci dilettano gli orecchi colle armonie de’loro frascheggi; pag.49.I.

frosoni. Uccelli passeriformi (Z): Nell’autunno e nel verno io vedea emigrare a stormi le famiglie delle lodole, dei fringuelli, delle starne, dei frosoni… Pag.46.I.

furasse. Rubasse (Z): dove altri te le furasse, ovvero che tu le smarrissi, pag.61.I.

guari. Molto, assai (Z): giacchè tra non guari la Germania occuperà quel posto in Europa che oggi malamente e a torto occupa la Francia. Pag.17.I.

guisa. Modo, maniera (Z): in guisa che la rigidezza tetanica del sistema muscolare era durata più o meno… Pag.86.I.

imbeccata. Nutrimento per volatili che non lo possono far da soli (Z): e ciascheduno vi strappava l’imbeccata a furia di bezzicature. Pag.43.I.

imperciocchè. In quanto (Z): imperciocchè la mamma, colta da una maniera di artitride, Pag.97.I.

imperocchè. Poiché, giacchè (Z): imperocchè oggidì, come innanzi del 60, pag.77.I:

impiedi.  In piedi (TM): Il medico si tenne allo impiedi dirimpetto allo ammalato, pag.24.I.

incontanente. Subito (Z): e l’animale saltò a terra incontanente. Pag.32.I

infranciosato. Infrancesato (Z): e che un governo nazionale, che non fosse infranciosato, Pag.77.I:

leggieri. Facilmente (Z): S’intenderà di leggieri che dopo la catastrofe del 1854, pag.95.I.

magione. Casa, abitazione (Z): parve che io toccassi la soglia di una magione di fate. Pag.76.I.

malleveria. Garanzia (Z): non potevo offerire nessuna malleveria di me. Pag.75.I.

navalestro. Traghettatore (Z): A quell’ultima mia parola i suoi occhi erano diventati più foschi e si erano fissati su me come quelli del rospo venefico che sugge l’aconito. pag.37

nembi.  Nubi basse e scure (Z): Nefasto avea benedetto i nembi e la tempesta, pag.16.II.

nodriva. Nutriva (Z): all’antico rancore che nodriva contro il genere umano, pag.30.I.

nutricato. Nutrito (Z): Ella provava una specie di gelosia per quel culto da lei nutricato alla memoria dei cari fratelli. Pag.12.II.

oste. Esercito, schiera (Z): altri, oste abominevole, si producono a miriadi dalle interne putrefazioni della sostanza alimentare. Pag.82.I.

ottemperare. Adiempere, conformarsi (Z): forse intorno al fatto se dovessero ottemperare all’ordine di colui che si diceva medico, pag.34.II.

parimente. Ugualmente (Z): Avea parimente menato seco dai suoi viaggi una collezione di pezzi di storia naturale… Pag.84.I.

pediculi. Pidocchi (Z): acerrimi e spietati apteri pediculi o sarcopti, Pag.82.I.

peranco. Ancora, finora (Z): noi uscivamo che non era peranco spuntato il giorno, Pag.58.I.

perocchè. Poiché, sebbene (Z): perocchè ivi solea protrarre i suoi studi e le sue letture. Pag.7.1

possanza. Potenza, potere (Z): Soltanto la vista e la voce della madre avea la possanza di gittare un’ombra di vita in quelle luci… Pag.94.I.

procella. Tempesta (Z): Conversando daremo il tempo alla procella di diradarsi. Pag.103.I.

remigare. Remare (Z): Era il battelliere in procinto di remigare quando io mi gettai nel barco. Pag.68.I.

ripullulato. Ricomparso di nuovo (Z): era ripullulato nel cuore del giovine l’occulto e gentile amore… Pag.59.II.

ritorte. Catene, funi per legare prigionieri (Z): Sembrava che i polmoni, sprigionati da un’antica oppressione e da certe penosissime ritorte, Pag.66.II.

rollina. Gioco d’azzardo, roulette (TM): Il barbaro gittava sul rosso e nero e su la rollina grosse manate di rubli, pag.79.I.

rovaio. Borea, tramontana (Z): Soffiò violento il rovaio; e quei cinque fiori della convalle furono miseramente spezzati su i gentili loro steli. Pag.90.

sanscrito. Lingua antica indiana (Z): come se io l’avessi scritta in turco o in sanscrito. Pag.67.

scambaiate. Dissolte (TM): E queste infantili ricordanze eransi pure a poco scambaiate nella sua mente, pag.7.II.

schifiltosità. Atteggiamento sprezzante, altezzoso (Z): le ipocrite schifiltosità ed i romanzeschi lecca menti alle passioni ed alle tendenze del secolo. Pag.55.II.

scientismo. Atteggiamento di chi considera il sapere delle scienze  sperimentali l’unico sapere valido (Z): Il scientismo che formava la base della sua filosofia, pag.20.I.

sclamato. Irato, sclerato (F): era sclamato a segno che gli fu forza de sedere nel mezzo delle scale, pag.22.I.

siniscalchi. Specie di maggiordomi (Z): A un cenno del loro padrone, due di questi siniscalchi o servi che si vogliono, pag.79.I.

silvestre. Selvatico (Z): Per mala ventura, la via ch’ella batteva era solitaria e silvestre… Pag.97.I.

sopraccapo. Sollecitudine (P): le bestie si nudriscono di carne viva, e l’uomo a sopraccapo uccide sempre; Pag.45.I.

soprassello. In aggiunta (Z): e per soprassello, avrà acquistato la cognizione di un idioma, pag.17.I.

spillaccherarmi. Pulirmi dalle pillacchere (schizzo di fango che macchia l’abito) (Z): quando pure madonna Giustizia non avesse voluto spillaccherarmi la lana addosso. Pag.66.I.

strambasciate. Trambasciate, vi assillate, vi opprimete (Z): vi vedreste impiombato su quella poltrona con tanti malanni addosso per cui stramba sciate il dì e la notte, pag.14.I.

studianti. Studente (Z): non facea baldoria con gli altri studianti, pag.57.I.

subbietto. Soggetto (Z): vincendo la gran ripugnanza che egli avea a toccare questo subbietto, pag.19.II.

surrettizie. Qualcosa d’essenziale taciuto (P): volse alla vecchia madre ed alle donne che circondavano l’inferma non poche dimande surrettizie… 32.II.

terebindi. Piante aromatiche (Z): Erano cinque ghirlande, due di candidissime rose per le sue vergini sorelle, e tre di terebindi pe’tre fratelli. Pag.12.II.

tralucevano. Trasparivano (Z): che quegli occhi tralucevano la bontà più squisita.. Pag.18.II.

trambasciare. Assillare, angosciare (Z): si accorse di uno strano fenomeno, che il fece trambasciare d’angoscia, pag.104.I.

trasfondere. Trasmettere, infondere idee (Z): parea che volesse trasfondere in quel marmo animato una scintilla del fuoco che gli abbruciava le vene. Pag.100.II.

uggie. Antipatie, noie (Z): Mi ricordo che io passavo i giorni interi nelle uggie della inerzia. Pag.42.1.

uopo. Bisogno, necessità (Z): Ma è d’uopo che noi facciamo i nostri patti ben chiari. Pag.32.I.

valsente. Valore in denaro (Z): il Banco non pagherebbe il valsente delle dette polizze. Pag.61.I.

vieppiù. Sempre più (Z): faceano vieppiù spiccare la estrema pallidezza di quella faccia così bella e gentile. Pag.29.II.

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TRAMA

   Nereo d’Orsani, il quale ha avuto un’infanzia infelicissima e povera, grazie ad inauditi sacrifici e sofferenze, diventa un valentissimo medico, che si avvale nella sua arte terapeutica dell’aiuto della botanica. Molto bravo come medico è altrettanto cinico e disprezzatore dell’umanità in genere. Grazie alla sua passione di curare malattie inconsuete,  conosce i due personaggi principale del racconto: Raffaella, giovane e bellissima fioraia che vive nell’isola di Capri insieme alla madre Maria Rosa,  e  che soffre di catalessia, e Nefasto giovane e povero orfano svizzero che pure si trova nell’isola insieme ad un suo zio, e dove hanno una misera fabbrica di fiammiferi. Nefasto in seguito perde anche lo zio, e a causa del mestiere che esercita si ammala gravemente di tisi. I due giovani si conoscono prima che contraggono le malattie; Nefasto è innamorato di Raffaella, ma non le palesa la sua passione perché la giovane ama Eugenio che però, marinaio, s’imbarca per l’America e non ritorna più a Capri. Il primo ad ammalarsi è Nefasto, che prevedendo vicina la sua morte pensa di rivolgersi al dottore Nereo che vive ad Orsano, un paesello dell’entroterra napoletano e la cui fama di valentia della sua arte, era giunta anche a Capri. Nefasto desidera sapere quanti giorni gli restano da vivere perché lo zio Graziano morendo gli consegna un plico che il giovane è autorizzato ad aprire solo qualche giorno prima della sua morte. Il dottor Nereo accetta di curare Nefasto ospitandolo nella sua casa, ma lo aiuta non per filantropia, ma appunto perché la malattia del giovane lo attira; lo cura riesce a guarirlo. Nello stesso periodo in cui Nefasto è suo ospite, il dottor Nereo viene attratto anche dalla catalessi di Raffaella ed ogni giorno si reca a Capri per curarla, rimanendo tutta la notte nella casa in cui vive la giovane in compagnia della mamma. Nereo comincia a curare Raffaella, e se ne innamora perdutamente. Riesce poi a portarla sulla via della guarigione. In seguito, anche grazie all’aiuto di Nefasto, che è un valente suonatore di mandolino, e dopo aver ascoltato alcune sue melodie, la giovane guarisce completamente. A questo punto Nereo chiede alla madre la sua mano, e la proposta viene accettata. Ma nel rivedere dopo diverso tempo Nefasto, la giovane va ancora in catalessi e sempre grazie alle note del mandolino di Nefasto, guarisce di nuovo. Per un fortuito caso, Nereo capisce che Nefasto è innamorato della giovane e ne è ricambiato, in tal modo compie forse per la prima volta una buona azione nella sua vita,  e fa si che i due giovani si sposano, donando loro parte delle sue ricchezze. Nefasto aveva letto il plico misterioso, dove era scritto che era figlio illegittimo di una nobildonna svizzera.

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COMMENTO

   Nel presente ci troviamo il personaggio principale, il dottor Nereo d’Orsani, del quale si può fare un accostamento con un altro importante personaggio nato dalla fantasia di Francesco Mastriani: il dottor Oliviero Blackman, alias Nunzio Pisani, che troviamo nel romanzo La Cieca di Sorrento: entrambi validissimi nella loro arte medica come altrettanto disprezzatori del genere umano, anche se nel caso del dottor Nereo, il disprezzo era più accentuato. Anche in questo romanzo il cinico dottore subisce una profonda trasformazione. Come nella Cieca di Sorrento, Oliviero s’innamora della sua paziente, la bella cieca Beatrice, in questo racconto Nereo s’innamora profondamente della bella catalettica Raffaella; nel cap.XII del vol.II da un’ampia spiegazione di quella terribile malattia che è la catalessi. Contrariamente a come ci ha abituato il narratore, questo romanzo, dalla trama abbastanza semplice, termina in modo felice per i protagonisti, a parte il dottor Nereo d’Orsani, cinico misantropico, gli altri pochi personaggi del racconto, sono persone normali nel senso che non sono né troppo buoni o troppo cattivi. Senz’altro il romanzo è frutto della fantasia di Francesco Mastriani il quale peraltro ci tiene a sottolineare a pag.55 del vol. II: Nelle nostre narrazioni ci piacque sempre di ritrarre il vero, al quale sacrificammo spesso i volgari pregiudizi, le ipocrite schifiltosità ed i romanzeschi lecca menti alle passioni ed alle tendenze del secolo.

   Senz’altro il concetto che il protagonista aveva dell’umanità, non era un pensiero dello scrittore, anche se in vita sua Mastriani non è stato mai assistito dalla fortuna.

Tra le razze degli animali quella degli uomini è la più scellerata. Se non avessimo la teca vertebrale verticale, noi saremmo la più spregevole razza di bestie su la faccia della terra, dappoichè agl’istinti feroci che distinguono la nostra specie, dobbiamo aggiungere tutte le cattiverie della così detta ragione, vale a dire, la simulazione, l’inganno, la falsità, l’ipocrisia, l’orgoglio e quella somma di stoltezze che dicesi umana sapienza. Questa considerazione la troviamo nella pag.9 del vol.I e sempre in questo volume a pag.38 ci troviamo un pensiero che lo scrittore ha citato nell’altro suo lavoro La spia, Napoli, Stamperia Governativa, 1880, a pag.30 del cap.IV: Quando Jehova vuole severamente castigare uno spirito, tra i milioni che gli furono ribelli, il condanna a prendere umane forme nel più difforme dei pianeti qual si è per lo appunto la nostra terra. Quando vuole aggravare maggiormente la mano sul detto spirito, il condanna a prendere umane forme nel più disgraziato paese della nostra terra, cioè in Napoli. E, quando vuol usare il massimo dei gastighi, il condanna a nascere nell’epoca presente.

   Pochi i riferimenti storici. Cita più volte il musicista compositore Vincenzo Bellini, le dolci melodie del cigno di Catania, troviamo scritto a pag.80 del vol.II e le opere citate sono la Sonnambula e la Norma. Nomina pure il medico ceco Vincent Priessnitz, considerato il primi naturalista della storia. A pag.47 del vol.I scrive: Io non so come fatto mi venisse il sapere che il figlio di un contadino tedesco, chiamato Priessnitiz, divenuto un celeberrimo dottore in medicina, era giunto a metter su una incredibile fortuna. Giovanetto, egli avea osservato nelle campagne che quando gli animali gonfiano i piedi vanno cercando per istinto di tuffarli ne’pantani. Questa scoperta il condusse a quel sistema curativo coll’acqua fredda, che distrusse tutt’i pregiudizii della vecchia medicina. E buona parte del cap. IV è dedicato alla botanica: Tutto è armonia nel regno vegetale tutto è amore dell’uomo. Le piante danno l’ossigeno e finalmente ci danno le medicine per guarire de’mali che ci facciamo co’nostri vizi e con le nostre intemperanze.