La poltrona del diavolo

 

……….  

Questa edizione è in possesso degli eredi Mastriani

.

Fu pubblicato in appendice su:

  – Il Nomade: nn.21-117 ( 25 gennaio-25 maggio 1861) con varie interruzioni. Si avverte che la puntata del n.21 è una continuazione, per cui la pubblicazione deve essere iniziata precedentemente. Purtoppo non siamo riusciti ad individuare precedenti numeri di questo periodico nelle biblioteche napoletane.

   Altre edizioni in volume:

– Napoli, Giosuè Rondinella, 1873, 3 volumi, seconda edizione.

– Roma, Perino, 1889.

– Napoli, Stabilimento Tipografico Gennaro Salvati, 2 volumi, senza anno forse dopo il 1892.

– Napoli, Imagaenaria, 2012, con introduzione di P.Di Meglio.

.

RIDUZIONI TEATRALI

 

NOTE

 

.

SCHEDA DEL ROMANZO

La presente scheda è stata realizzata prendendo come riferimento l’edizione: Napoli, Stab.Tip. Cav. Gennato Salvati, senza anno, forse 1895.

.

I TEMPI

   Gli avvenimenti iniziano il 13 marzo 1823, giorno del naufragio della goletta Falcone nell’Adriatico, e si svolgono prevalentemente a Napoli, a parte il viaggio di mare che il protagonista Adriano Loreti effettua per recarsi nell’isola di Giava, per ritrovare il suo nonno materno.

.

INDICE

.

PERSONAGGI

.

VOCABOLI DESUETI

.

TRAMA

   Adriano Loreti, giovane ed onesto marinaio di navigli, riesce a salvare da sicura morte la nobile Silvia Roskowo; entrambi erano a bordo della goletta Falcone, lei come passeggera e lui come pilota. La nave, che proveniva da Venezia, in seguito ad impetuosa tempesta affonda nelle acqua dell’Adriatico, trascinando nei suoi flutti ciurma e passeggeri. Adriano e Silvia sono gli unici superstiti, ma nel momento in cui il marinaio inizia la sua lotta contro i flutti insieme a Silvia, strappa la promessa alla donna che sarà sua se riescono a sopravvivere.

   Di Silvia è perdutamente innamorato un losco individuo che si fa chiamare cavalier Belgrado ma in realtà si chiama Guglielmo ed è il fratello consanguineo di Adriano. Infatti Nicola Loreti, padre di Adriano e Guglielmo, ha avuto questi due figli da due mogli differenti. I due figli non vengono trattati nello stesso modo dall’avaro padre, che trascorre gran parte della sua giornata seduto su una orrida poltrona nera.  Guglielmo, avuto da madre napolitana, bello di fattezze e brutto di indole, è il prediletto di Nicola, mentre Adriano, di madre giavese, che ha i lineamenti piuttosto atticciati, ma è di indole buona, è trattato male sia dal padre che dal fratello consanguineo.

    Durante un viaggio di mare diretto verso il luogo natio della madre, Adriano riesce a ritrovare suo nonno, che gli regala una discreta somma. E nel fare ritorno a Napoli porta con lui una fanciulla giavese, sorella orfana di un suo amico marinaio che nel viaggio di andata viene giustiziato a bordo per essersi reso colpevole di un omicidio: uccide un marinaio che voleva rubare i soldi al suo amico Adriano.

   La piccola giavese di nome Gisa, Adriano riesce a trovarla in un nascosto villaggio dell’isola di Giava, rinvenuto  grazie alle indicazioni avute da Grim il compagno di bordo, prima che venisse giustiziato.

   Adriano ritorna con la giavese nella casa del padre, ma senza essere di peso all’ avaro genitore che invece continua ad avere preferenze per Guglielmo che, lontano dalla casa paterna, conduce una vita dissoluta, che lo porta a contrarre ingenti debiti con usurai. E tra questi c’è il barone Adolph dal quale riceve una notevole somma da restituire entro un mese.

   La sera prima che la cambiale scade, Guglielmo va dal padre a chiedere la cifra che gli occorre per non andare in galera. Ma trova il padre morto, e senza curarsi d’altro invola dalla camera un forziere in cui pensa ci siano tutte le ricchezze del padre, ma arrivato a casa, dopo averlo forzato per aprirlo lo trova vuota.

   In seguito nella casa del defunto arrivano anche Adriano e la moretta Gisa, che in un sonno magnetico rivela dove sono nascoste le ricchezze dell’avaro Nicola Loreti: nella poltrona, la poltrona del diavolo sulla quale il vecchio negli ultimi tempi della sua vita non l’aveva abbandonata.

   Il romanzo si conclude con la morte di Guglielmo che viene ucciso dal fratello di una giovane che era stata lui sedotta.

   Adriano, diventato ricco grazie al tesoro di suo padre, sposa la bellissima moretta giavese Gisa, che diventata cristiana ha assunto il nome di Marta. Adriano era riuscito ad incontrarsi con Silvia, diventata sposa di un nobile inglese. A Silvia, che ricorda il suo spergiuro, non porta rancore, ma la donna alla fine rimpiange di non esser stata la sposa del virtuoso marinaio.

.

COMMENTO

   Decisamente un romanzo narrativo, dove il protagonista principale è l’amore.  L’intreccio principale è abbastanza semplice: due fratelli amano la stessa donna, Silvia, che alla fine sposa un terzo pretendente. Ma non mancano gli episodi proprio del romanzo gotico, con morti violente, elementi del soprannaturale, con chiaroveggenze e magnetismo animale. E il colpo di scena finale, e cioè il ritrovamento di un tesoro nella poltrona del diavolo.

  Anche in questo romanzo ci troviamo dei personaggi decisamente buoni come Adriano, e cattivi e cinici come suo fratello Guglielmo. Ma spicca su tutta l’avarizia  – Bisogna sempre ricordarsi che l’avarizia è follia; si legge a pag.144 – del loro genitore Nicola, grazie alla quale riesce ad accumulare una ricchezza della quella ne usufruisce grazie ad un caso di magnetismo animale, il personaggio buono del romanzo, e cioè Adriano.

   Solita tematica a favore della povertà contro la ricchezza, a pag.145 leggiamo Aut fur aut filius furis ( Se tu sei ricco, sei ladro o figlio di ladro); e L’onesto lavoro dà pane ma non ricchezze.

   Uno dei personaggi, Adriano è un pilotino di navigli per cui non mancano alcune digressioni sulla gente di mare: l’uomo di mare, avvezzo alla vita monotona, materiale, zimbello d’un onda, d’un vento d’uno scoglio, a nulla aspira fuori che soddisfare i momentanei bisogni del corpo ed a ricalcar la terra più vicina, che è sempre meta de’suoi immediati desideri. Quest’essere anfibio che la civiltà spigne a vivere sovra un’implacabile elemento: il mare si legge a pag.97; egli amava colla selvaggia energia dell’uom di mare, le cui passioni sono vaghe e infinite come l’Oceano, è scritto a pag.148.

   Una delle tematiche di Mastriani è il destino o fato. A pag.171 leggiamo: La mano invisibile che gli sciocchi e i fatalisti chiamano destino, e che noi domandiamo la sapienza di Dio, menava questo sciagurato giovane nelle ugne del suo avvoltoio.

   Una dei temi che Mastriani affronta nei suoi romanzi è il duello al quale è decisamente contrario: Il duello non è solo la più insigne follia della società, ma benanco una delle maggiori codardie un uomo possa commettere, accettando per viltà di animo il falso punto d’onore che il social pregiudizio gl’impone leggiamo a pag.203

  Mancano del tutto i riferimenti storici.