L’orgoglio degli eredi

   Noi che abbiamo letto l’intera produzione avita conosciamo tutti i tratti salienti della vita di Francesco, compreso pregi e difetti, e possiamo affermare che, al di là di ogni considerazione capziosa e fuorviante, lo scrittore è stato, nel panorama dei letterati italiani, senza alcun dubbio una delle persone più oneste e serie, rifuggendo i riflettori, pieno di umiltà e con una capacità d’immedesimazione e compenetrazione nei personaggi incomparabile nel suo genere.

   Oltretutto aveva una fantasia ed una potenza creativa illimitata, forse unica, riusciva in contemporanea a scrivere cinque o sei romanzi e giorno dopo giorno riprendere il filo di ciascuno di essi inventandone il seguito. Ciò che fece scrivere al critico Achille De Lauzieres, nei riguardi del romanziere:

   Francesco Mastriani, alla cui feconda immaginazione dobbiamo una serie lunghissima di pregevoli romanzi assai popolari tra noi, ci dà ora un esempio di operosità straordinaria. In questi giorni egli ha compiuto un romanzo, nelle appendici dell’Occhialetto, intitolato Un muscolo cavo; un lavoro letterario pei tipi di Gargiulo, Arlecchino; e mentre sta pubblicando il romanzo Homuncolo nel Secolo di Milano; ha quasi terminato tre nuovi racconti: La catalettica anche per il giornale il Secolo, Giambattista Pergolesi per conto dell’editore G.Rondinella; e Nerone in Napoli, romanzo storico importantissimo a ciò che ne si dice.

   Al di là della sua immensa fertilità letteraria, è da segnalare che nessuno fuor che il Mastriani può aver capito così intimamente Napoli ed i napoletani. Non occorrono voli pindarici o alchimie interpretative per immaginarlo! Mastriani a differenza di tutti gli altri pur validi scrittori di napoletanità, ha sofferto la povertà in prima persona, ha vissuto intimamente i vicoli che egli ha abitato (ha dovuto traslocare circa trenta volte dalle varie abitazioni a causa del fitto troppo alto – afferma infatti in più di qualche romanzo che il “padrone di casa” è il primo sfruttatore dei diseredati), ed ha conosciuto il vero e genuino popolo napoletano (suo vicino di casa) senza maschere o finzioni.

   La scrittrice inglese Jessie White Mario nel suo libro La miseria in Napoli, scritto nel 1877, nel parlare di Mastriani, dà una istantanea agghiacciante sulla Napoli del tempo, affermando che «Chi vuole apprezzare i lavori del Mastriani deve prima veder Napoli, poi leggerli… dai suoi lavori sgorga, violenta, la cruda realtà di una Napoli sofferente, dalle mille piaghe, abbandonata a se stessa».

   A parer nostro, senza dubbio alcuno, il romanziere Francesco Mastriani è da considerare il «verista per eccellenza della realtà napoletana», se non l’inventore tout court del romanzo verista.

   Emilio e Rosario Mastriani