Quattro figlie da maritare. Romanzo comico

 

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…… Questa edizione è in possesso degli eredi Mastriani

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Fu pubblicato in appendice su:

   – Il Diavolo zoppo,II, nn. 9-45 ( 7 maggio 1859 – 11 febbraio 1860).

 

Altre edizioni in volume:

– Napoli, Giosuè Rondinella, 1876.

– Napoli, Stabilimento Tipografico Gennaro Salvati, senza anno, forse dopo 1892.

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SCHEDA DEL ROMANZO

La presente scheda è stata realizzata prendendo come riferimento l’edizione: Napoli Giosuè Rondinella editore 1861. Volume unico 7 x 12 in 16°

  

I TEMPI

La trama del romanzo inizia a Napoli e si svolge un po’ anche a Portici al Granatello e a Brusciano. Gli avvenimenti iniziano nell’anno 1851 e si concludono dieci anni dopo nel 1861.

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 INDICE

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PERSONAGGI

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VOCABOLI DESUETI

 

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TRAMA

Questo romanzo, di genere comico, inizia con la frase: Madri, volete maritare le vostre figliuole? Non mostrate tanta premura; non ci pensate voi, perché ci pensano esse.

   In questo romanzo l’autore affronta il problema che hanno quei genitori che devono ammogliare delle figlie; problema che diventa maggiore quando le figlie da ammogliare ne sono quattro e soprattutto piuttosto stagionate d’età. Buona parte del romanzo è dedicato ad una scampagnata al Granatello di Portici, con pranzo in trattoria, di ventitrè persone, nella quale i coniugi Lampione, don Peppe e donna Peppa sperano appunto di trovare dei mariti per le figlie Antonetta, Gaetanina, Luisa e Bettina. Tra i commensali ci sono, tra gli altri, tre presunti aspiranti fidanzati delle zitelle Lampione: il giovane lion napoletano Carlino Falsetti del quale sono invaghite due delle quattro sorelle Lampione: Antonetta e Gaetanina; Peppino Alicetti e Nicolino Steccati.

   Né la gita al Granatello col relativo pranzo, né in quello successivo che i coniugi Lampione organizzano a casa loro, hanno l’effetto sperato; infatti dieci anni dopo questi eventi, le quattro donzelle sono ancora da maritare!

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COMMENTO

Il presente romanzo è considerato di genere umoristico del narratore, gli altri sono Un destino color di rosaUna figlia nervosaLe anime gemelle I vampiri.

   Gina Algranati, nel suo saggio Un romanziere popolare a Napoli – Francesco Mastriani, Napoli, Stab. Tip. Silvio Morano, 1914, è abbastanza critica nei confronti di Mastriani e definisce i suoi romanzi umoristici dei libercoli dove a lettura finita, ci si domanda: umorismo? – e dove? –  e si conchiude senz’altro con lo stabilire che questi romanzi sono la negazione dell’umorismo stesso. Conclude l’Algranati il suo giudizio su questo genere umoristico di Mastriani, scrivendo: la volgarità di cui il Mastriani riesce ad inverniciare i suoi personaggi, raggiunge il più alto grado; né vale la pena di soffermarci ancora a discorrerne.

   Una risposta all’Algranati sembra che gliela abbia data 65 anni prima lo stesso Mastriani nella sua breve prefazione al romanzo Un destino color di rosa, ma la stessa nota dell’autore è appropriata a questo come agli altri romanzi umoristici da lui scritti « Benchè io sia nemico delle prefazioni, le quali considero come le solite scuse di raucedine che i cantanti accademici fanno innanzi di schiudere i loro organi vocali, cionnondimeno veggo la necessità di dire quattro parole di passaporto a questo mio libro ch’io metto alla luce soltanto per condiscendere alle gentili premure di qualche amico. […] A questo mio scherzo letterario, e dico scherzo letterario, giacchè sarebbe un fargli troppo onore lo appiccargli la qualità di romanzo, branca di letteratura, la quale ho cercato, con tutt’i miei deboli sforzi, di rendere proficua alla mente e al cuore, indirizzandola ad un nobilissimo scopo morale […] leggetelo nelle ore in che non avete a fare di meglio. Non vi aspettate a trovarvi altro scopo che quello di sferzar ridendo qualche vizietto sociale.[…] e ciò dimostra ch’io non intesi che ritrarre una così detta eccentricità nel solo scopo d’una lettura di ricreamento».

  Anche il presente romanzo umoristico, dunque,  non ha pretese letterarie. Ma ci sono anche pensieri filosofici come nel cap.XIII «Una mano lava l’altra» a p.106: Da che dipendono le cose di questo alto mondo! Come le disgrazie, la buona ventura, le ricchezze, la povertà gli onori, la fama e spesso anche la gloria, la vita e la morte dipendono da certe inezie, le quali la mente umana giammai non suppone ch’esser possono le cause sufficienti di effetti così essenziale e clamorosi  […] dappoichè il mondo non si corregge con tutte le chiacchiere che si stampano; e chi tiene un mucchietto di piastre a sua disposizione ogni giorno si estimerà sempre qualcosa di assai più alto non solo del suo domestico e del suo cocchiere, ma pur del filosofo che specula il corso degli astri.

  Anche in questo romanzo evince la sua posizione a riguardo il suicidio e il duello; a pag.107 dello stesso capitolo scrive che Tra le cose più ridicole e assurdo che l’uomo ha inventato mettiamo il suicidio e il duello.

   A pag,108 cita l’art.1931 del Codice Civile, che allora come oggi riguarda coloro che diventano inadempienti nel saldare i debiti che hanno contratto: Don Prosdocimo Cito, proprietario di quella caserella in via San Nicolò a Nilo, avea giurato di prendere una soddisfazione in tutte le forme giudiziarie; si era pietrificato il cuore coll’art. 1931 del vecchio Codice civile ed avea spinto gli atti, come dicono questi bricconi che pretendono che lor si restituisca il denaro che hanno prestato o che vogliono esser pagati per l’uso di quattro mura.

   Eloquente anche la sua presa di posizione contro i cattivi medici; nel cap.XV. «Compar Don Cornelio Pacchione» a pag.124 annota; ci è un solo medico in tutto il paese, ed in questo gli  abitanti di Brusciano sono assai più avventurati di noi altri Napolitani che abbiamo tanti primarii e tante malattie in ragion diretta dei primarii.

     La trama del romanzo in definitiva è abbastanza semplice, per non dire inesistente: quattro zitelle, aiutate dai genitori, in cerca disperato di un marito. E questa tematica del matrimonio, come ultimo fine a cui la donna guarda, lo troviamo in altri romanzi di Mastriani, non di genere comico, come nell’Assassinio in via Portacarrese a Montecalvario: «Per il viro il matrimonio è il mezzo , la donna il fine. Per la donna al contrario il viro è il mezzo, il matrimonio è il fine […] La donna si vuol maritare; e questo è l’ultimo fine a cui guarda; questo è per lei il compimento dell’essere suo; questo è il sogno delle verginali sue notti; questo è il paradiso terrestre ch’ella si crea nella sua giovane fantasia. E, ad effetto di raggiungere questo fine, questo compimento, questo sogno, questo eden, ella cerca lo sposo, che è per lei il mezzo per arrivare a quel fine (1) .

   (1) L’assassinio in via Portacarrese a Montecalvario, Napoli, Guida Editori 2018; Cap.XVIII. pag.166 «Don Benedetto in casa e fuori».