SUL TABACCO

   Il tabacco è una pianta il cui uso è tanto generale che non vi ha quasi alcuno che non l’adoperi o polverizzato per fiutarlo, o trinciato per la pipa, o in sigari per consumarlo bruciandolo, e assaporandone il fumo con quella delizia che solamente possono comprendere i fumatori di professione.

   Quando nel 1496 da Pietro Romano Pane compagno di Colombo fu data la prima notizia del tabacco agli europei, nessuno allora avrebbe pensato che questa pianta fosse stata per commuovere l’universo.

   Nessuno si sarebbe immaginato che il tabacco avrebbe attirata la scomunica (1624 1691) addosso a coloro che lo fiutassero in chiesa; scomunica che venne poscia revocata da Benedetto XIV nel 1724.

   Nessuno avrebbe mai pensato, e forse oggi si stenta a crederlo, che a Mosca, nel 1634, si stabilisce un tribunale per punire i fumatori; e che a Berna nel 1661 si sarebbe aggiunto al decalogo un undecimo comandamento: Tu non fumerai.

   Chi avrebbe mai supposto a quei dì che la nuova pianta sarebbe divenuta una necessità mondiale ed uno degl’introiti più cospicui dei governi?

   Eppure, tutto questo è avvenuto; e la storia, le statistiche e i bilanci sono là colle loro pagine aperte per provarlo a chiunque.

   Chi oserebbe gridare contro l’uso del tabacco da pipa e dei sigari, se la nicoziana ha in suo favore il più solenne plebiscito mondiale?

   Chi oserebbe alzare la prima pietra contro il fumatore di tabacco, se quasi nessuno è senza questo peccato? e se per fino il bel sesso ne ingentilisce l’usanza, consumando quei sigari, il cui fumo una volta gli produceva il male dei nervi?

   Però, se contro l’uso del tabacco non si può parlare, è dovere di gridare contro l’abuso sfrenato che da molti se ne fa.

   Abusando del tabacco, e qui intendo di quello da fumo, s’indeboliscono i muscoli e lo stomaco; si può essere attaccati da irritazioni alla spina; e Beau assicura che l’abuso del tabacco da fumo può provocare l’angina pectoris, una specie d’asma.

   In ordine dell’uso del tabacco, ecco quello che ne dice un moderno e brillante scrittore d’igiene.

   Il tabacco fumato con moderazione può essere utile agli uomini robusti e molto pingui, agl’infelici che soffrono troppo, o poco mangiano.

   Il tabacco è sempre dannoso ai fanciulli, ai giovanetti, ai disposti alla tisi. La pipa è meno dannosa del sigaro col quale s’inghiottono a poco a poco piccole quantità di nicotina che è il principio tossico del tabacco.

   Osservando il grande uso che si fa del caffè e del tabacco, più volte ho domandato a me stesso perché nel secolo XIX si beve tanto caffè e si fuma tanto tabacco? Perché queste due sostanze, fra le quali vi è antagonismo d’azione, eccitante l’una, calmante l’altra, perché queste due sostanze sono oggi tanto in uso fra noi? Perché la civiltà moderna le ha accolte come due oggetti di suprema necessità? Perché la bottega del tabaccaio e quella del caffettiere sono sempre affollate d’avventori? Perché nel secolo delle ardimentose speculazioni e delle meravigliose invenzioni si fa tanto consumo di caffè, e perché nel secolo del positivismo e delle cifre si fa tanto uso del tabacco?

   È forse per tener dietro e partecipare agl’immensi progressi dello umano intelletto abbiamo bisogno di stimolare il nostro cervello, e facciamo uso del caffè?

   È forse, che per rimediare ai soverchi eccitamenti del nostro cervello, per moderare gli effetti dell’eccessivo lavoro intellettuale, per lenire le angosce delle lotte spirituali che il nostro secolo sostiene, che abbiamo bisogno di un mezzo calmante, e ricorriamo al tabacco?

   Io nol saprei dire; ma bene io credo che quando si verificano fatti di questa sorta, la loro ragione d’essere potrà stare nella moda, o nella imitazione come vogliono alcuni, ma potrebbe forse anco più acconciamente cercarsi, e più probabilmente trovarsi in qualche bisogno universale.

                   (Caserta).

                                                 FRANCESCO MASTRIANI