TRAMA

   Dopo «I vermi» ecco un altro romanzo sociale di Mastriani «Le ombre», che insieme a «I misteri di Napoli», fa parte della Trilogia socialista. Questo lavoro è dedicato per lo più alla figura della donna, e in esso viene approfondito, tra l’altro, la scarsità della mercede femminile, che porta talvolta la donna, affranta dalla vista dei figli affamati, a prostituirsi.

   Mastriani per ombra intende appunto una donna che si prostituisce, ma in questo narrazione, una delle protagoniste femminili, Margherita è una donna onesta, mentre sua figlia Marcellina, diventa un’ombra a causa della miseria in cui piomba.

   L’opera è considerata dall’autore un lavoro sociale, e nel quale affronta appunto, il grave problema sociale del lavoro femminile, e delle pessime condizioni di vita delle donne operaie nella metà del secolo Diciottesimo.

   La trama del romanzo è abbastanza semplice. In pratica vengono descritte le vicende amorose di cinque donne, tutte legata alla dinastia dei calabresi Damiani.

   Il primo episodio vede protagonista Rocco Damiani, il quale uccide la moglie Giovanna, con un colpo di scure al cranio, per una questione d’onore: la donna, l’aveva tradito.

   Altri personaggi principali sono le sue tre figlie, delle quali Filomena è l’unica che riesce ad avere un vita coniugale normale con un bravo operaio di Castellammare. Monica pure riesce a contrarre matrimonio,  ma dopo che per miseria si era avviata alla prostituzione. È fortunata in quanto, durante il suo traviamento, un bravo giovane s’innamora di lei, la toglie dalla prostituzione e la fa sua sposa.

   Al contrario la primogenita di Rocco, Margherita, viene sedotta e abbandonata da un ricco libertino, il conte Ascanio Orsini, che si era rivelato  per un modesto impiegato. La giovane, quando si rende conto di essere incinta, scappa di casa, per paura del proprio genitore: teme di fare la stessa orribile fine della madre. Mette al mondo una bambina, Marcellina e pochi mesi dopo muore di tubercolosi.

   La piccola Marcellina si può definire la più sventurata delle altre. Si ritrova sola sulla terra. Trascorre un’infanzia e un’adolescenza tristissima. Sembra poi che nel matrimonio riesca a trovare un po’ di felicità, ma il marito Mariano in seguito si rivela un pessimo soggetto, beone e scansafatiche . Finisce miseramente la sua vita accoltellato in un carcere ove era stato rinchiuso per omicidio. La povera Marcellina, madre di una bambina, alla fine è costretta a prostituirsi anche lei per miseria,

   Riesce a riabilitarsi, ma anche lei muore durante un’invasione colerica nella città di Napoli. Il romanzo si conclude con un altro delitto d’onore, perpetrato ancora da Rocco Damiani, e stavolta a cadere sotto un colpo della sua scure è il conte Ascanio Orsini, colui che aveva sedotto ed abbandonata sua figlia Margherita.

   Pochi i riferimenti storici. Viene citato Giuseppe Garibaldi in quanto un altro Damiani, Peppino, in più piccolo dei figli di Rocco, cadde sotto le mura di Capua il 1° ottobre 1860. Egli seguì appunto le bandiere dell’eroe dei Due Mondi.

   In questo romanzo l’autore usa una locuzione estrapolata probabilmente dalla prima edizione del romanzo di Alessandro Manzoni «I promessi sposi». La locuzione è minchion minchione, e la troviamo nella frase a pag.171 del cap. XI «Un’ombra»: Il vecchiotto, che avea sue ragioni per non attaccar briga con quella specie di donne, arbitrò benissimo di smucciarsela minchion minchione. Ne «I promessi sposi», nell’edizione, Milano, Vincenzo Ferrario, del 1825, la locuzione è nella pag. 125 del cap. XVI: «talchè Renzo, minchion minchione, cogli occhi bassi, con un andare così tra il viaggiatore e il passante, passò la soglia senza che nessuno gli dicesse nulla;». Nelle edizioni successive del romanzo, non viene più usata la locuzione minchion minchione, ma la frase con un’aria indifferente.