TRAMA

   Angiolina Esposito è una trovatella che trascorre la prima parte della sua infanzia in condizioni pietose. All’età di sette anni, durante una gita in campagna, riesce a scappare dai suoi genitori adottivi. Di sera si ritrova a Napoli nei pressi del Teatro San Carlo ove avviene un caso straordinario che decide della sua vita. Si butta ai piedi di una splendida dama, la marchesa Olimpia, donna di buon cuore, che s’impietosisce di lei e le permette in seguito, di vivere nel suo lussuoso appartamento, ove la marchesa convive con la sorella Vittorina che al contrario di lei, è altera e malvagia.

   In questa casa vive anche Gustavo un leggiadro giovane, figlio di Vittorina al quale viene dato l’incarico, all’insaputa della madre, di insegnare alla giovane Angiolina a leggere e a scrivere. Nel periodo delle lezioni Angiolina da bambina diventa una splendida donna e inevitabilmente i due giovani s’innamorano l’un dell’altro.

   Il loro amore viene contrastato, e a Gustavo che era anche il maestro di Angiolina, viene vietato di vedere la ragazza, la cui educazione viene affidata ad un precettore, don Gennarino che avea esercitato il mestiero di Pulcinella su i pubblici teatri [1], il maestro scopre nella fanciulla doti di ballerina, e in seguito il precettore convince Angiolina ad abbandonare la casa della sua benefattrice facendole credere che grazie ai suoi insegnamenti, la farà diventare una ricca e famosa danzatrice.

   I due si trasferiscono a Salerno ove don Gennarino possiede una piccola casa e qui continua a darle lezione di danza. Qualche mese dopo tornano a Napoli dove il maestro conta di farla diventare corifea del San Carlo.

   Durante la prima invasione del colera del 1836, don Gennarino viene colpito dal fiero morbo e muore. Angiolina viene aiutata da un bravo scultore romano, Gabriele Depolve, che alloggiava nello stesso albergo dove si trovavano Angiolina e il suo tutore, e in seguito il giovane, seppur non era favorevole che la ragazza diventasse una corifea, l’aiuta e la fa trovare un’occupazione come ballerina, nel teatro San Carlo.

   Grazie alla sua avvenenza, più che alla sua valentia di corifea, Angiolina riesce a diventare indipendente dal lato economico, e comincia a condurre una vita dissipata, grazie ai numerosi e ricchi corteggiatori che le stanno attorno.

   Il giovane Depolve, amareggiato si allontana da Angiolina che in seguito viene sedotta da Giuliano che aveva promesso di sposarla, ma l’abbandona nonostante che la corifea diventa madre di uno splendido bambino, Edgardo; e grazie alla nascita del figlio, Angiolina comincia a condurre una vita ritirata, ma per bisogno esistenziale, non abbandona le scene.

   Viene aiutata nelle faccende domestiche da una brava fanticella, Brigida, che si prende anche cura del bambino quando la madre è a teatro. Ma la felicità non era per Angiolina, infatti il bambino, al quale sia la madre che la Brigida erano molto attaccati, muore a quattro anni per un’infezione intestinale, ribelle a tutti i rimedi medici.

   Angiolina è costretta a continuare a lavorare come corifea, ma sopravvive al figlio pochi mesi, infatti, colpita dal colera, morbo che aveva fatto la sua riapparizione a Napoli, muore con la gioia di diventare sposa del bravo Gabriele Depolve, che era tornato a Napoli dopo che anche lui era diventato vedovo. Lo scultore era riuscito a rivedere Angiolina, che aveva sempre amato, proprio negli ultimi giorni della sua sventurata vita.

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[1] Francesco Mastriani, Angiolina, Napoli, Mariano Lombardi Editore, Tipografia dell’Industria, 1858, Parte Seconda, vol. II. cap. I. pag. 105