TRAMA

    Giorgio e Giovanni Bartoli sono due fratelli gemelli che a sette anni rimangono orfani dei genitori e vengono posti alla tutela di uno zio prete avaro e crudele. Seppur somigliantissimi nel fisico i due gemelli sono diametralmente opposti come indole: timido, modesto, accomodante Giorgio, insolente, temerario e ribelle Giovanni.

   In seguito ad una terribile punizione inflitta ai due fratelli dallo zio prete, Giovanni si vendica appiccando fuoco una notte nella loro casa, sita a Mola di Gaeta. Lo zio malvagio muore arso vivo, mentre i due fratelli, Giovanni l’incendiario e Giorgio che era dal fratello stato avvertito, riescono a trovare scampo dalle fiamme e a fuggire. Ma ognuno prende una strada diversa, che, fatto sorprendente, rispecchia l’indole di ognuno dei due. Giorgio viene adottato dal conte Tommaso Villalba, un benefattore, che oltre ad accoglierlo sotto il suo tetto, gli da anche un’istruzione e un’educazione notevole. Giovanni invece capita prima sotto le grinfie di un ebreo ladro e brutale, e poi nelle grazie di Kaida, una favorita del sultano Mahmud II, che si trovava in Italia in viaggio di piacere. Giovanni rinnega la sua religione cristiana, diventa musulmano e arriva a Costantinopoli, sotto altro cielo, dove in seguito diventa un ricco e potente icogliano del sultano.

   Giorgio invece, in seguito alla morte del suo benefattore conte Villalba, deve tribolare per vivere e alimentare la sua famiglia composta dalla moglie Luisa e da due figli Pasquale e Bianca, fidanzata col giovane artista, Cesare Albani. Per sopravvivere Giorgio esercita la professione di guida e cicerone a Pompei, ed è proprio grazie a questa sua professione che Giorgio e Giovanni si ritrovano miracolosamente dopo circa vent’anni. Giovanni che si trovava in Napoli in veste diplomatica sotto il nome di conte di Padowska, viene attratto dalla terribile eruzione del Vesuvio del 2 gennaio 1839. Si reca alle falde del Vesuvio in cerca di una guida che lo accompagni sul vulcano in un posto dove lo spettacolo dell’eruzione è maggiore; nessuna guida però lo vuole accompagnare ad onta del premio in denaro promesso. Allettato dai soldi offerti dal ricco conte, si offre come guida Giorgio, che viene riconosciuto subito dal fratello Giovanni che però non si rivela. Il riconoscimento di Giorgio avviene in cima al vulcano e la povera guida, sopraffatta dall’emozione dell’aver ritrovato il fratello, precipita nell’abisso infuocato del vulcano e muore. Era riuscito però a dargli notizie della sua povera famiglia.

   Giovanni, grazie alla rassomiglianza col gemello, pensa di presentarsi in casa del povero cicerone nelle sue vesti, per far del bene a quella famiglia. L’inganno sta per riuscire, ma va a monte a causa di Ralph, l’intelligente cane della guida estinta, che fa capire alla famiglia che Giovanni era un impostore.

   Il romanzo alla fine si conclude a lieto fine, nonostante la morte di entrambi i gemelli. Giorgio era perito nelle fauci del Vesuvio, Giovanni nove anni dopo il tragico avvenimento e dopo aver fatto del bene alla famiglia del fratello, si toglie la vita con un colpo di pistola al cuore lo stesso giorno e la stessa ora di nove anni prima di quando era morto suo fratello Giorgio, lasciando un biglietto su cui era scritto un verso di Byron: I’ll die as have lived  ‒ Alone (Morrò come sono vivuto – Solo). [1]

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[1] FRANCESCO MASTRIANI, Sotto altro cielo, Napoli, F. Lubrano e D. Palmieri, 1881. Vol. III. «Riepilogo», pag. 75