TRAMA

   È una trama un po’particolare in quanto vengono descritti dei singoli episodi, indipendenti l’uno dagli altri, e che si trovano nelle diverse parti che compongono l’opera, che è sviluppata in tre temi differenti e che l’autore definisce PIAGHE sociali le quali generano i loro vermi; esse sono: l’ozio, la miseria e l’ignoranza.

   La prima parte del lavoro è dedicato all’ozio ed in particolare alla camorra elegante, ed inizia con una visita che Mastriani fa insieme a tre suoi amici nella casina di madama Antonetta a Posillipo, che è frequentata da giovani ricchi ed oziosi, molti dei quali fanno parte appunto della cosiddetta camorra elegante. Con lei vive Blandina, che l’Antonetta fa credere sua nipote e che invece è una sua figlia illegittima.

   La tenente-postribolo Antonetta prima di trasferirsi a Napoli, con il libertino Alberto B. ha avuto una vita movimentata con molte relazioni, ed in una di queste viene appunto concepita la Blandina, che appena dopo nata, viene affidata dalla snaturata madre ad una retta nutrice parigina, che la educa onestamente.

   Diventata adulta Blandina,  madama Antonetta se la riprende  e la porta a Posillipo, dove ci sono altre due ragazze, attrazioni della casina, (in questa luogo si gioca d’azzardo e si fa della  prostituzione elegante),  Giulia, recuperata da Alberto nelle campagne della Toscana, e Carolina, napoletana, che sedotta dallo zio arciprete, aveva sprecato tutte le sue ricchezze in bagordi; in seguito è avviata alla prostituzione dalla zia Bonfante.

   Antonetta tenta in tutti i modi di trascinare la figlia Blandina alla prostituzione, ma la virtuosa fanciulla riesce a non cedere. L’iniqua madre tenta anche di farla sprofondare, portandola in un appartamento, facendole credere dover dare lei lezioni di francese, e invece in quell’appartamento c’è un giovane barlettano al quale la donna avea venduta l’onestà della figlia per 2000 ducati. Il giovane aveva conosciuto la Blandina nella casina. Ma alla fine Teodoro, il giovane barlettano non solo rispetta l’onestà della giovane, ma dopo averne appreso da lei stessa le vicissitudini, addirittura la fa sua legittima sposa.

   La seconda parte è dedicata al vagabondaggio, ed inizia in una bettola dove stanno gozzovigliando Nicola Piretti detto lo sciamenco, un vagabondo che svolge il compito di cenciaiuolo, e un camorrista, Carmine Esposito.

   Nicola Piretti ha il brutto vizio dello smodato bere del vino. Riesce a vinvere un terno secco al lotto e questo gli permette di vivere per un certo periodo della sua vita in maniera dignitosa, e in questo periodo toglie anche a moglie Filomena, una donna dai facili costumi e dalla donna ha due figli, probabilmente non suoi. Finiti i soldi del terno, cominciano i problemi per Nicola che deve provvedere alla sua famiglia e soprattutto ai suoi vizi. Per tal ragione comincia a fare attività illegali e finisce in prigione. La moglie riesce a sopravvivere e addirittura a crearsi una posizione grazie alla sua attività di prostituta e di impegnatrice. Di lei s’invaghisce, attratto dalla agiata posizione della donna, un giovane ambiguo, Angelo Montella, che vuol farla sua sposa. Ma ci sono due ostacoli da superare per portare a termine il suo proposito, il marito e i due figli di Filomena. Con la complicità di una vecchia megera, Rosaria Sessa, il Montella uccide i due bambini. Si rivolge poi alla camorra per eliminare Nicola Piretti, il quale scampa miracolosamente alla morte perché aiutato dal camorrista, Vitale Esposito, che aveva avuto l’obbedienza di ucciderlo,  e che invece riesce a farlo evadere in modo rocambolesco, facendogli prendere il posto di un altro detenuto morto per colera, Ovviamente, una volta recuperata la libertà, non torna nel suo quartiere dove verrebbe conosciuto.

   Angelo Montella e Filomena stanno per coronare il loro sogno d’amore, cioè di sposarsi, ma nel giorno del matrimonio entrambi vengono catturati dalla polizia. Rosaria Sessa, colpita da colera fulminante, prima di morire confessa il suo duplice delitto, come complice del Montella. L’episodio si conclude in modo tragico. Il Montella viene riconosciuto colpevole e viene condannato a morte, ma poi la pena viene trasformata in lavori forzati a vita. Filomena riottiene la libertà, ma in seguito muore di febbre tifoide contratta dopo aver avuto un colpo nel riconoscere il marito Nicola redivivo che era andato a farle visita.

   La terza parte è dedicata ai Lavori Forzati, e in particolare al Bagno di Nisida, luogo visitato spesso dall’autore e di cui ne fa una dettagliata descrizione. Descrive episodi della vita di alcuni forzati. La più importante è quella di Stefano Merli, di cui Mastriani rimane subito colpito per il suo aspetto onesto. Infatti il Merli stava scontando dieci anni di lavori forzati per un duplice omicidio, commesso per questioni d’onore.

   Stefano giovanissimo diventa il capo famiglia in quanto il padre prima e la madre dopo, lasciano orfani lui, una sorella e un fratello più piccoli. Quindi il giovane deve provvedere al loro sostentamento. Da Sarno, loro paese natio, si trasferiscono a Scafati dove il giovane Stefano s’impiega come amanuense in una gualcheria di cui è proprietario Giacomo Fiore, loro lasco parente benestante e donnaiuolo. Giacomo prende a ben volere i tre fanciulli che grazie a lui riescono a condurre una vita dignitosa e tranquilla, fino a quando Emilia, la sorella, diventa una bella ragazza di cui di invaghisce il Fiore, il quale per farla sua, manda Stefano in missione di lavoro a Marsiglia. Al suo ritorno il Merli non trova in casa la sorella, che sedotta dal Fiore, si trova con lui in un casino che il donnaiuolo possiede a Cava. Lo sconfortato Stefano, riesce a scoprire dove si trovano i due e li fa fuori entrambi a coltellate.

   Comincia poi la descrizione della seconda piaga: la miseria. Comincia col narrare l’ accattonaggio di Francesco Lojodice, che addirittura prendeva dei figli in affitto per avvalorare di più la sua condizione di mendico.

   Descriva poi la sventurata vita del letterato Leopoldo X e della sua famiglia composta dalla moglie Rachele, e dai figli Alfredo e Cristina. Essi conducono una vita meschinissima, l’unica cespite è il lavoro di Leopoldo, il quale scrive per giornali e da lezioni private di letteratura. Con sacrifici ed onestà riescono a tirare avanti fino al dopo 1848, quando Leopoldo viene prima incarcerato e poi esiliato a Trieste per motivi politici. La famiglia piomba nella miseria. All’inizio Leopoldo riesce a mandare qualcosa di soldi a casa, ma alla fine muore di crepacuore lontano dalla patria e dalla famiglia, che piomba ancor più nella miseria. Cominciano a fare debiti e il primogenito Alfredo subisce l’umiliazione dell’arresto personale appunto per inadempienza. Riesce a essere liberato grazie all’aiuto di un personaggio ricco, ma che fa del bene mantenendo l’anonimato. Alfredo riesce poi a trovare un’occupazione per cui la famiglia trascorre un periodo tranquillo. Ma poi perde di nuovo il posto di lavoro e lui e la sua famiglia,  cadono di nuovo nella miseria. Rachele la madre si ammala e muore. Nel momento in cui il suo corpo viene buttato nella fossa comune dei poveri, il figlio Alfredo non regge al dolore e muore pure lui. Rimasta sola, per la Cristina, non c’è altra via d’uscita che la prostituzione.

   Tornano poi alla ribalta lo sciamenco, Vitale e Nunziella la prostituta. Costoro insieme ad un altro faccendiere, soprannominato Fustagno, organizzano una truffa erotica ai danni del capo ripartimento cav. L.

   Combinano una tresca tra il cavaliere e la Nunziella, facendo credere che la donna è la moglie di Vitale, il quale si accorge della tresca (falsa ovviamente) tra i due, e per rappattumare la cosa, spellano ben bene il malcapitato cavaliere.

   La parte dedicata ai domestici-falsi mestieri, la incomincia col descrivere le vicende di Agnesina Castaldi, una bellissima bambina che perde precocemente i genitori. Il padre Giuseppe diventa matto dopo che gli rubano un tesoro trovato sotto terra, mentre sta svolgendo il suo lavoro di taglialegna. La moglie muore per il dolore della pazzia del marito. L’orfanella viene adottata dal nonno Francesco che in seguito la da in affidamento ad una famiglia benestante di mennonisti, grazie al fatto che la loro figlioletta Checchina si era affezionata ad Agnesina e non la voleva più lasciare. Ma in questa famiglia la ragazza viene impiegata come serva, fa i lavori più umili. Per sua sfortuna Giovannina la cameriera la prende in antipatia ed odio, e per farla scacciare di casa, la fa credere una ladra; e la ragazza è accusata di furto per cui finisce addirittura in un carcere femminile dove ci resta per tre anni. Uscita dal carcere, anche per lei non c’è altra via che la prostituzione.

   La parte del libro è dedicata alla prostituzione, inizia con la storia della sventurata Lucia. A Roccaraso, in una casa di un mandriano, vengono ospitati per una notte due nobili, il barone Berardo von Kaufern e sua moglie Ernestina, che sta male. E durante la notte la donna, aiutata da Pasqualina, moglie del mandriano Geremia,  mette al mondo una bambina, che appena nata viene buttata in un pantano da Pasqualina, su ordine di Ernestina, che vuol tenere celato al marito il parto, in quanto il marito, impotente, aveva minacciato di ammazzare la moglie nel caso di un tradimento. Il giorno dopo gli ospiti vanno via; Pasqualina torna nel pantano ove aveva buttato la neonata e miracolosamente la trova viva. I due coniugi decidono di adottarla come loro figlia e la chiamano Lucia. La ragazza cresce e diventa molto bella e dai lineamenti aristocratici . Ovviamente la Pasqualina la adibisce ai lavori in casa più duri ed umilianti; nel corso di uno di questi lavori, la ragazza sviene lontana da casa a causa del caldo. Viene soccorsa da un buon prete, Andrea, che la prende sotto la sua protezione, ma in seguito il prelato viene allontanato dalla zona, e Lucia ritorna ad essere maltrattata dalla donna che crede essere sua madre e che addirittura ne vende l’onore per 10 scudi, e l’avvia alla prostituzione cedendola ad una ruffiana, donna Coscienza che la porta a Napoli, in una casa di tolleranza in un vico della Duchesca. La vende a donna Maria, la tenente-postribolo di quella casa infame, e durante la prima notte di permanenza in quella casa, Lucia inizia la sua nuova desolante vita di prostituta. E comincia a contrarre anche delle malattie per cui spesso è ricoverata in ospedale. E un giorno uscendo dall’ospedale, viene invitata da una donna a vivere con lei in una casina meno abbietta dei lupanari della Duchesca, e Lucia accetta l’offerta. In questa casina Lucia diventa un’attrattiva grazie alla sua bellezza. Se la contendono in tanti e lei ne approfitta. Diventa la druda di Edmondo, ricco lord inglese, che la toglie dalla casina, gli fitta prima un appartamento a Chiaia e poi la porta a Parigi e poi a Londra; e in questa città Lucia inferma di nuovo e l’inglese se ne libera e la rimanda a Napoli.

   Lucia viene ricoverata nuovamente in un ospedale e ci rimane diversi mesi, ma la sua avvenenza per sua fortuna, non scema. Nello stesso ospedale è ricoverata Mariannina, una sua amica prostituta della casina francese. le due donne diventano amiche, e grazie ad una piccola somma che aveva la Mariannina, decidono di mettersi in proprio, senza manutengoli, ed affittano un appartamento in via Chiaia, dove continuano nella loro attività di prostitute. Le cose vanno abbastanza bene fino a che la Mariannina si ammala di nuovo ed è costretta a ricoverarsi di nuovo in ospedale.

   Un bel giorno Lucia fa una scoperta che le sconvolge l’anima. In un palazzo di fronte alla sua abitazione viene ad abitare Adolfo, una sua vecchia conoscenza. Adolfo, nobile toscano si trova a Napoli in viaggio di piacere, insieme alla moglie Gabriella e un loro bambino. Non è sposo non felice, perché la bellissima moglie è piuttosto fredda nei suoi riguardi, e lui ha un carattere passionale. Lucia e il nobile toscano si riconoscono e si sentono attratti, e così finisce che i due diventano amanti e il conte la toglie dalla prostituzione e le fitta un appartamento a Chjaia. La moglie Gabriella viene a conoscenza della tresca tra i due, e l’accetta con rassegnazione. Ma chiede l’aiuto a sua madre che vive a Parigi. Un giorno Lucia riceve la visita inaspettata di padre Andrea, che aveva avuto il suo indirizzo da Mariannina, alla quale aveva dato gli ultimi conforti religiosi prima della sua morte. Padre Andrea inizia la sua opera di conversione verso la virtù di Lucia; ma l’impresa appare difficile in quanto tra Lucia e Adolfo è nata una accecante passione. Ci prova poi la madre di Gabriella, arrivata appositamente dalla Francia. La donna si reca nell’appartamento in cui vive Lucia, in un momento in cui Adolfo è assente. Lucia nel vedere la donna prova le stesse sensazioni avute nel vedere Gabriella, e infatti alla fine, anche grazie all’intervento di padre Andrea, giunto a proposito nella casa dove cono le due donne, si scopre che la madre di Gabriella Viscontessa ovvero Ernestina, è la vera madre di Lucia, nata a in una tragica notte a Roccaraso e dalla madre abbandonata. La vicenda si conclude con la riabilitazione di Lucia che finisce però i suoi giorni poco tempo dopo per malattia, in un Conservatorio dove aveva deciso di voler concludere la sua vita.

   L’ultimo racconto è una breve storia di un operaio beone, Pasquale che muore di colera fulminante, e la sua figliuola Marietta andrebbe sui lastrici delle strade se non venisse aiutato da un bravo facchino, Michele e la costei madre Brigida.