Una figlia nervosa. Romanzo umoristico

      

Questa edizione è in possesso degli eredi Mastriani

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Altro titolo: Il mal di nervi.

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Fu pubblicato in appendice su:

   – Il Campanello, ottobre 1859 – marzo 1860, col titolo Il mal di nervi.

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Altre edizioni in volume:

– Napoli, F.Perucchetti, 1870, 2 volumi, seconda edizione.

– Napoli, Giosuè Rondinella, 1876.

– Napoli, Stabilimento Tipografico Gennaro Salvati, senza anno, forse dopo il 1892.

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SCHEDA DEL ROMANZO

   La presente scheda è stata realizzata prendendo come riferimento l’edizione: Napoli,  Luigi Gargiulo, 1865 in unico volume, di misura 7 x 12 in 16°.

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I TEMPI

Gli avvenimenti del romanzo si svolgono in prevalenza a Napoli nell’anno 1844.

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INDICE

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PERSONAGGI

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VOCABOLI DESUETI

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TRAMA

   Questo romanzo, di genere comico, inizia con la frase Ragazze mie, volete costringere i vostri amorosi genitori a fare tutto quello che volete? Ricorrete ai nervi. E la protagonista di questo racconto, Giulietta adotta pienamente questo consiglio di Mastriani, infatti ricorre ai nervi per fare in modo che riesca a sposare lo spasimante del suo cuore Isidoro.

   I suoi genitori la volevano dare infatti in sposa ad una persona più nobile, seppur squattrinato. Ma un giorno in cui i suoi genitori danno un pranzo in cui tra gl’invitati c’è il promesso sposo, occasione ovvia per dare parola di matrimonio, il mal di nervi di Giulia si trasforma in convulsione anche per l’incapacità di un medico di risolvere il caso.

   La ragazza è addirittura sul punto di aggravarsi, ma riesce a sopravvivere anche grazie alla presenza del suo Isidoro. E alla fine i due colombi vedono coronato il loro sogno d’amore e tutti gli altri personaggi del racconto rimasero più o meno felici e contenti… un sol personaggio è rimasto scontento di tutto questo imbroglio; ed è… l’Autore (pag.188).

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COMMENTO

   Il presente romanzo è considerato di genere umoristico del narratore, gli altri sono Un destino color di rosa; Quattro figlie da maritare; Le anime gemelle e I vampiri.

   Gina Algranati, nel suo saggio Un romanziere popolare a Napoli – Francesco Mastriani, Napoli, Stab. Tip. Silvio Morano, 1914, è abbastanza critica nel confronto di Mastriani e definisce i suoi romanzi umoristici dei libercoli dove a lettura finita, ci si domanda: umorismo? – e dove? –  e si conchiude senz’altro con lo stabilire che questi romanzi sono la negazione dell’umorismo stesso. Conclude l’Algranati il suo giudizio su questo genere umoristico di Mastriani, scrivendo: la volgarità di cui il Mastriani riesce ad inverniciare i suoi personaggi, raggiunge il più alto grado; né vale la pena di soffermarci ancora a discorrerne.

   Una risposta all’Algranati sembra che gliela abbia data 65 anni prima lo stesso Mastriani nella sua breve prefazione al romanzo Un destino color di rosa, ma la stessa nota dell’autore è appropriata a questo come agli altri romanzi umoristici da lui scritti « Benchè io sia nemico delle prefazioni, le quali considero come le solite scuse di raucedine che i cantanti accademici fanno innanzi di schiudere i loro organi vocali, cionnondimeno veggo la necessità di dire quattro parole di passaporto a questo mio libro ch’io metto alla luce soltanto per condiscendere alle gentili premure di qualche amico. […] A questo mio scherzo letterario, e dico scherzo letterario, giacchè sarebbe un fargli troppo onore lo appiccargli la qualità di romanzo, branca di letteratura, la quale ho cercato, con tutt’i miei deboli sforzi, di rendere proficua alla mente e la cuore, indirizzandola ad un nobilissimo scopo morale […] leggetelo nelle ore in che non avete a fare di meglio. Non vi aspettate a trovarvi altro scopo che quello di sferzar ridendo qualche vizietto sociale.[…] e ciò dimostra ch’io non intesi che ritrarre una così detta eccentricità nel solo scopo d’una lettura di ricrea mento».

   Anche il presente romanzo umoristico, dunque,  non ha pretese letterarie, pure in esso ci sono diverse citazioni e detti latini, e citati diversi personaggi della letteratura come Dumas, Byron, Sue, Sand, e di Dante a pag.93 ci troviamo un verso della Divina Commedia  di Dante: più che il dolor potè il digiuno.( XXIII canto dell’Inferno).