VOCABOLI PARTICOLARI

   Di seguito una descrizione dei desueti che mi sono parsi più interessanti.

   Sono due i vocaboli che mi hanno in maggior misura colpito tra quelli usati spesso da Mastriani, essi sono impiedi e donnicòla.  Dell’avverbio impiedi (mi riferisco sempre ai testi originari o quelli pubblicati sulle appendici del  Roma e non sulle ristampe successive del XX e XXI secolo), il dizionario P. Petrocchi dà la definizione «L’alzata di un edifizio» mentre per il T. Bellini «La proiezione verticale di un edifiizio, che dai disegnatori dicesi anche Alzata».

    La definizione che combacia con il significato che ne vuol dare Mastriani, l’ho trovato nell’ E. Olivetti: «Grafia unita della locuzione avverbiale “in piedi”»

   Infatti lo scrittore usava l’avverbio impiedi, in quasi tutti i suoi lavori letterari, per specificare l’esser in piedi di una persona. Nel suo romanzo più famoso, La cieca di Sorrento, si legge: «A queste parole, che il marchese, nell’eccesso della sua tenerezza, aveva profferite ad alta e distinta voce, Beatrice messo aveva un piccolo grido, e si era levata all’impiedi quasi per rendere omaggio alla presenza di un forestiero». [1] 

   Un altro termine che meriterebbe uno studio a parte è il sostantivo donnicòla, che pure ho trovato in numerosi scritti di Mastriani e in particolare in quelli che parlano anche di teatro o di feste di Carnevale. Infatti, il donnicòla era una maschera napoletana.

   «Don Nicola. E’ presente nel Carnevale napoletano almeno a partire dal Settecento. Copre la testa col tricorno, il cappello a tre punte, gallonato da un nastro nero con fiocchetti a ciascuna delle punte, che poggia su una parrucca di stoppa; porta l’ occhialino o gli occhiali tondi ri­cavati da una buccia d’arancia; la camicia ha il colletto a vela, spropositatamente grande e appuntito, di carta; indossa ancora una giamberga arabescata, un panciotto fiorato, i pantaloni al ginocchio, a calice, secondo l’uso settecentesco, le scarpe a fibbia. Quando passeggia di Carnevale per le strade di Napoli si fa precedere da un servitore in livrea con l’ombrello e la sacca da viaggio. Sosta davanti alle botteghe, saluta i bottegai con lunghe rime a tiritera, caccia dalla tasca uno scartafaccio, lo apre e con un gesto largo declama fingendo di leggere. Si tratta di filastrocche carnevalesche, orazioni funebri per Carnevale morto, capitoli matrimoniali, testamenti di Carnevale. Doveva parlare in fretta, trovare un seguito di rime uguali e ricambiarle ogni dozzina di versi. Guai a impaperarsi: la folla tumultuava, fischiava, lo trascinava via mettendolo in berlina, facendogli perdere il regaluccio o il soldo del bottegaio».[2]  

    In Una martire, è scritto «Costui vestiva una giubba nera stretta a’petti e di lunghe falde che gli arrivavano quasi in su i calcagni: un corpetto bianco, il cui modello era tolto in prestanza dalla maschera del donnicola, gli giungea sul pube».[3]  

   Mentre in Compar Leonardo di Pontescuro:   «Quel volto miserrimo, sparuto, giallognolo sotto la parrucca e il codino, quella persona scadente, vacillante sotto un lungo giubbone giallo alla  donnicòla, colpì di stupore il giovane monarca, che si aspettava tutt’altra cosa». [4]

   E ancora: «Una brigata di pulcinelli, di arlecchini e di donnicòli invade la scena con schiamazzi e sberleffi». [5]

   In Bernardina: «Vedi, vedi Pasqualotto, che si è vestito da don Nicola! È pazzo! È pazzo! ».[6]  

   L’aggettivo trottata, che ho considerato come termine mastrianeo, pure merita di essere menzionato; gli ho dato la definizione di «Donna di facili costumi». L’ho intuito dalle frasi dalle quali l’ho estratto. Da Pasquale il calzolaio del Borgo sant’Antonio Abate «Io mi penso che ella, la sposina, debba essere una faccia tosta, una trottata delle più fine» [7] e da Rosella la spigaiola del Pendino «Ti sei pure tu accorta che questa trottata della pettinatrice se la intende col tuo sposo?».[8]  

   Una citazione la merita anche il sostantivo strennifero, letto in Un destino color di rosa, da  «I suoi capelli non sono scompigliati, come quelli di uno strennifero quando si alza di letto» [9] la definizione di «letterato» al termine strennifero. l’ha creata il critico letterario dell’800 Federigo Verdinois, che nel suo saggio Profili letterari e ricordi giornalistici, ha scritto nel paragrafo dedicato a Petruccelli Della Gattina «attaccò violentemente i più reputati strenniferi del tempo. Dico strenniferi per dir letterati. Allora a Napoli tutta la vita era nella letteratura e tutta la letteratura nelle strenne».[10] 

   Nel romanzo La comare di Borgo Loreto,  Francesco Mastriani ha usato il vocabolo mongibello, del quale il dizionario P. Petocchi, da la seguente definizione « s.m. Il monte Etna ⸹ Pare un mongibelloLa sua testa è un mongibello. Di persona furiosa o testa calda ».

   Il termine in oggetto l’ho trovato in «le aveano messo in testa tal mongibello che, avendo bisogno di rimaner sola, si era rincantucciata in un angolo del salotto, e avea proibito di essere sturbata da chicchessia».[11] 

   È quindi probabile che l’autore abbia usato l’aggettivo mongibello in modo figurativo, per far intendere un «fuoco vulcanico».

   Sempre in questa narrazione,  si distingue il lemma soggiorno, che non è inteso come da Zingarelli «permanenza per un certo tempo in un luogo o parte di arredamento», bensì, sempre dallo stesso, come indugio. È inserito nella locuzione «Il dubbio che quella si fosse la Comare diventò certezza nell’animo di Gennaro, e più non pose alcun soggiorno a quello che intendea fare». [12]

   Anche il sostantivo sciopero, merita un richiamo. In Rosella la spigaiola del Pendino si legge:«Era Ciretta la pettinatrice! Era l’ora di sciopero per la capèra» [13]  Logicamente l’autore ha usato questo termine non come viene inteso oggi, e cioè come un’astensione collettiva dal lavoro da parte dei lavoratori per raggiungere determinati obiettivi sindacali; ma come pausa di lavoro; ed è questa la definizione che ne dà il vocabolario P. Fanfani «Sciòpero s.m. Sciopro. E il sostantivo Sciopro viene definito come: Ozio, Riposo. Cessazione dal lavoro». 

   Sempre in Rosella la spigaiola del Pendino,  l’autore ha usato il vocabolo sverzache pure è degno di una citazione; esso è inserito nella frase: «Queste taverne non erano in sostanza che abitazioni di paludani spacciatori di vini fuori gabella, per modo che il vino nostrale e lo sverza e la roba da mangiare si davano a buon mercato». [14] 

   Nello Zingarelli di sverza  si trova definizione «Scheggia lunga o sottile di legno o simile». È evidente che tale spiegazione non ha nessuna attinenza nella frase trovata nel romanzo in oggetto. Nel vocabolario P. Fanfani, si trova invece «Minima particella di legno spiccata dal suo fusto», ma anche: «si dice pure una Sòrta di cavolo verdastro» ma soprattutto «si dice pure una Sòrta di vino bianco, dolce e piccante».

   È presumibile dunque che Mastriani con la parola sverza, intendeva riferirsi a del vino venduto a buon mercato, piuttosto che ad un cavolo o ad una scheggia di legno!

   È in Lucia la muzzonara, che ci ho trovato per la prima volta il termine ottentotto «un uomo, una specie di krumiro o di ottentotto, con una selva di capelli osceni, su i quali era gittato un cappellaccio a larghe tese, passeggiava a lenti passi pel breve spazio del cortiletto»[15]

   Siccome la pagina dove lessi questa locuzione in alcuni punti era illeggibile, invece di ottentotto considerai ci fosse scritto ottantotto che è un aggettivo numerale cardinale, per cui quello scritto mi risultò alquanto incomprensibile. La stessa parola, scritta questa volta in maniera chiara, e cioè ottentotto, l’ho ritrovata in Rosella la spigaiola del Pendino «Intanto allo apparire della regina e della sua Corte, lo scuzzettone, capo della stramba orchestra, avea levato in alto una sua mazza, ch’era come la clava d’Ercole, ed a quel cenno di comando la musica degli ottentotti era cessata». [16]  

   Di questo sostantivo lo Zingarelli da le definizioni «1. Appartenente a una popolazione indigena dell’ Africa meridionale, di bassa statura e con pelle bruno-giallastra; 2. (fig. spreg.) Persona rozza e incivile».

   Anche il P. Petrocchi, di ottentotto né da una spiegazione spregiativa «Di popoli barbari e stupidi». Quindi è probabile che Francesco Mastriani abbia usato l’aggettivo ottentotto in maniera sdegnosa, per designare persone rozze e incivili, sia nei confronti del krumiro, in Lucia la muzzonara, che degli orchestrali improvvisati in Rosella la spigaiola del Pendino.

   Il significato di macchignone, sostantivo letto in Un destino color di rosal’ho reperito nello Schedario Napoletano, dove nè da le seguente definizione: « cozzone, sensale di cavalli». Ed in effetti la frase dalla quale esso è stato estrapolato tratta proprio del mondo dei cavalli: «sa a memoria il dizionario degli sportsman, conosce a menadito la fisiologia cavallina, è il protettore di tutt’i macchignoni, di tutt’i sensali, di tutt’i cavallerizzi, sa le qualità fisiche e morali del cavallo baio, storno, morello, arabo, balzano, corvo dorato ec. racconta gli ultimi  steeple-chases corsi in Inghilterra ed in Francia, i nomi de’vincitori alle ultime corse, ne descrive le vestimenta, l’eleganza, il valore». [17]

   Nel romanzo Il dottor Nereo o La catalettica,  è scritto il lemma sopraccapo  nella seguente espressione : «Tutti gli esseri della natura organizzata e vivente si fanno perpetua guerra fra loro: le bestie si nodriscono di carne viva, e l’uomo a sopraccapo uccide sempre; uccide per nodrirsi, uccide per vestirsi, uccide per adorar Dio, uccide per divertirsi».[18] Lo Zingarelli di sopraccapo dà la definizione «s.m. 1. Soprintendente, superiore 2. (raro) Preoccupazione».   Il Fanfani, come s.m. oltre a «Soprintendente e Superiore» ne dà altre significazioni «La parte più difficile e ardua di checchessia . E nell’uso per Sollecitudine e Cura»; e poi ne dà un’altra come avverbio: «In luogo che domina dove altri è»; e cita anche una frase:  Sallust. Catil. «Il duca de’nemici coll’oste c’è sopraccapo e voi indugiate». il Petocchi, oltre che «Sovrintendente» lo usa anche per indicare: «pensiero molesto,  fastidio».

   Quindi è piuttosto difficile cercare di capire che significato ha voluto dare Mastriani a  sopraccapo nel citato romanzo: soprintendentepreoccupazionegrattacapo, o altro?

  In Acaja o Il cuore di una giovinetta, si legge la parola cianciafrusche nella locuzione «Non so che del cosa mio padre abbia mormorato in risposta a quella frase del conte: mio padre non è molto forte in sulle cerimonie; giacchè egli dice che gli uomini di cuore non sanno inventar cianciafrusche». [19]

   Sia nei dizionari moderni che in quelli antichi ho trovato di cianciafruscola, la seguente significazione  «cosa di nessun valore, inezia, bagatella». Quindi è probabile che l’autore abbia usato il termine cianciafrusche come sinonimo di cianciafruscole.

   Ne La poltrona del diavolo, il termine alberello, non è usato come il diminutivo di albero, ma con il significato che ne da il vocabolario P. Fanfani: «Vaso piccolo di terra o di vetro, entro a cui si conservano unguenti, o cose simili». È inserito nella frase «il calamaio era zeppo di filacciche aride d’inchiostro, era stato per lo passato un alberello di durissima creta, che serviva al seguente ufficio». [20]

   In Una figlia nervosa, nella locuzione  «Io giovine ancora e tirone nell’arte, non farò che esporre a’lumi delle Signorie Loro il caso presente» [21] spicca il vocabolo tirone, del quale lo Zingarelli dà la definizione di recluta, in una citazione del Machiavelli: «avevano preposto sopra i militi novelli, i quali chiamavano tironi, un maestro ad esercitarli». Per estensione esso ne dà poi la definizione di novizio, novellino, ed è questa che probabilmente Mastriani intendeva nella sua frase in oggetto.

   Nell’opera I figli del lusso, è interessante il lemma gnomonico, inserito in «Faremo di ridurre in mera prosa volgare, ad uso de’lettori poco esperti in materie amorose, il dialogo gnomonico formulato tra i due giovani di sesso opposto». [22] 

   Tutti i dizionari consultati danno lo stesso significato del termine in oggetto e cioè dell’arte gnonomica «tecnica della costruzione di orologi solari».

   È probabile dunque che questo sostantivo Mastriani lo abbia usato in senso figurativo, e cioè un dialogo muto ma espressivo ed eloquente tra due giovani innamorati.

   Nel romanzo Un destino color di rosa, si trova il vocabolo cantaio nella frase: «Questo scovrimento gli cadde adosso come un cantaio di neve». [23]  Il sopraddetto termine non l’ho trovato in nessuno dei dizionari che consulto di solito, sia moderni che antichi; ma l’ho trovato facendo delle ricerche su internet, in tal modo nel volume Annali Civili del Regno delle Due Sicilie  [24], ci ho letto la seguente frase in cui si trova il lemma cantaio, dalla quale si capisce che il suo significato è quello di un’unità di misura in vigore nel Regno delle due Sicilie: «Intanto un accordo mirabile tra l’antico nostro sistema ponderale si rinviene con quello di che i francesi menano gran vanto perché il loro quintale metrico, il loro chilogrammo, il loro grammo nell’aritmetica decadaria procedendo, la stessa cifra riproducono. E lo stesso precisamente avviene pel nostro cantaio, pel nostro rotolo pel nostro trappeso: di modo che questi nostri antichi pesi e i novelli pesi francesi son tra loro in perfettissima armonizzata perfezione». 

.  Un altro vocabolo da definire come un termine mastrianeo è il sostantivo pastorina, non è da considerare un diminutivo di un pastore femminile, che è pastorella ma Mastriani lo applica ad un soggetto completamente diverso: probabilmente si riferisce ad un articolo d’arredamento. Nel romanzo La cieca di Sorrento , lo si trova in due occasioni: «Un camino all’inglese era posto dappresso al balcone, e presso al camino un allucidato mobile di palissandra, che serviva da scrittoio e da merenda. Quattro grandi pastorine componevano il resto del guarnimento di quella camera» [25]  e anche: «divanetti a forma di conche, pastorine da sprofondarvici con voluttà, e tanti piccoli arredi quanti ne potea capire la camera, erano allogati con gusto e con grazia». [26]

   Nel racconto Fisiologie delle feste da ballo, leggiamo  «La camera da letto del signor Zuppetti diventa una specie di bottega di rivendugliolo, dove si veggon confusi e posti gli uni sugli altre tutti i mobili da rassettare, come a mò d’esempio, sedie, divani, poltrone, tondi, deschetti, pastorine». [27]

  Nei Vermi, Napoli, si legge: «Entrando in un salotto montato secondo il gusto presente, correte il rischio ad ogni piè sospinto di urtare contro le infinite cose che vi sono sparse; v’imbattete in cento gambe di suppellettili; vi assale la vista una zuffa di poltrone, di pastorine, di credenzuole, di mobili neri, tristi, storti». [28]

   Infine, ne Il figlio del diavolo, la parola in oggetto si trova in una frase la quale non lascia alcun che la pastorina è un oggetto d’arredamento che serve per sedervici sopra comodamente: «La vecchia, senza cerimonie, traendo un gran sospirone, si gittò a sedere su una sofficpastrorina ch’era nel salottino dell’artista». [29] Un altro termine particolare è saletti. L’ho trovato in due romanzi di Francesco Mastriani: nella Cieca di Sorrento[30] si legge: «ma questi vizi corporali  erano stati in lui largamenti compensati da un ingegno pronto e vivace e da una sottigliezza di spirito portentosa, per la quale a’saletti più graziosi e spontanei prestavasi»  ; e nel romanzo La brutta[31] «e spesso il monarca, che avea le sue pretensioni allo spirito , fece segno al principino ai suoi mordaci saletti».

    Di questo vocabolo ne fa menzione il canonico Andrea De Iorio in due sue lavori: nell’opera Massime Politiche per la cristiana gioventù dove leggiamo: «Regola decima seconda. Evitare il parlare pungente e i saletti mordaci. I saletti sono di tre sorte. Alcuni pungenti, ignobili, sfrontati, cattivi; gli altri ingegnosi, piacevoli ed onesti; altri profittevoli» [32]; e nell’opera La mimica degli antichi investigata nel gestire napoletano, dove leggiamo: « Tav. IX  Rissa napoletana. Se mai, ripetiamo, in qualche cuffia, o parte di qualcheduno de’loro ornamenti o veste, svolazzasse per aria, allora allo scoppio delle risa, de’fischi, e de’saletti mordaci degli astanti, e talvolta delle stesse guerreggianti, lo spettatore si ricorderà di essere non più fra gl’Indiani selvaggi, ma sì bene in seno della Bella Napoli».[33]

.  Senza alcun dubbio anche l’informatica mi sta dando una mano a comprendere alcuni vocaboli usati da Francesco Mastriani nei suoi romanzi, che non sono riuscito a decifrare con l’ausilio dei dizionari, antichi e moderni, che uso di solito. Il vocabolo benignava, infatti, l’ho trovato nel dizionario on line Glosbe, secondo il quale è un termine dialettale napoletano; esso deriva dal verbo benignare, la cui definizione esatta è degnare. Questo termine l’ho trovato in La Comare di Borgo Loreto,  nella frase: «sicché io feci il giro della città sempre accompagnato da una faccia che mi mettea paura, la quale non si benignava di rivolgermi una sola parola».[34]

  Il vocabolo quinquina l’ho trovato nel sito della Garzati Linguistica dove ne da la seguente definizione: «cincona, radice di china ( oggi si usano la chinina e i suoi derivati, come antidolorifico e antifebbrile)». Francesco Mastriani l’ha usato nel romanzo La Comare di Borgo Loreto, nella frase: « Avvenne un dì che, essendo caduta ammalata la Giulia, ed essendole stato da’medici prescritta la quinquina per medicamento».[35]

.  Il termine sfrenerò si legge nel romanzo Acaja, nella frase: « Sta sera vi farò vedere come mi sfrenerò» [36] è stato scritto in corsivo, per cui si può pensare che l’autore l’abbia considerato un termine dialettale. Nel Dizionario Napoletano Avallardi, di sfrenarsi da la definizione: «perdere il controllo; fare chiasso (specie dei bambini)». Mentre nello Zingarelli 2009 sempre riguardo a sfrenarsi si trova: «Abbandonarsi senza ritegno o controllo ai propri impulsi». È probabile che l’autore abbia voluto intendere quest’ultima definizione, per descrivere l’atteggiamento un po’ ribelle, che la giovinetta Acaja, assumerà in una imminente festa da ballo a cui parteciperà.

.  Nel romanzo Il conte di Castelmoresco, abbiamo trovato la parola luchèra nella frase: « Quando ella si rivolse a Luigi, questi era estremamente pallido, e qualche cosa di feroce era nella sinistra sua luchèra» [37]. Nei vocabolari moderni questo sostantivo femminile non è descritto, mentre lo troviamo sia nel Pietro Fanfani del 1856 che Policarpo Petrocchi del 1894 col seguente significato: «Un certo modo di guardare, piglio».

. In questo libro ci abbiamo trovato un altro lemma, ammattava, che abbiamo definito termine mastrianeo, in quanto la definizione reperita nelle altre fonti, non collimava nella frase: «L’umidità del luogo ammattava la sbiadata luce del nicchietto di creta in cui parea che non abbondasse l’olio». Le definizioni trovate, davano per ammattare erano le seguenti :  «Attrezzare una nave di alberi», oppure in modo arcaico  «chiedere soccorso per mezzo di appositi segnali inalberati sulle navi». È probabile che lo scrittore per  ammattare intendeva significare abbassava».[38]

.   Nel romanzo Una figlia nervosa, troviamo il vocabolo malakoff  nella frase «A tavola non verrò ; e il malakoff non me lo porrò; non voglio fare una figura ridicola come la fate voi» [39]. In un altra pagina invece c’è la parola malacoffi nella frase «giacchè questo non è un sito dove bazzica il bel mondo, il mondo a scarpe inverniciate, a malacoffi d’acciaio, a reticelle in testa» [40]. Senz’altro l’autore si riferisce a qualche parte d’indumento, forse femminile.

   Malakoff è un comune francese nella regione dell’Ile-de-France.

   Interessante è il vocabolo monoculo, trovato nel libro I vermi, nella seguente frase « Su terra di ciechi, il monoculo regola tutto o mena tutto pel naso» [41] . Lo Zingarelli ne da la seguente definizione «Chi ha un occhio solo »  e cita anche una frase di D’Annunzio  « vide un soldato monoculo; il vecchio era monoculo».

    Squarciasacco è riportato nello Zingarelli, che ne dà la definizione «Con ostilità, con disprezzo», nella frase, tratta dal romanzo I Vermi «il feroce balestrò a squarciasacco una occhiata sanguinosa».[42]

   Il lemma cangrù, non l’ho trovato in nessun vocabolario, nè antico, nè moderno, per cui l’ho definito un termine mastrianeo. Probabilmente si tratta di un animale goffo, e Mastriani il termine lo usa in senso dispregiativo nei confronti di un personaggio del libro I figli del lusso nella frase: e la speranza di arrecarle alcun conforto di cibo fece sì ch’ella si acconciasse a soffrire i modi bestiali di quel cangrù che si diceva il segretario della Contessa. Nelle ricerche effettuate, è saltato fuori che un tale Emiliano Panzieri,  nel 1878 commise un reato nella provincia di Pesaro, era soprannominato Cangrù. Nel Testi Libri Patrimoni Architettonico UNINA si legge: “ V’erano elefanti, leoni, struzzi, pantere, antilopi, cangrù, giaguari, scimmie, di che soddisfare i gusti di tutti i sudditi di S. M.”[43]

   Cosmomensore, sostantivo che dovrebbe significare  « Misuratore di tempo», composto dal lemma « Mensore» che era colui che nella Legione Romana precedeva i soldati per misurare  il campo da occupare, e  « Cosmo, globo». il lemma è nella frase tratta da I figli del lusso : Ah! gnorsì dice Luigi che non si vanta di essere un sì scrupoloso cosmomensore .[44]

   Ingenere. Prova generica . Lemma trovato nel Dizionario Olivetti nella frase : Egli non può avere nelle mani nessunissima pruova giacchè l’ingenere tornò in casa vostra, nel romanzo La brutta, Napoli, L. Gargiulo, 1867,  vol. IV cap.VII, «La denunzia»  pag.12

   Scorbuto. Brutta parola. Termine mastrianeo. Trovato nel romanzo  La figlia del croato, Napoli, G. Regina, 1877,  cap. XI « Che fa casimiro?»  pag.125 nella frase: Intanto Casimiro non si arrischiava di aggiungere una sola parola… Aspettava che il mongibello avesse dapprima vomitato i suoi scorbuti.

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[1] Napoli, Dalla Tipografia dell’Omnibus, 1851. cap. III. Parte Terza vol. I. «Il medico inglese» p.99.

[2] Napoli, Boutet 1901, pp. 84-85.

[3] Napoli, Luigi Gargiulo, 1868, vol. IV cap. XVII «Il fidanzato» p.38.

[4] Napoli, appendice sul Roma 1883, cap.V «Giancola e re Ferdinando».

[5] Ibidem, cap. XII «La rappresentazione».

[6] Napoli, appendice sul Roma, 1886, cap. XIX «Il mendico».

[7] Napoli, Guida-Editori, 2019, cap. IX «Gli sposi nel borgo» p.92.

[8] Napoli, Guida-Editori, 2017, cap. XX «Disegni di vendetta» p.248.

[9] Napoli, G.Rondinella, 1866, cap. I «Un leone del 1855» p.7.

[10] Firenze, Le Monnier, 1949

[11] Napoli, Stab. Cav. Gennaro Salvati, senz’anno di pubblicazione (dopo il 1892), cap. III Parte Quinta «La farfalletta» p.199,

[12] Napoli, Stab. Cav. Gennaro Salvati cap. IV Parte Terza «La comare e la strega» p.126.

[13] Guida-Editori 2017 cap. XIII «Il matrimonio di Rosella» p.148.

[14] Guida-Editori 2017, cap. XVI «Alle paludi» p.196.

[15] Napoli, appendice sul Roma, 1885, cap. II «I cinque piani).

[16] Napoli, Guida-Editori, 2017, cap. I «La regina Amalia al Pendino».

[17] Napoli, G.Rondinella, 1866, cap. X «L’arrivo dello sposo» p.101.

[18] Napoli, Gabriele Regina Editore, 1878, cap. IV vol. I  p.45.

[19] Napoli, Stab.Tip. Gennaro Salvati, (dopo il 1892)  cap. VIII p.23.

[20] Napoli, Stab. Tip. Cav. Gennaro Salvati, (forse1895) IV «La camera dell’avaro» p.62.

[21] Napoli, G.Regina, 1865, cap.VI p.110.

[22] Napoli, Luigi Gargiulo, 1866, cap. III vol. II «La scommessa» p.87.

[23] Napoli, Giosuè Rodinella, 1866, cap. III «Luisella» pag. 53.

[24] Vol. XXV, Napoli,Tipografia del Real Ministero degli Affari Interni – Nel Real Albergo dei Poveri, 1841,

[25] Napoli, Dalla Tipografia dell’Omnibus, 1851, cap.VIII vol. I «Il giornale di Beatrice» pag.133.

[26] Ibidem, cap. III, vol. II,  «La sera delle nozze» pag.66.

[27] Napoli, Giosuè Rondinella, 1867, cap. II «Preparativi » pag.10.

[28] Luigi Gargiulo, 1867, cap. II, vol.VI «La famiglia mennonista» pag.139.

[29] Napoli, Stab. Tip. Cav. Gennaro Salvati, ( senza anno, forse dopo il 1890) cap. IV, « La vecchia dell’aceto» pag.29.

[30] Napoli, Tipografia dell’Omnibus, 1851, cap. IV vol. I «L’esplorazione»  pag.61.

[31] Napoli, Luigi Gargiulo, 1867, cap. III  vol. II « La principessa di Colleverde» pag.61.

[32] Napoli, 1816, Seconda Edizione.

[33] Napoli, 1832.

[34] Napoli, Stab. Tip. Cav. Gennaro Salvati, (senz’anno di pubblicazione, forse 1892)  cap.V « I fantasmi» Parte Quarta pag.167.

[35] Napoli, Stab. Tip. cav. Gennaro Salvati, (senza anno di pubblicazione, forse 1892) cap. II Quinta Parte, « Julia De Sandal Y Tarbea»  pag.196. 

[36] Napoli, Stab. Tip. cav. Gennaro Salvati, (senza anno di pubblicazione, forse 1892) pag. 48

[37] Napoli, Stamperia Governativa, Casa Editrice Gennaro Salvati, 1883, pag. 206  cap. III. 

[38] Ibidem,  pag.156, cap. V.

[39] Gabriele Regina, Napoli , 1865, cap. III pag.38. 

[40] Ibidem cap.IV  pag. 53.

[41] Napoli, Luigi Gargiulo, 1867, cap. II vol. VII « La famiglia mennonista» pag.19.

[42] Ibidem, cap. II vol. VIII «Le case infami» pag.79.

[43] Napoli, Luigi Gargiulo, cap. I vol. III «Le limosine dei ricchi» pag. 15.

[44] Ibidem, 1866, cap.III. vol. III «Ritratti a lapis» pag. 43.

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 Di seguito l’elenco dei vocaboli particolari, prosegue in maniera meno dettagliata:

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abborracciare. Fare qualcosa male, in fretta, senza attenzione [Z-La Domenica («Filosofia pratica e popolare. 27 gennaio 1867»)] essendochè sia meglio compiere perfettamente una piccola quantità di cose che abborracciar molte cose.

accagionare. Accusare, incolpare [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.658.II] Come se a questo fossero da accagionare  i mali che ci travagliano.

accorruomo. Invocare aiuto [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.516.II] non sapendo che farsi in quel terribile frangente aprì la finestra e chiamò all’accorruomo.

accostumare. Abituare, assuefare [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.183.II] Accostumate il popolo basso alla nettezza e gli avrete inculcato ogni principio d’ordine di morale di probità. 

acquidoccio. Acquedotto [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.138.I] L’antico acquidoccio arcuato per cui gli Aragonesi erano entrati in Napoli 

addentellato. Legame, nesso [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.222.II] Il quartieruccio fu ammobbigliato con gusto da non lasciare addentellato alla più severa critica della gente sopraffina. – Pag.222.II

aggrancire. Afferrare, ghermire [(DO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.444.II)] aggrancì nuovamente colla corda la ringhiera del balconcino, 

aggraziamento. Concezione della grazia  [(AC) – I vampiri, Napoli, G. Regina, 1869 p. 43.I)] onde un condananto a morte aspetta una promessa di aggraziamento.

alcorano. Corano [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869 p.312.I] I codici civili alcorani de’ricchi vi apposero il loro suggello,

algidismo. Lo stesso ma poco comune di ipotermia [(DO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.182.II] il colèra serpeggiava nera fantasima colle orbite scavate dall’algidismo, 

allea. Viale [(Z)-La Domenica («Due signore suonate», 29 settembre 1867)]: due signorine genovesi passeggiavano sulla nostra allea detta de’Cappuccini.

altrettale. Simile, uguale [(Z)-Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.138] e che la farò andare in carrozza con vesti di eta e di velluto e altrettali cose.

angoni. Sensi di soffocamento [(DO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.91.I] è l’ultimo tramite dell’agonia attraverso gli angoni della strangolazione. 

annaspratoRicoperto di glassa di zucchero [(DN) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.162] senza contarvi i principi i trasmessi i pasticcetti le frutta le creme i giuleppati le croccantino gli annasprati ecc.

anneghittito. Infiacchito [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.373.II] che erano fino a quel tempo rimasti appiattati e anneghittiti dalla luce della libertà. 

ansanare. Ansimare, respirare con affanno [(TM)-I misteri di napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.7.I] L’ometto ansanava orribilmente: aveano dovuto fare una fatica incredibile

aplomb. Disinvoltura, autocontrollo [(Z)-La Domenica «Carlo Y» 11 novembre 2 dicembre 1866] rispose questi con quel medesimo aplomb che avrebbe detto Rothschild o Napoleone.

appiccagnolo. Oggetto dove si può appendere qualcosa [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.511.II] il sospendeva ad un appiccagnolo ch’era dappresso al suo letto.I

appropinquare. Avvicinare [(Z) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.33]: e più non dubitò che si appropinquasse il giorno in cui vedrebbe felice la sua figliuola.

aquarzenteAcquarzente, lo stesso che acquavite [(DO) – La Domenica «Contro il tabacco» ] e, come l’aquarzente non rimase a lungo rilegata nelle botteghe degli speziali. 

arrischiato. Temerario, avventato [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1879, p.26.II] Un giovane onesto timido costumato è posposto  nel loro cuore ad un licenzioso arrischiato. 

assentazione. Adulazione [(P) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.193] la cui educazione egli aveva guasta per soverchie assentazioni paterne. 

asseveranza. Affermazione decisa [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.214.II] Questo è ciò che possiamo affermare con asseveranza.

assisa. Seduta [(Z) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.206] Poscia che pochi minuti stie’quivi assisa la giovane muta, 

bargello. Sbirro, poliziotto [(Z)-Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.218] la notte stessa in cui questi fu costretto di sottrarsi alle prese del bargello,

bazzica. Gioco di carte (usato in senso figurativo? gioco di parole?) [ (Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.54] Erano queste le bazziche che si teneano tra i crocchi diversi tra le giovani allieve 

berlingaggio. Giovedì grasso, ultimo giovedì di Carnevale [ (Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.75] Quella sera Margherita volle che in sua casa si celebrasse il gran berlingaggio;

bertesca. Impalcatura [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.247.II] il paratore che su mal fermo ponte o su traballante bertesca giuoca la sua spina dorsale contro pochi carlini; 

boattiere. Custode o mercante di buoi [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.463.I] Que’pastori que’boscaiuoli que’caprai que’boattieri e bobolchi,

boldrò. Persona con testa grossa [(P)-Tobia il gobbetto (App del Roma)] Io non so cosa mi abbia a dire questo vecchio boldrò.

bobolco. Bifolco [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.463.I] Que’pastori que’boscaiuoli que’caprai que’boattieri e bobolchi, 

bordone. Appoggio [(Z) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.173] Ben ricordo pertanto che quelle megere faceano bordone a mia madre 

boscomano. Boscimano, detto di popolazione africana [(Z) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.56] dal torace aperto e peloso dalla fronte compressa come quella di un boscomano. 

buccina. Strumento a fiato [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.580.I] La morte non ci manda un messaggiero od un araldo colla buccina per avvisarci del suo arrivo. 

bucicare. Muoversi un pochino nella persona [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.103.I] credettero scorgere che le labbra del cadavere bucicassero  come se proferissero parole misteriose.

buglia. Concorso di gente [(P) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.300] Trasse a questa buglia molta gente della strada che s’interpose tra il furibondo marito e la spaventata consorte. 

buscheria. Buscherata, fandonia [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.340.I] chè io son certo che la debbe essere qualche solenne buscheria. 

cagliare. Perdersi d’animo, allibire [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.358.I] Ebbe a cagliare il pervertito veggendomi al suo fianco

calamistro. Ferro per arricciare i capelli [(Z)- Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.139] e con certi calamistri ch’ella comperava appositamente per la bella Giuditta.

calmeria. Costante stato di calma del mare [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.20.II] Dal 1816 al 1820 fu calmeria nell’oceano politico. 

capestreria. Bizzarria, capriccio [(Z) – I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.15.I] Non sappiamo quali capestrerie ravvolgesse pel capo il coeco di un occhio: 

caraffa. Antica misura napoletana per liquidi [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.240.II] Una guastadella da quattro caraffe passava in giro per le otto bocche

carra. Antica unità di misura piemontese [(DO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869 p.87.I] e dava ogni anno non già una botte ma un sei carra di ottimo vino; 

casolana. Sorta di mela [(P)-Tobia il gobbetto  App. del Roma ] erasi fatta così vermiglia da digradarne i colori della mela casolana. 

castraporcelli. Castraporci, castratore di maiali [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.468.I] non fo per dire faccio paura a’ castraporcelli  del mio villaggio. 

catrafosso. Fosso profondissimo [(Z)-I misteri di napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.86.I] Tutto il terreno era pieno di catrafossi e di precipizi. 

catriosso. Carcassa di uccello [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.85.I] Palmarola è un catriosso rabberciato.

cavazione. Azione da schermitore [(Z) – La Domenica «Cento di questi giorni» 23 dicembre 1866] mentre vi difendete con una cavazione siete assalito a tergo;

cifrone. Cefrone, striscia che i militari hanno al braccio per indicare anzianità di servizio [(GO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.662.I] servitori coi cifroni alla livrea;

cellaio. Cantina, dispensa [(Z)-Tobia il gobbetto, App del Roma] ne hai impippiato più tu nello stomaco che il vinaio Pascariello nel suo cellaio. – Pag.93

cellecatoria. Prodotta dal solletico [(DN)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.536.I] per molto tempo l’atrice invenzione della mortte cellecatoria formò il subbietto delle conversazioni in Napoli 

cervelloticheria. Idea, trovata cervellotica [(DO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.333.I] mi sbizzarrii in mille cervelloticherie che ora non saprei ridire, 

chiausso. Specie d’usciere  [(P) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.356] Ne abbiamo cinque del mese e corre la terza mesata disse colla sua voce nasale il chiausso della proprietà. 

chiavonesca. Azione da  briganti, derivata dal brigante Luigi Alonzi detto Chiavone [GO – La Domenica («Cronaca della settimana del 18 novembre 1867»] Non sembrava che gli alunni della scuola chiavonesca volessero sentir ragioni.

chignon. Crocchia di capelli raccolti e variamnete annodati sul capo [Z-La Domenica («Cronaca della settimana. 30 dicembre 1866» )] I chignons pigliano proporzioni così spropositate che sono venuti in sospetto.

chiotto. Quiete, prudente [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.440.I] Poscia ne andarono chiotti al molino a ritrovare Onesimo; 

ciaccherino. Diminutivo di birbante, figuro [Z-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.101.I)] dominava tutta quell’onda si scalzi e cenciosi ciaccherini, 

ciacco. Porco [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.101.I] il dimonio che ti si è cacciato nel corpo abbia gl’istinti del ciacco.

cianghellino. Persona di cattivi e disonesti costumi [(AC)-I misteri di Napoi, Napoli, G. Nobile, 1869, p.640.I] Sozze ciarpe coperte di pillacchere ricoprivano le nudità di que’cianghellini. 

civanza. Civanzo, risparmio, guadagno [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.528.I] Questa civanza di mille ducati chi sa che non abbia a guadagnarmela io? 

civanzare.Trarre profitto da qualcosa  [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.528.I] Noi altri non possiamo altramenti civanzarci  che facendo qua e colà qualche botta… 

codinesco. Codino, chi si dimostra reazionario, retrogrado [Z e GO – La Domenica («Cronaca della Settimana. 17 marzo 1867»] Il quartiere di Chiaia dove abita la così detta nobiltà mopstrò in ogni tempo tendenze retrive e codinesche, 

còlere. Ossequiare, onorare [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.379.I] non ci potea essere un paterfamilia più da còlere e celebrare

comaratico. Comparatico, condizione di compare o di comare  [(Z) Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.53] era di quelle che gittano il gomitolo col bigliettino dentro e sono di un comaratico da non finir mai. 

comarca. Territorio intorno alla città principale specie nella zona di Roma [DO-La Domenica (CRONACA DELLA SETTIMANA. 18 AGOSTO 1867»)] la nuova dello scoppio del colera a Frosinone e in quasi tutta la Comarca.

conclamazione. Acclamazione universale [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, 189.II] viene altresì vietato in simiglianti casi ogni accorrer per curiosità ogni affollamento e conclamazione:

conquibus. Denari [(Z) – I vampiri, Napoli, G. Regina, 1869 p.32.I] E così? che hai fatto? Avremo i conquibus?

consuonareConsonare, essere in accordo, armonia [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.281]  intrattenersi parecchie volte in conversazione colla bella Ezilda i cui principî consuonavano interamente co’suoi.

contestabile. Conestabile, gran scudiero di Corte [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.332.II] sorgeano due palchi scoperti l’uno dove sedevano i Giudici della giostra e l’altro dov’era il Contestabile maestro del campo. 

contigia. Calzatura medievale [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.525.II] i blasoni del nobile si sentivano alcun po’deturpati dalle contige del rustico don Peppe. 

controloro. Controllore, riscontri ere [(N1) I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.72.I] A quest’ora sarei per lo manco contro loro od ispettore, 

controminare. Tentare di sventare piani [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p. 90.II] Ci erano le spie del re quelle del Medici quelle del marchese Pietracatella che controminava il potere del Medici. 

convellimento. Spasmo [(TM) – Eufemia, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.95] gli oli e le polveri per mettere in convellimento lo stomaco e le budella; 

correggiato. Antico attrezzo per la battitura dei cereali   [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.35]  e quindi li batte co’correggiati per farne saltar fuori i chicci:

coturno. Calzatura dalla suola alta [(Z)- Paolo Retti, App. del Roma p.110] Era la prima volta che il giovine artista calzava il coturno e nella difficile parte di Paolo.

credenzone. Chi crede a tutto quanto gli dicono [(P)-La Domenica («Fatti diversi. 9 giugno 1867»] In paese le donnicciuole e i credenzoni facevano correre la voce che era il defunto esattore, 

criato. Servitore, servo [(N2)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.642.I] A voi compagni accoppate primamente il criato (il domestico); 

cubicolo. Vano, stanza [(Z)- Tobia il gobbetto, App del Roma] Se io avessi mogliera non ti farei entrare nel mio cubicolo.

dèbats Giornale di Parigi pubblicato dal 1789 al 1944 [(GO) – Una martire, Napoli, L. Gargiulo, 1868 p.70.II] Il signor Foulquier era seduto ad una poltrona col Dèbats nelle mani.

decima. Specie di imposta [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.318.I] Caddero le decime e le prestazioni signorili; 

delubro. Santuario, tempio [(Z) – I vampiri, Napoli, G. Regina, 1869 p.67.II] poco appresso il misterioso maschio proibito era entrato nel delubro coniugale.

diascolo. Diavolo [(Z) – Il Palazzo di Cristallo («Memoria di due sposi» 31 gennaio 1856)]  Hanno dunque ragione le donne di volersi maritare per forza fosse anche col diascolo.

dindo. Denaro, quattrini [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.380.I] Don Diego avea più nobili sensi: il dindo era il suo Dio. 

diuturna. Che dura a lungo, continua [(Z)-La Domenica («Filosofia pratica e popolare. 27 gennaio 1867»)] L’esperienza giornaliera c’insegna che l’attenzione diuturna a’più minuti particolari è la radice dell’umano progresso;

divertire Volgere altrove, distogliere [(Z) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, p.182] E divertì subitamente gli occhi da quella tomba

dimunta. Consumata [(AC)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.369.I] l’alba schiariva con sinistra luce la bianchissima e dimunta faccia della tisica, 

dottato. Qualità di fico [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.190.II] Quelli senza smettere d’ingozzare l’un dopo l’altro i fichi lardaioli o bottati rispose

ebbrofestante. Esaltante [(TM)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.223.II] Ma allorché più vivi e numerosi erano gli auguri agli sposi e più ebbrofestante il banchetto, 

ebdomadario. Che accade ogni settimana [(Z)- La Domenica,  «Cronaca della Settimana. 9 giugno 1867»] Domenica venne fuori il primo numero del giornale  ebdomadario col titolo L’Educatore,

edace. Che divora, consuma [(Z) – Una martire, Napoli, L. Gargiulo, 1868 pag.19.V] Bisognava ad ogni costo far le fiche al tempo edace. 

edulcorare. Rendere dolce [(Z) – Una martire, Napoli, L. Gargiulo, 1868 p. 88.I] Certo è che con questo giuleppo edulcherò siffattamente il cuore dell’azzimato sessagenario. 

elasso. Trascorso, passato [(AC)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.203.I] Pochi momenti erano appena elassi dallo arrivo di Rita; 

elettuario. Miscuglio [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.682.I] Ci è un silenzio che è tutto un dizionario anzi un elettuario di voci affatto nuove. 

ellissi. Mancanza, omissione [(Z) – I vampiri, Napoli, G. Regina, 1869 pag. 7.I] e le donne amano più i pleonasmi che le ellissi.

epizoozie. Diffusione di una malattia [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.274.I] Ora eccoci a parlare d’un’altra sorgente non men feconda di morti di malattie di epizoozie, 

esperidi.  Luoghi deliziosi [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.168.II]  soavi profumate ebbrezze de’ mari incantati che circondano le belle spiagge esperidi 

etade. Gli anni della vita [(Z) – La poltona del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.134] Teresa era in quel tempo una donna in ancora fresca etade e provocante  per appetiti disonesti… 

fabbricato. Punito [(P) – La poltrona del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.208] Ora trovandosi fabbricato nella galleria sotterranea  per lo infame tradimento 

facella.  Piccola ma intensa luce, splendore [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.579.)] Ognuna di queste scintille potrebbe riaccendere quella divina facella che dicesi virtù.

favonio. Vento tiepido di ponente [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.53.II] Come si fa a non essere pigro quando spira il dolce favonio su i colli del Vomero 

fia. Essere  [(Z) – Eufemia, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.136] e, se possibile fia, dimentica una infelice che nacque sotto la più infausta costellazione del cielo.

filiano. Parrocchiano [(TM)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.403.I] La porzione di vostra signoria eccellentissima la serbo per un povero infermo tra i miei filiani; 

filellenoSostenitore della civiltà greca [(Z) –La Domenica («Cronaca della Settimana. 10 febbraio 1867»)] questa breve descrizione voltata in italiano dal giovine filelleno signor Ernesto Palumbo.

filugello. Baco da seta [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.282.I] fabbriche di spilli filatoi allevamento di filugelli fabbriche di candele di cera e di sego:

forame. Buco apertura [(Z) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.184] e di cui un raggio scappasse per occulti forami. 

forget-me-not. Non ti scordar di me, miosotide, pianta erbacea [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.533.II] Eraci il cactus il rèsèda il forget.me-not il tamarisco il tuberoso l’aristocrazia de’fiori insomma.

frattoio. Frantoio, ordigno per frangere l’ulive [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.239.II] la prima era addetta al frattoio o vero al molino che ingrange le olive,

fucetolaUccello migraorio, beccafico [(Google) – I vampiri, Napoli, G. Regina, 1869 p.68.II] farò di ammazzare come suolsi dire , due lucetole ad un colpo.

fusone. In quantità [(P) – Una martire, Napoli, L. Gargiulo, 1868 p.38.IV] Il belletto vi era gittato a fusone su ambo le guance e su le labbra. 

galefaciente. Calefaciente, detto di ciò che prodice senso di calore [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.308.II] Questi ha la faccia a riso, … galefaciente. – 

gentilesimo. Religione pagana di popoli non cristiani [Z-La Domenica («CRONACA DELLA SETTIMANA. 27 LUGLIO 1867»)] Ecco quello che rende in sommo grado ridevole la posizione de’signori destini del gentilesimo.

ghiozzo. Goccia, cosa minima [(Z) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. pag.33]: Mi terrei paga di mangiare solo un ghiozzo di pane al giorno

ginnetto. Cavallo agile  snello [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.78] Il cocchiere die’una vigorosa scudisciata al suo magro ginnetto

giulecco. Giulecca, farsetto di panno [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p164.I] indi si cacciò più su delle spalle il rustico giudecco che il difendeva dal freddo, 

glutine. Vincolo (fig.) [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.418.I] Quell’anima era ligata alla terra da un glutine, Onesimo. 

gnaffa. Faccia, viso [(TM)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.380.I] si rase ogni dì accuratamente la gnaffa dinigrò i capelli e pose il liscio sul volto. 

gnaulare. Lamentarsi fastidiosamente [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.93.I] ribolliva in tutti i versi e gnaulava di gemiti soffocati

granciporro. Errore, svista [Z-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.382.I)] Fu un gran granciporro che prese la giustizia,

grillotalpa. Insetto di colore bruno [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.101.I] Risuonava in quell’antro il piccolo grido delle grillotalpe, 

grisatoio. Arnese da vetraio [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.643.I ] e cavò di saccoccia una specie di grisatoio strumento di ferro col quale i vetrai rodono i vetri. 

guano. Concime  [(Z) – Eufemia, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.10] sono questi perdoni il paragone il guano ond’io nodrisco il mio campo.

iconoclasta. Distruttore di immagini sacri [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.508.I] e novelli iconoclasti demmo la caccia alle immagini.

ignivomo. Che vomita fuoco [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.374.II ] Il cannone mostro ignivomo che disoniora la civiltà e di cui Dio arrossisce. 

iliade. Lunga serie di guai, vicissitudini  [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.354] Era forza che si compisse l’iliade de’suoi dolori;

immoscadavasi. Si profumava [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.469.I] La domenica e i dì festivi il brigante zerbinotto immoscadavasi e inzimbettavasi 

impegolato. Spalmato di pece [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.178.II] egli avvenne che uno di que’medici o infermieri impegolati sbagliato il portoncino,

imperò. Perciò, però  [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.60] e tu fa che io muoia di febbre in due giorni pur ch’io mi abbia imperò spazio di penitenza.

impulizia. Inciviltà  [(AC) – Eufemia, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.22] sarebbe stata la più villana impulizia di non condurmi a casa del marchese all’ora stabilita, 

incarnativo. Color roseo [(Z)-Tobia il gobbetto, App. RomaQue’labbri incarnativi e semiaperti sui quali più non passava l’alito della vita. 

indiare. Innalzare a livello divino [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869 p.24.I] un’antica magione rallegrata di sole e indiata nel sorriso di una madre o di una sposa. 

infagonato. Infaonato, livido e nero [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869,444.I] il pallore e l’agitazione di Cecatiello erano estremi. Il suo volto era infagonato. 

moriglione. Uccello acquatico [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.517.I] io avrei fatto leccar le dita a vostra riverenza con un moriglione infarsito di lardo 

infronzire verb. • Nascondere Rabberciare, correggere alla meglio [(GO) – Il suicida, App. Roma cap.XIV, p.153] una civiltà rabberciata, raffazzonata, infronzita con mille rattoppi e impiastricciata di lucida e puzzolente vernice.

innalberare. Inalberare, fare adirare qualcuno [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.292] e maggiormente s’innalberò di sdegno e si accese della brama di vendicare il fattogli oltraggio.

indovarsi. Mettersi in un luogo [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.367.I] Il dolore fisico più non trovava ad indovarsi in quella squisita finezza e magrezza di membra… 

latibolo. Nascondiglio, tana, caverna [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.517.I] le acciughe salate e il cacio vecchio che è nel fondo del nostro latibolo, 

latissima. Larghissima [DO-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.73.I]  lasciamo pensare a’nostri lettori quale latissima vena di belli scudi si fosse questa industria 

lecco. Nei giochi boccino o pallino [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.294.II] Dicesi fare un sei quando il giocatore avvicina più degli altri la sua pallottola o la sua piastrella al lecco. 

lingue di faggio. Specie di funghi prodotti dalla ceppa del faggio  [(NdL) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.52] Io debbo andare questa mattina a Polvica per raccogliere due lingue di faggio. – p.52

lizza. Campo di combattimento [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.12.II] La bisca e la donna ecco le due grandi risorse dell’ozio le due lizze in cui scavezzano questi briosi puledri. 

loglio. Pianta velenosa [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.581.I] Tutti sono galantuomini e a cernere trovi il loglio e l’ortica

lonzo. Floscio, debole, snervante [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.469.I] Effeminato e lonzo mandrillo portava anella d’oro agli orecchi e alle dita

lupicante. Astice [(Z)-Tobia il gobbetto, appendice del Roma cap. V. ]: A quest’ora ti troveresti in fondo al mare in compagnia de’pescicani e de’lupicanti 

lustra. Lusinga [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.657.I)]  qualche cosa che facea le lustre di essere roba da mangiare, 

macciànghero. Tanghero, grossolano, goffo ([P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.455.II] Sciasciariello era anche geloso di quel macciànghero del Chiazzaro, 

maghero. Magro [Z-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.164.I)] e data colla voce una spronata ai suoi magheri ronzoni, 

mallarda. Mallardo, malardo, anatra selvatica [(DO) – La Domenica «Cento di questi giorni»] Chi si appiatta tra le macchie per cogliere a volo la grossa mallarda.

mamozio. Persona inespressiva e poco partecipe [(N1)-Tobia il gobbetto, App del Roma] e te la godesti finchè ella ti die’ un calcio be’calzoni e ti mandò mamozio. 

mangiaferro. Sgherro, bravaccio [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.642.I] Dettero que’mangiaferri addosso al misero vecchio domestico,

maniglia. Raccomandazione, protezione da persona influente [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.294.II] Quale maniglia ei tenesse per canzonare il Pubblico Ministero e il Procuratore del re sarà facile intendere. 

maruzzara. Venditrice di lumache e frutti di mare [N1 e NdL-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869. p.297.II] che più morsi dette quinci e quindi fu una che colà nominavano la maruzzara. 

mastietto. Neonato  [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.288] Quella notte stessa questa giovanetta die’alla luce un bel mastietto di cinque mesi, 

mattonella. Rimbalzo [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.572.I] L’abate s’insinuò come una biscia giuocò di destrezza e di mattonella, 

mazzucolare. Cader giù in precipizio [(P)-La Domenica(«FATTI DIVERSI. 30 DICEMBRE1866)] dovette eseguire un’ascensione più lenta per non  mazzucolare, 

mezzolla. Mezolla, mezza caraffa  [(SN) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.122]  e si fece arrecare tre grani di trippa un grano di pane e una mezzolla da sei. (mezzolla è nell’edizione L. Gargiulo 1868; mezolla è nell’edizione G. Salvati)

minosse. Giudice molto severo [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.142.II] Luigi Fabbri era il minosse della stampa periodica. 

miotis. Myotis, specie di pipistrello [(W) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.14] gli occhi avevano il colore di quelli del miotis e sembravano adombrati da un nasaccio da pulcinella. (segnalare anche il paragone degli occhi del basilisco).

montheion, premio. Il Prix Montyon è un premio letterario assegnato dall’ Acadèmie francaise. [(W) – I vampiri, Napoli, G. Regina, 1869 p.26.II] l’eredità meriterebbe il premio Montheion o il brevetto d’invenzione.

morsello. Boccone, pezzetto [(Z-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.517.I] con un moriglione infarcito di lardo che è un morsello da cardinale…

morte cellecatoria. Morte causata da lunga sottoposizione a solletico [(DN)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.536.I] Fatto è che per molto tempo tempo l’atroce invenzione della morte cellecatoria  formò il subbietto 

mozzorecchi. Furfante, malandrino [(Z) –La Domenica « Brigantaggio e allocuzione del papa», 11 novembre 1866] e non crediamo che la finiremo per ora con questi mozzorecchi campioni della religione e del trono,

negligere. Trascurare, omettere di fare [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.72.I] per non lasciarti negligere una cosa che può esserti di tanto vantaggio. 

nettacessiSvuota cessi [(P) – La Domenica «Cronaca della Settimana. 6 gennaio 1867»]  Non ci è lustrastivali o spazzino o nettacessi che non abbia il suo stemma.

norte. Nord [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.51.II] Napoli era sempre quell’allegro paese in cui venivano a cacciar via la noia certi lupi del norte. 

obesità. (fig.) Grasso che ostacola, pinguedine [(Z)-Tobia il gobbetto (App. del Roma)] La rivoluzione del ’60 non avea fatto ancora breccia nella obesità del municipio di Cercola. 

offelleria. Pasticceria [(Z)-La Domenica («Fatti Diversi. 3 marzo 1867»)] Quando il forno dell’offelleria fu bene infuocato quell’infelice gettavasi tra le bracie,

oliva. Profumava [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.554.II] l’aria balsamica che tutta oliva delle essenze di un contiguo giardino, 

omoplata. Scapola, spalla [(Z) – Una martire, Napoli, L. Gargiulo, 1868 p.20.IV] anche quando abbia la testa canuta, gli omoplati curvati innanzi e le mani tremebonde.

onanista. Chi pratica la masturbazione maschile [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.8.II] Apati inerti e indifferenti ad ogni bene della patria e di se stessi sono il pallido e tremante onanista, 

ostensiva. Che tenta a mostrare o a spiegare [(Z)-Tobia il gobbetto, App del Roma, Conclusione]: avea già fatta ostensiva al sindaco e al delegato della Cercola la lettera dello sventurato  Tobia, 

oviparo. Animale che depone uova entro le quali si compie lo sviluppo embrionale. [(GO)-Tobia il gobbetto, App. del Roma cap. XVI] E tutta Casoria non esclusa la popolazione degli opivari pennuti, 

ordura. Vizio, sozzura, bruttezza [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.235.I)] dove la società onesta suppone ordure e crimeni d’ogni genere, 

origliere. Guanciale [(Z) I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.189.I] Ei bastava che voi aveste messa la figura della Madonna del casolare sotto l’origliere dell’amamlato 

pabolo. Godimento [(N2) Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.168] e quando avea dato così un pabolo a quel supremo sentimento di fratellanza che avvicina tra loro gli esseri umani,

pagnottista. Chi cerca impieghi comodi e redditizi [(Z) – Eufemia, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.40] e non già come la falange de’pagnottisti che hanno sbranata la povera Italia,

padella. Parte del ginocchio che posa a terra [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.21.I] Le ossute padelle del carnefice premeano il ventre della vittima. 

palla colla renza. Abito di far chicchessia [(N1)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.15.II] Sotto il governo borbonico bastava che uno avesse la palla colla renza, 

palliare. Dissimulare sotto falsa apparenza [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.604.I] quali si vogliano gli argomenti che possiate addurre a palliarla,

paltoniere. Accattone, canaglia [(Z) I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.8.I ] e menar la vita da paltoniere anziché buscarsi il carlino con la fatica. 

paludamento. Abito di cattivo gusto, mantello militare [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile. 1869, p.180.II] e altre persone gli si appressarono rivestite del lugubre paludamento. 

panicuocolo. Fornaio che cuoceva il pane fatto da altri [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.440.I] sia nel trasportare il grano macinato dal panicuòcolo e riversarlo nel buratto. 

panteon. Luogo ideale che raccoglie opere o personaggi illustri [(Z) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a,  p.66] panteon di eccellenze di cui non era restato che un ricordo di vanità 

parafernale. Bene extradotale [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.622.I] qual porzione de’beni fosse costituita beni parafernali, non sapremmo dire; 

parangaria. Vassallaggio, dominio [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.649.I] Ci erano le angarie e le par angarie di prerogativa signorile. 

paratella. Rete usata nella caccia alla quaglia, fig. rete amorosa [(Z) –Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.102] roseti e boschetti dove le donne di equivoci odori gittavano a’passanti le loro paratelle amorose.

pàroli. Posta doppia a quel che si è giocato [(DO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.768.I] Una sera un pàroli di cento once d’oro fu fortunato.

pascialicato. Pascialato, pascialatico, Stato di pascià [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.130.I] Così ride il condannato ne’  pascialicati di oriente quando sente l’acuminata e arroventata punta del palo, 

pastracchione. Persona grossa e robusta [(DO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.52.I] Come a dire pastracchione? Domandò Cecatiello.

patena. Piccolo disco d’oro per l’ostia [(Z)-La Domenica («Cronaca della Settimana. 14 aprile 1867»)] invola la patena del calice e col sacro arnese nelle mani lentamente si avvia verso l’uscita della chiesa.

pelasgica. Relativo ai Pelasgi, antico popolo  [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.636.II] Da quel dì Napoli cessò di essere pelasgica greca o fenicia e divenne italiana

pelottone Plotone [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile 1869, p.358.II] L’artiglieria precedeva i pelottoni. 

petente. Chi presenta una petizione, una richiesta all’autorità o simili [(DO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.73.I] una gran parte delle suppliche che i petenti venivano a rassegnare all’eccellentissimo signor direttore

patassio. Clamore, frastuono [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.656.I] se al padrone fosse giunto all’orecchio quel patassio male ne sarebbe incolto. 

patrasso. andarsene a. Uccidere morire [Z.fig-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.160.I] le angarie e le ferità di questi assassini  che sono i nostri padroni ecco ch’io debba andarmene a Patrasso 

phaèton. Tipo di cattozza molto alta, scoperta a quattro ruote  [(Z)-La Domenica («Cronaca della Settimana. 30 dicembre 1866»)] Si è visto a Parigi in un magnifico phaèton una dama dell’alta aristocrazia che portava sospesi al suo cosiddetto cappello alcuni piccoli campanelli d’oro.

piato. Discussione [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.654.I] Il vergognoso piato recato nelle aule della giustizia abbreviò i giorni della povera donna, 

prandio. Pranzo, convito solenne [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.91.I] conciossiaché dolenti che altri abbia molestato l’osceno loro prandio.

prefata. Menzionata o citata in precedenza [(Z)-La  Domenica («Cronaca della Settimana. 20 gennaio 1867»)] a questa stessa ora voi mi restituirete  nè più nè meno che la prefata somma di lire cinque, 

prelazione. Preferenza, scelta [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.649.I] di vendere con prelazione i prodotti delle terre di lui .

prescienza. Preveggenza [(Z)- I misteri di Napoli, G. Nobile, 1869, p.589.II)] e confondono la prescienza  e l’onniveggenza attributi della Divinità, 

proconsole. Personaggio che esercita un potere assoluto [(Z) – Una martire, Napoli, L. Gargiulo, 1868 p. 58.IV] avvezza a tremare al cospetto del suo feroce proconsole. 

procuratore. Giuoco di società [(TM)- La Domenica («Cronaca della Settimana. 17 marzo 1867»] Si giuocava al Procuratore. Quando venne la volta della signora Amalia costei disse:

proposto. Prevosto, curato [Z-La Domenica («Stanezze di un prete» 7 luglio 1867)] Il proposto di Lecco signor Galli innanzi di partire per Roma volle dare un addio ai suoi parrocchiani

quadragenaria. Chi ha quarant’anni di età [Z-La Domenica («Fatti Diversi. 20 gennaio 1867»)] valuta contante abbastanza cara di un bacio di una donna non bella e quadragenaria.

quadreria. Raccolta o galleria di quadri [(Z) – La Domenica («Cav. Filocamo» 21 luglio 1867)] fare acquisto delle opere degli artisti contemporanei colle quali si è formata una vistosa quadreria.

quattro maggio. Termine del fitto delle case in Napoli [(TD e NdL)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.380.II] Significa che ci è stato un brillante quattro maggio quest’oggi – 

quirita. Cittadino dell’antica Roma [Z-La Domenica («CRONACA DELLA SETTIMANA. 25 AGOSTO 1867»)] Socio Corrispondente dell’Universale Accademia de’Quiriti di Roma,

raffazzonatore. Artista, scrittore che lavora senza impegno [Z-La Domenica («CRONACA DELLA SETTIMANA. 8 SETTEMBRE 1867»)] che che se ne dica dai tanti raffazzonatori di libricciattoli nuovi e nuovissimi.

rastiatura . Raschiatura, ciò che si asporta raschiando [(DO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.VII.I] fu sgomento dell’autore per le infinite rastiature a cui la revisione poliziesca il costringeva?

rava. Rave, rupe scoscendimento. [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.185.I)] per mala ventura il fittaiuolo fosse caduto in qualche rava prodotta dalle alluvioni,  

raviggiuolo. Raveggiolo, sorta di formaggio [(Z e NdL)- I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.100.I)] senza il latte delle mie capre io non posso manipolare i miei raviggiuoli 

redire. Tornare [(Z) I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.181.I]: La mulacchia schiattava sotto il pino e il babbo non rediva ancora.

reglan. Soprabito con maniche [(GO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.682.II] Un lungo reglan gli copriva la persona ch’era alta e complessa,

rider. Fantino, cavaliere [(Z)-La Domenica («Cronaca della Settimana. 14 Aprile 1867»)] Raccomandiamo agli eleganti riders sul marciaiedi della Villa Nazionale di non fare scommesse di corsa

riedere. Ritornare [(Z)-I misteri di Napoli, napoli, G. Nobile, 1869, p.213.II] Era scorsa l’està era vicino a passare l’autunno e Leopoldo non riediva. 

rifritto. Vecchio, troppo sfruttato [(Z) – I vampiri, Napoli, G. Regina 1869 p.92.I]  Una parrucca con codino, un soprabitone rifritto color caffè,

rilegazione. Relegazione, allontanamento, esilio [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.654.II] ottenne dal governo dittatoriale un indenizzo per la sofferta prigionia e rilegazione

rinzaffare. Dare intonaco alle mura [(Z)-Tobia il gobbetto, App. Roma (cap. V.)] avea fatto rinzaffare alla meglio le muraglie, arricciando qua e colà con rozza calcina lo intonaco, senza curarsi di farlo piallettare.

romanella. Ricambio, pezzo di rispetto [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.280] debbe salpare per l’Adriatico per portare sul mercato di Trieste un carico di romanelle. 

ruzzo. Voglia, capriccio [(Z)- Una martire, Napoli, L. Gargiulo, 1868 p.78.III] Oh via ch’io non ho il capo al ruzzo. Che è venuto a veder me proprio me? ­

sala. Erba per impagliare le sedie  [(DO) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.184] trovare qualche coppia di seggiole da rinnovarci la sala.

sanpietro. Portinaio, fig. [(TM) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.160] era il sanpietro di quel piccolo paradiso il re assoluto di quella entrata, 

sardanapalo. Persona dedita al lusso e ai piaceri [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.301.I] disse il lussurioso sardanapalo ponendosi a giacere in una di quelle sue elastiche pastorine, 

sbietolarsi. Intenerirsi, piangere scioccamente [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.380.I] Allora don Diego che cominciava a sbietolarsi alla vista delle donne 

scagnardo. Uomo rabbioso, ringhioso come un cane [DO-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.33.I]  Ci abbiamo l’ettico – quello scagnardo di Peppiniello il rosso? 

scalcare. Trinciare la carne  [(Z) – Eufemia, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.200] era dessa che comandava il desinare e scalcava a tavola e soprindendeva a tutto.

scana. Zanna [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.295.II] donde usciva da una scana di cinghiale un suono fischiante e ingrato come il raspare di una sega. 

sciammerea. Specie di vino [(TM) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.364] Quando si bevea lo sciamarrea da un grano la mezza ­

sciorre. Sciogliere  [(Z) – Eufemia, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.207] risolutissimo di finirla una volta di troncare ogni titubanza e sciorre ogni mistero. 

scocchiare. Scucchiare, separare una coppia [SN-La Domenica («Cronaca della Settimana. 14 Aprile 1867»)] Dicesi che la sera stessa la figlia del vinaio avesse scocchiato col suo amante ricevitore di schiaffi,

scommiatare. Accomiatare, congedare [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.104] il disgraziato muratore barellò per qualche tempo tra la vita e la morte; sembrò volersi prendere la scommiatata.

sculto. Impresso, fissato [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.606.I] a cui la miseria ha pressochè sculto su la fronte un marchio di vergogna e d’ignominia: 

secolarizzare. Laicizzare, non far parte del clero [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, p.349.II] Oltre a ciò secolarizzò in gran parte l’amministrazione tenuta fino a quel tempo esclusivamente da’preti. 

segovia . Panno pettinato di fine qualità fabbricato nella città di Segovia [(DO) – Una martire, Napoli, L. gargiulo, 1868 p.64.III] il caro giovine tutto vestito a nuovo con un bel soprabito di segovia nero ,

sesto. Lunghezza di un foglio [(P)-La Domenica («CRONACHETTA. 18 NOVEMBRE 1866»)] vuolsi che il giornale sarà dello stesso sesto della Nazione di Firenze, 

sezzo. Ultimo [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.261]  e sia da sezzo per consentirgli a star solo le ore con l’innamorata, 

sfabbricine. Calcinacci [(N1)- La Domenica,  «Cronaca della Settimana. 9 giugno 1867»)] perchè s’incarichi un poco di quel mucchio di sfabbricine e di ruine che è nel fondo Avellino alla salita Tarsia,

sfrattatavola. [(N1) – La Rondinella, («Il Natale in Napoli» 14-15 dicembre 1855 )] È costume di farsi dalla bassa gente privati contratti co’pizzicagnoli, da’ quali, pagando un cinque o sei grani per ogni settimana, ottengono a Natale una cesta ripiena di cibi che soglionsi mangiare in questi giorni. Questa cesta si suole addimandare sfrattatavola.

sgambucciato.  Che sta senza calze [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.15.I] guadagneresti di be’carlinelli dalla carità de’cristiani dicea un terzo sgambucciato impiccatello

simum. Simun, samun, vento caldo africano [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.166.II] (Z) E la nebbia letale camminando da austro a borea sul simum del deserto

sinderesi. Coscienza di se [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.760.I] Era da qualche tempo  un cozzo terribile che il vecchio sosteneva tra l’asma e la sinderesi della propria coscienza. 

sitibonda. Avida, bramosa [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.640.I] certe false istituzioni sociali per cui l’uomo snaturasi in fiera sitibonda di sangue.

slandra. Donanccia di malaffare [(DO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869] Se almeno mi fossi nabissata la salute tra le slandre e i bagordi,

soccio. Contratto di lavoro per bestiame [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.411.I)] in virtù di un contratto a soccio che questi avea col duca di Massa Vitelli.

soia. Adulazione, lusinga [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.34] o che il vento volesse darmi la soia contraffacendo gli umani lai

sombuglio. Subbuglio, scompiglio [(AC)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.562.I] Il sombuglio si sparse sordamente tra i detenuti. 

spaccacantone. Bravaccio [(N1) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.24] i due spaccacantoni le si posero appresso offrendosi a compagnia 

spagaro. A Napoli: chi filava e torceva le canape per farne spago [(DO) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.102] È d’uopo che le infelici spagare lavorino ciascheduna diciotto ore al giorno

sparnazzare. Scialacquare, sparpagliare [(Z) – I vampiri, Napoli, G. Regina, 1869 p.(108.I)] volendo che il figliuolo sparnazzi in tutt’i piaceri ed accresca il lustro della famiglia, gli tiene addosso le redini sciolte.

spazzo . Pavimento [(Z)-L’ebreo di Porta Nolana, Napoli, G. Salvati, 1881 p.12] per che ella riconficcò i torvi occhi in su lo spazzo mormorando non sappiamo che: forse botavasi a Dio o al diavolo in quel sinistro frangente.

spiritisanto. Spia [(N1)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869. p.199.II] La polizia vi teneva appostati i suoi spiriti santi camuffati da persone civili e serie. 

spera. Piccolo specchio rotondo ([Z) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati s.a. p.82] fecesi alla spera e vi rimase questa volta una buona oretta 

squaraquattando. ? [(TM) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.130] che arrivava con due altri feroci e quattro gendarmi squaraquatatndo di qua e di là, 

squarquoiaccia. Vecchia decrepita [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.83] ricomperava di sottomano e che rivendeva a una squarquoiaccia, 

squartierò. Andò via [(TM)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.373.I] e mogio mogio squarterò biasciando non sappiam che cose, 

squilla. Campana [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.197.II] sotto la terra dove le ossa aspettano la squilla dell’ultimo giudizio. 

stagnarola. Spoletta del fucile [(DN)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.60.II] Se il colonnello oltraggia la mia donna gli pianto una stagnarola nel petto. 

stiena. Schiena [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.101.I] E tutti furono in un momento in sulle stiene dello Strangolatore per spingerlo avanti… 

stregna. Dose [(TM)-I misteri di Napoli, G. Nobile, 1869, p.373.)] non so chi mi avrebbe potuto tenere dallo applicargli una buona stregna di sergozzoni… 

strozzapane. Persona insignificante [(GO) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s. a.] i quali erano né più né meno che due merluzzi calzati e vestiti, due teste ottuse come quelle di due chiodi, due strozzapani insignificanti, degni di diventare due ricchi, 

stralcioScelta, liquidazione [Z) – La Domenica («Cronaca della Settimana. 24 febbraio 1867»)] appena 30 sono stati messi negli stralci: tutti gli altri sono stati messi in disponibilità.

stranguria. Emissione difficoltosa di urina [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1868, p. 287.II] Verso gli ultimi anni della sua vita soffrì dolori acerbissimi per cronica stranguria; 

succhiellare. Scoprire una carta [(Z) – Una martire, Napoli, L. Gargiulo, 1868, p.95.II] La Francia avea nelle mani i tre colori e succhiellava denaro per la primiera; 

succiola. Castagna lessa [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.239.II] In quanto alle tre femmine l’una assistea la mamma che vendea ballotte e succiole al canto della via; 

succhiellare. Scoprire una carta [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.265.II] Motto misterioso sciarada terribile quarta carta che si succhiella  al giuoco della primiera. 

svelatamente. Palesamente, schiettamente [(DO) – Eufemia, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.86] io sareimi disperato di non potere svelatamente far mio un angelo d’amore

taglimma. Tritume di tufo che si spargeva per attutire il rumore delle ruote e dei cavalli [SN-La Domenica («Cronaca della Settimana del 2 dicembre 1866»)] Per la stessa festa per nozze fu sparsa nella via Concezione Montecalvario la così detta taglimma.

tasta. Rotoletto di fila per tenere aperta una ferita  [(P) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.66] peggio che il riconficcare una tasta tra le labbra di una ferita per non farla troppo rimarginare.

tàttere. Bagatella, oggetto di scarso valore [(Z)- I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.112.I] Queste non sono già tàttere da prendere a gabbo. 

tenasuc. Sostanza eccitante [(TS e NdL)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.112.II] La smania delle cose orientali era giunta a tal segno da parigi che le grandi dame comperavano il tenasuc,

testatico. Imposta su ciascun capo di bestiame [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.649.I)] Ci erano le corrispondenze di galline di testatico di fumo e di vetture. 

trabaldare. Trafugare, rubare [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1879, p.475.I] Allorché la banda la trabaldò da una capanna nelle campagne di Casandrino, 

tralordo. Lordissimo [(P)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869,358.I] Ora gliela faccio pisciare per l’ombelico la zuppa soggiunse nel suo tralordo linguaggio. 

tramesso. Il piatto di mezzo, più leggero, servito tra l’uno e l’altro piatto forte di un pranzo;   entremets [(DO) – Il figlio del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.136] E poi ci furono tramessi composti dalle interiora di fagiano, 

trescare. Gozzovigliare, fare baldoria [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.757.I] Le sue notti erano visitate da spaventevolo larve che gli trescavano dinanzi e il deridevano e gli chiudevano il respiro,

trianon. Tipo di cappellino, cappellino alla Trianon  [AC-La Domenica («Cronaca della Settimana» 16 dicembre 1866)] Coll’aiuto della cameriera la marchesa potè finalmente ritrovare il suo trianon,

tricò. Maglia, indumento o tessuto [(Z) – Una martire, Napoli, L. Gargiulo, 1868 p.64.III] con i calzoni di tricò inglese con un corpetto di panno anche nero,

trullo. Peto, scorreggia [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.224.I] de’morsi de’trulli e de’maligni mi ridevo e tiravo innanzi a vivere a conto mio. 

turf. Pista erbosa per corse di cavalli [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.662.I] fantini distinti sul turf e che parlano con precisione il linguaggio cavallino. 

ufanità.  vanità, boria [(N1) – Una martire, Napoli, L. Gargiulo, 1868] e con quella stessa ventosa ufanità onde avrebbe dato un migliaretto di scudi,

valsare. Ballare il valzer [AC-La Domenica («FATTI DIVERSI. 21 Luglio 1867»)] Una giovanetta che valsava  sente ad un tratto  la mano che le stringe la vita divetar glaciale; 

vanni. Le penne delle ali [(DO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.323.I] Come tutti i predestinati che debbono sciorre in giovane età i loro vanni al cielo, 

velite. Soldato, milite [(Z) – La poltrona del diavolo, Napoli, G. Salvati, s.a. p.206] ella vide appressarsi una specie di pattuglia di veliti. 

ventulana. Pianta graminacea [(GO)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.486.II] amo la ventulana e il trifoglio che crescono sotto le tue siepi; 

vieto. Molto vecchio [(Z) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.94] spettacolo che per quanto vieto gli giunge sempre novello e terribile: 

visciola. Piccola ciliegia acidula [(Z)-I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.556.I] prendere da un’anforetta di vetro alquanto visciole conservate nell’alcool. 

zaffo. Cosa che impiccia, tappo[(P) – Le ombre, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.114]  (P-21): pensandomi che mi sarei tolto quello zaffo dalla bocca dello stomaco. 

zanzara. Spia, delatore   [(TD) – I vampiri, Napoli, G. Regina 1869 p.17.I] egli non avea più bisogno di fare il mestiere di zanzara,

zinefra. Frontone, fregio di legno o d’ottone da tenda [(DN1 – Eufemia, Napoli, L. Gargiulo 1868 p.73] Rossa amaranto la stoffa de’sofà e delle poltrone rosse le zinefre delle tendine, 

zompata. Zumpata, duello de’camorristi [(TC e NdL)- I misteri di Napoli, Napoli, G. Nobile, 1869, p.455.II] Se questi due caporioni della camorra della Vicaria non si erano ancora bisticciati e accoltellati in qualche zompata,