CORRISPONDENZA LETTERARIA

   AL SIGNOR  A. P.

   Napoli 9 lug. 1839

   In fondo della tua cara solitudine di Caserta, nell’ombra e nel silenzio de’tuoi salici, ov’è sì dolce cosa un ricordo di Napoli, io ti mando, profumata come la brezza del tuo PETIT PARADIS, leggierissima come un foglio di carta, la nostra Toletta, su cui tanti begli occhi di pallide fanciulle si son vagheggiati, e tanti capelli sono caduti sotto le terribili forbici della moda Hugonotta – Deplora, oh sì, deplora la perdita de’nostri peli; una implacabil condanna ne ha tutti colpiti alla fronte!!

   Tu mi chiedi un libro italiano, che possa piacevolmente occuparti qualche ora nel dolce ozio del tuo esilio, cui t’invitava non a guari la stanchezza del pianto, ed il bisogno d’un perfetto riposo dopo le tempeste del cuore… Aux coeurs belessès l’ombre et le silence… Ebbene, se io ti dicessi di averti mandato non un libro, ma l’amico più caro ch’io mi avessi, se ti dicessi che sono stato lunga pezza in forse di mandartelo, e che a malincuore mi ci sono determinato, tu forse ti farai beffe di me, e poco aggiusterai fede a’miei detti, come quegli che pur sai esser io l’ uomo più prodigo di libri che mai fosse stato al mondo. Eppure la va così, mio caro, io ti mando le Prose e le Poesie di S. C. Amato, del Balzac Napolitano, di quel giovine, cui se più lungamente fosse durata la vita, avrebbe forse il primo dato il dramma all’Italia. Ed affinché tu non creda  queste mie parole dettate da un caldo sentimento d’amicizia pel defunto autore, basterà ch’io ti riduca a mente non averlo io conosciuto che dopo la sua morte. Leggi però questo libro, e poi giudica tu francese di que’napolitani che voi altri tenete in tanto spregio; ma che pur potrebbero, ove l’aura della fortuna spirasse  loro così grata come quella del loro cielo, tener piede a quanti voi vantate ingegnosi e fecondi scrittori. Leggilo adunque, perché son sicuro che quelle pagine spargeranno tanta calma e gioia nel tuo cuore, quanta sentir ne potresti alla lettura della più cara meditazione di Lamartine. E sovrattutto bellissima è la sua poesia, e tale che sa trarre una lagrima anche alla classe più prosaica degli uomini, a quella specie di caricature-animali, che in una dileggiante ironia vengon detti Ragionieri. La poesia d’Amato è velata, misteriosa come una vergine, una poesia, che nulla sa di quella vita profumata ebbra, lasciva che gl’Inglesi chiamano light life, alta vita. Que’versi hanno una tempra tutta particolare, e sono tutti ispirati direi quasi da un sentimento di stanca consumazione, da una fantasia cupa, ma non selvaggia, da un’ anima ardente, ma romita e nottivaga. Circola in essi un’aura di tristezza che non pesa sul cuore disperata, oppressiva, plumbea, come quella che provviene da una fossa profonda, scura, eternamente inconsolata da un raggio di luce, ma un’aura di tristezza bensì che si aleggia sull’animo lieve, castissima, come quella che provviene da una tomba, che ha per coperchio la volta del cielo, e per letto le rose. E tale il giovinetto Amato, tale ci segnava una tomba; così la circondava di tutti gl’incanti d’un religioso obblio in que’quattro versi che dan principio alla più bella delle sue odi. IL MIO LETTO

                Su i colli beati degli astri più belli,

                Vivino alle tombe de‘muti fratelli,

                Fra l‘aure fugegnti che parlano amore.

                Col giorno che muore, è bello il morire.

   Questo libro che io ti mando mi è più caro di tutti quegli aridi in folio di filosofia, che portano il dubbio allo spirito, e la disperazione al cuore. Questo libro io aveva cominciato a tradurre in francese, per regalare a’vostri Parigini persifleurs un volume che vale al certo mille di que’vostri zeppi di frivolissimi racconti; ma il libro d’Amato non avrà mai un traduttore, perché quel genio non aveva che un sol eco, e quest’eco rispondeva nel cielo.

   Addio, mio dilettissimo, sta sano, ed allora che la rimembranza del tuo duolo verrà a posarsi trista e pesante sulle tue ore, prendi quel libro, e se esso non varrà a racconsolarti, possa tu dimenticar finanche il nome del tuo

                                                                  FRANCESCO MASTRIANI