La Rondinella. 11 Aprile 1855
Fanno così le scienze e le arti come ogni altra umana disciplina non dovessero giovarsi che del solo ingegno dell‘individuo, le medesime non troverebbersi ora in modo sì elevato, né prometterebbonsi dal tempo lustro maggiore. Imperocchè gli studi la esperienza ed i frutti da un ingegno fatti ed acquisiti poco o nulla dall’avanzamento delle discipline profitterebbero, se comunicati non venissero altrui, perché dagli stessi formandosi, l’ingegno posteriore possa più oltre spingersi, e lasciare dietro a sé nuovi studî nuove speranze e nuovi lumi, i quali ad altro ingegno servissero come scala a salire ancora più alto. Soltanto il genio crea da sé, e fassi divinatore di ciò che il lavoro a qualche generazione d’intelletti attuerà dopo molto tempo.
Il perché lo studiare le opere altrui è necessario tanto al progresso; che se ogn’individuo volesse principiare un periodo da sé, gli uomini sarebbero in un eterno stato selvaggio, come bruti sono. I quali della ragione e della parola difettando, sono privi di quel nesso, che associa l’ingegno degli uni a quello degli altri, il lavoro dei passati rendendo profittevole a quello degli avvenire
Ma lo studio delle opere dei passati maestri vuole esser fatto non come fine, ma come mezzo: cioè che noi punto non abbiamo indirizzare la nostra mente a ritrarre soltanto e riprodurre ciò che gli altri fecero; però che dove noi questo fine grettissimo ci proponessimo, invece di andare innanzi, daremmo vergognosamente indietro. Prima di metterci allo studio delle opere de’passati, e nel considerare ciò che gli altri fanno, diciamo a noi stessi: Lo scopo della scienza dell’arte, della disciplina ch’ io professo, non è il rifar ciecamente quello che gli altri fecero o fanno, ma sì quello che la scienza o l’arte richiede. Se tutti i nostri studî dovessero esser svolti unicamente a fare ciò che gli altri han fatto, sarebbe renduto inutile il primo fonte di tutte le invenzioni e scoperte novelle, cioè l’osservazione: osservare e studiare, ecco la via che mena agli utili avanzamenti. Nelle opere dei maestri vuolsi ricercare e considerare il modo e gli accorgimenti ch’e’tennero a pervenirvi: e questo vuol dire imitare e non copiare l’esempio.
Nelle arti dunque, che quantunque abbiano di capolavori veramente perfetti, pure non sono già del tutto alla possibile perfezione pervenute, si guardi le opere altrui non per copiarle, ma per far meglio, dacché ogni ingegno veramente poetica inventa imitando. Senza che, altro e non men grave danno arreca alle arti e ad ogni altra disciplina la imitazione cieca, cioè la freddezza del calcolo e lo stento della pedanteria; dappoichè quando un artista si accontenta della copia servile, uccide il suo ingegno, il quale isterilisce per mancanza di quel calore, cui gli trasfonde lo entusiasmo di che sentesi atto a creare e non a copiare.
La pensata imitazione però delle opere de’grandi si conviene massimamente ai giovani esordienti, i quali assai male si avviserebbero se volessero troppo dall’uso comune discostarsi: il che rivelerebbe in essi quella superbia, ch’è irriconciliabile nemica di ogni buono ed utile avanzamento. Ma quando, collo studio sulle opere de’maestri, coll’attenta osservazione, e colla meditazione di quanto la scienza o l’arte chiede, è altri giunto a certo grado, allora spinga un passo avanti, e levisi a volo più sublime. Ardisca, crei, e faccia vedere che se i nostri maggiori fecer molto, non fecer tanto che ancora a far non resti. Guardi lo esempio, e consideri se è meglio imitabile: e, dove questo possa ricevere alcun miglioramento, tributata la dovuta venerazione allo ingegno che gli andò innanzi, non indugi a porvi mano, né gli faccia paura il gridacchiargli contro dei miserabili copisti; i quali resteranno sempre nella mediocrità. L’artista grande imita e crea; perocchè il genio non sa rimanersene circoscritto dalle regole e dagli esempi.
Libre, il perce la nue; il rampe en imitant
GIUSEPPE MASTRIANI
La parole scritte in grassetto sono dubbie; da rivedere su giornale La Rondinella (Rosario Mastriani)