Primi Amori
Giulio e Amanda erano due cugini di sesso diverso, epperò innamorati; gli amori in famiglia sono d’ultima moda, e certamente questa moda è comodissima. Posso assicurarvi che que’due si amavano veramente come due pastorelli della vecchia arcadia, due tortore sorelle, come si amano il calamaio e la penna, l’inchiostro e la spugna. Cresciuti ambedue sotto il medesimo tetto, andati alla scuola sempre insieme, vivuti fanciulli sempre l’uno accanto all’altra, eglino aveano contratto tra loro la più sviscerata simpatia: parea che il cielo gli avesse destinati ad essere un giorno gli eroi di questo racconto, primo degli Amori di Napoli: erano dunque i più furiosi innamorati di tutto il Regno delle due Sicilie al di qua e al di là del faro.
Il padre di Giulio viveva a Firenze per suoi negozi, ed aveva affidato il figliuolo all’ educazione d’un fratello di lui, padre di Amanda, il quale considerando Giulio come un altro suo figlio, ed allevandolo perciò come fratello della ragazza, era ben lungi dal sospettare che un giorno quel fanciullo avrebbe avuto 18 anni (numero pericoloso) ed Amanda 14; che a questa età si vorrebbe far l’amore anche col gatto o con la gatta; e che lo star sempre insieme de’due cugini potea far nascere ne’loro cuori quello che appunto nacque, cioè una passione bella e buona, da potersi soltanto guarire alla spezieria del notaio, con una pillola matrimoniale
Per la verità que’due cugini erano amabilissimi; sembravano non essere nati che per far l’amore; la fanciulla era dilicata e sensitiva come la carta velina, il giovinotto era bello, caro e leggiadro come… me (non volea dirlo per modestia, ma non ho trovato un paragone più vicino). Amanda avea due occhi grandi grandi, neri neri, lucidi lucidi, parlanti parlanti; avea una bocca, bocconcino di dama o spumone alla vaniglia, un naso alla Lavaggi, un piede alla Ferraris (la ballerina e non il giornalista). Giulio avea tutto quello che ha un bel giovine, e qualche cosa di più; ma gli mancavano i baffi: il poveretto facea radersi tre volte al giorno da Cuoci con la speranza di veder sbucciare un pelo sulle labbra, ma ci era da uscir matto per rabbia, tanto era impassibile quella pellicina alle replicate carezze del rasoio; ed i rasoi di Cuoci sono ben affilati, ve ne posso assicurare. Questo non toglieva però che Giulio fosse una creatura molto seducente; imperocchè se il volto era spelato, i capelli erano lunghi e lisci come seta.
(Sarà continuato omeopaticamente)
Pubblicato l’8 gennaio 1848
(Compratevi il num. di Sabato)
Due anni stettero i due cari cugini a guardarsi reciprocamente (come certi innamorati al teatri de’Fiorentini), senz’avere il coraggio di dirsi che si amavano. Ogni giorno Giulio si alzava col fermo proponimento di dichiararsi alla cugina; ed ogni sera si coricava senza essersi avanzato di un palmo nel cuore della bella. Mille lettere furono scritte e lacerate; mille volte aveva avuto l’occasione di ficcare un bigliettino nella piccola tasca del grembiule di Amanda ma sempre gli era venuto meno l’animo di farlo, e quel messaggio d’amore si era fatto tutto sudicio nel calzone di lui: mille volte il dolce io t’amo gli stava sul labbro; mille volte stava lì lì per scappargli…; ma tutto svaporava in un sospiro, in un vento, in un po’d’aria sciroccale. La povera Amanda si arrabbiava e mordeva il moccichino, quando vedea perdute le lunghe ore senza venire all’argomento calzante; ella cercava sempre con le calde occhiate d’incuorare il cugino; ma questi non ne facea niente, perché la lingua gli scendeva nel profondo del laringe; egli restava pallido, affannoso, pieno di freddo in corpo, pieno di fuoco negli occhi, senza osare di dire quello che Amanda ardeva di ascoltare.
Finalmente un giorno (il più bello nella vita dei due cugini, segnato a caratteri maiuscoletti filosofia nella loro memoria) un giorno (era di domenica, se non isbaglio) un giorno (alle due e mezzo dopo mezzogiorno; non saprei dirvi se ci mancava qualche minuto) un giorno (del mese di Febbraio, quando il sole entra nella costellazione dei pesci) un giorno Giulio e Amanda stavano seduti a fianco l’uno dell’altra: ella ricamava un merletto, e Giulio la guardava, perché la vista dell’oggetto amato riempie il cuore, vivifica gli organi respiratori, e accelera la circolazione del sangue, secondo le mie scoverte fisiologiche. I due cugini avevano poco prima terminato di pranzare, e i vapori della digestione montando loro in faccia coloravano le loro guance come carminio. Amanda era bella come il sole d’aprile, e scottava come il solleone: Giulio era tutto rosso come un uomo che ha fatto un lauto pranzo. Il giovine si sentiva un insolito fuoco nel petto, sentiva girarsi la testa come una trottola… Eglino erano soli e senz’alcun sospetto… Avvenne dunque che (chi mi darà la forza e le parole?) Avvenne che… (è permesso di dirlo?) Avvenne dunque che il prussiano con la punta schiacciata di Giulio sfiorò lo scarpino di seta di Amanda: que’due si guardarono, sorrisero, e i loro volti diventarono due cocomeri di Castellammare, o due pomidoro, quello che più vi piace; lascio ad ognuno la libertà di mettere qui quel paragone che più gli garba… Tutto fu spiegato!!!
Da quella memorabile giornata in poi i due amanti si posero in corrente; dopo un mese il cugino parlò al papà della cugina, e fu conchiuso il matrimonio, previo l’assenso del padre di Giulio, al quale si scrisse la scoverta di quest’amore. Qui la mia penna ristà dal descrivere la felicità de’due giovani. Per l’occhio del mondo (quest’occhio probabilmente si dovrà vedere in mezzo al mappamondo) Giulio si divise dal suo zio, ed affittò due camerette in alto sullo stesso palagio, in cui, al secondo piano nobile, abitava la sua cara futura metà. Gioie supreme di due cuori che si amano col matrimonio in prospettiva, delizie ineffabili di due anime innamorate col permesso de’superiori, felicità di quattr’occhi che si scontrano sempre, dolcezze d’un Primo Amore, rinunzio dal ritrarvi a’miei lettori, perché ci vorrebbe una penna meglio temperata della mia.
(I primi amori finiscono domani)
Pubblicato il 10 Gennaio 1848
(Compratevi i due num. preced.)
Ma in mezzo a tanta felicità giunse improvvisamente un colpo di fulmine. Immaginatevi una tegola che vi sfondi il cappello mentre seguite la vostra innamorata alla Villa; figuratevi una scheggia o un ciottolo che vi faccia cascare e rompere sul ginocchio l’unico pantalone che avete. Ed una sventura molto più tremenda di queste cennate piombò addosso ai due amanti: il padre di Giulio chiamava in tutta fretta il figliuolo a Firenze!! Non ci era rimedio; bisognava partire. Le lagrime furono abbondanti; i sospiri furono innumerevoli; le promesse e i giuramenti furono (salvo errori ed omissioni) milletrecentoventuno. Ma bisognò rassegnarsi alla partenza amara. Fu stabilito che Giulio avrebbe in questa congiuntura pensato di comprare a Firenze il corredo della sposa, e non sì tosto tornato, si sarebbe fatto il matrimonio.
Giulio partì.
Passò un anno!
Amanda ne contò i giorni e i minuti; fortunatamente quell’anno non fu bisestile. Nel corso di questo tempo Giulio, che sul principio della sua dimora in Firenze scriveva ad ogni posta, cominciò in seguito a rallentare le sue lettere fino a non scrivere più. Amanda si disperò, pianse, voleva abbandonare la società, voleva buttarsi dal balcone come la femme qui se jette della Compagnia francese, voleva far cose tremende da far rizzare i capelli finanche ad un appaltato de’Fiorentini; ma non fece niente di tutto ciò, ed… aspettò; le donne aspettano sempre… che cosa? a’posteri l ‘ardua sentenza.
Una mattina, dopo qualche tempo che Giulio non scriveva si presenta alla giovine un bel Signore, il modello de’modelli, con certi capelli, folti, ricci, e profumati con baffi più neri dei capelli, con certi occhi più neri de’ baffi; era insomma un uomo di Dumas, un Antoni (non già Antonio di S. Carlo) era un uomo terribile un lion uscito dalla fabbrica de’lions! Quest’uomo consegnò una lettera ad Amanda. La giovane l’aprì, e lesse queste parole:
Cara cugina – Vi partecipo il mio matrimonio con Elisa di B… Credo che non vi formalizzzerete di questa improvvisa notizia, perché ho voluto, per certe mie ragioni, far le cose in silenzio. In quanto al nostro amoretto, suppongo che darete a tale fanciullaggine quella importanza che ci ho dato io, e bentosto mi mandiate un biglietto simile a questo. Vi raccomando di ricevere bene il latore del presente, mio intimo amico, che viene in codesta Capitale per prender moglie; egli è francese e si chiama Rodolfo D… Bacio le mani a mio zio, e vi saluto caramente. Il vostro affezionatissimo cugino – Giulio – P.S. Elisa m ‘incarica di dirvi tante cose da parte sua.
Un mese dopo Giulio ricevette un biglietto di sua cugina, nel quale costei gli annunziava di essersi maritata con Rodolfo D…
(A domani i secondi amori)
Pubblicato l’ 11 Gennaio 1848
FRANCESCO MASTRIANI