LE CONVERSAZIONI

   Il nostro secolo ha bandito la conversazione, questo divertimento, che è piuttosto un bisogno dell’uomo sociale, sembra diminuir di vivacità col progredir delle idee filosofiche e positive. Nel mio articolo I NOSTRI SALONS, credo di aver accennato le principali cagioni del decadimento della conversazione, questo torneamento dello spirito, come la chiama un dilicato scrittore francese. Fin dai principi del secolo scorso gli epigrammi, i BEAUX MOTS, i giochetti di parole, e gli equivoci indecenti formavano (specialmente in Francia) la parte più importante della conversazione; così richiedeva la moda, la quale passava talvolta finanche a traviar le penne dei più rinomati scrittori. Fortunatamente il buon gusto ha ormai proscritto questo linguaggio da trivi che degrada la ragione e lo spirito, e che dava nei crocchi tanta superiorità a certi cervelli inetti e futili, che non avevano altro pregio che di essere ottimi serbatoi di ogni SPIRITOSA immondizia.

   Non è che intendere io voglia doversi dalla conversazione rilegare ogni scherzo grazioso; anzi, un pensiero giusto e adatto riceve maggior lustro se vien porto con una frase arguta e delicata; ma lo spirito è per la conversazione quel che il sale è per la tavola; se discretamente se ne usa, condisce; se abbondantemente si adopera, rende tutto disaggradevole e molesto. Il buon gusto digerir deve lo spirito, e trattenerlo nei giusti limiti. Sovente il desiderio di brillare trascina a dir dei mottetti che sebbene in apparenza innocenti hanno però un significato esteso e maligno nella interpretazione degli altri; massimamente quando quei mottetti tender possono macchiare qualche reputazione e virtù. Si lasci alle donne l’uso e immoderato e comune della maldicenza: non vi è conversazione del bel sesso, in cui non entri un po’ di satira sul conto altrui. Che valgono le nostre parole contro questo abbominevole vezzo di sparlare, cagione sovente volte di tristi e fatali conseguenze? Se la morale, e l’educazione non hanno potuto porre un freno a simili scandali, pare che sia inutile ogni ulteriore declamazione. La maldicenza gentile, a fior di labbro, coverta da ventagli abbellita dallo SPIRITO, questo genio maligno che si aggira sempre intorno alle celebrità in moda, e cerca di annebbiarle o spegnerle col suo fiato amabile e profumato, codesta maldicenza leggiera, ma che lascia tracce incancellabili del suo passaggio, formerà sempre il fondo di ogni donnesca conversazione. Vi sono taluni che non sanno parlare, ed intrattener le brigate che sbracciandosi a narrar aneddoti, fatti o storielle immaginate o reali. Ad ogni proposito vogliono costoro raccontarvi un fattarello, il quale spesso non finiscono di narrare per sciorinarne altri che vengono giù come episodi del primo. Il cielo scampi ogni brigata da un di costoro! Noiosi come i verbi latini, molesti come le mosche, attaccaticci come le mignatte, cianciatori eterni come i debiti, farebbe un di loro fuggir disperato un esercito di noiosi. Del pari insopportabili nella conversazione sono coloro che non sanno toccare altri tasti che quelli della professione od impiego, quelli che ti parlano sempre delle loro famiglie; quelli che ti assediano con una sequela di vecchi proverbi o di rancide sentenze; quelli che vogliono per forza dirti l’intrigo di una commedia, un sogno fatto la scorsa notte, un viaggio in provincia fatto un anno fa, ecc; quelli che per forza ti vogliono far sapere di quante stanze e di quanti buchi è composta una casa, quante pecore hanno al paese, e quanti becchi sono lor morti; e finalmente dovrebbesi fuggir come la peste tutti coloro che hanno la mania di far udire i loro versi, INTERMINABILE GENUS!!

   Con un poco di buon senso, una buona educazione, e un po’ di lettura, è impossibile di passare per uno sciocco in compagnia. Troppa erudizione o nessuna nocciono del pari alla conversazione. È sovrattutto indispensabile che si parli il proprio linguaggio con giustezza, ma senz’affettazione, e che si eviti, come ho detto più su, il soverchio studio di mostrar dello spirito. Bisogna farsi valere senza offendere l’amor proprio degli altri, e senza far sembiante di voler dominare per ispirito o per ingegno. Mostratevi dapprima cortese ed amabile; e quanto vi sarete insinuato nei cuori, confirmate questi primi suffragi con la dolcezza del vostro parlare, e l’esattezza dei vostri pensieri.

                                                            FRANCESCO MASTRIANI