Questo divertimento per certuni è insipido e noioso; altri non sanno darvisi che in carrozza. Confesso che esso non può offrire le grandi emozioni degli spettacoli, della caccia, del ballo e del giuoco; ma in compenso è il meno dispendioso, e forse il più innocente e salutare. La natura offre dappertutto siti incantevoli, cui la civiltà ha gareggiato nell’abbellire: in altro articolo discorrerò de’piaceri che derivano da’viaggi; per ora mi limiterò a parlare delle semplici passeggiate. La grande e universale legge della natura animale è il moto; e per esso che le membra si fortificano e il calore si spande piacevolmente nel corpo; è per esso che si diradano i malinconici umori che si accumulano negli organi dell’uomo sedentario; è cosa nota e predicata le mille volte da’filosofi e dai medici, che il moto rischiara le idee, facilita le secrezioni, disperde le acrimonie del corpo, e rallegra gli spiriti vitali.
Una delle ragioni per le quali i letterati, e tutti quelli che vivono di sedentari lavori sono facili a cadere ne’morbi di languore e d’ipocondria, è il poco moto che fanno.
I Greci e i Romani, le prime due nazioni del mondo per sapienza e fortezza portavano opinione che la principale educazione de’giovanetti consister dovesse nello sviluppo delle facoltà corporali; epperò più che a farcir la loro mente di vane teorie procuravano di formar loro un corpo sano e vigoroso. Platone detto il PERIPATETICO da un verbo greco che significa passeggiare, insegnava le sue dottrine recandosi a diporto sotto l’ombra degli olivi dell’Accademia e sotto i platani del Liceo. Ai giovani Romani nei primi tempi della repubblica era inibito di attendere a veruna disciplina per apparar la quale bisognava che eglino stessero seduti. Tutti passeggiano, ma pochi sanno godere veramente i piaceri della passeggiata. Alcuni si recano a’ passeggi alla moda, per controllare il pubblico, per osservare e criticare le fogge de’vestiti, per guardare le belle ragazze; altri vanno per incontrarvi gli amici e andar poscia di conserva strepitando ne’caffè ed in altri simiglianti luoghi di scioperatezza: alcuni vanno al passeggio con la speranza d’ imbattersi in un tale e parlargli d’una certa faccenda; le donne in genere passeggiano per guardare ed essere guardate; e moltissimi finalmente recansi a’passeggi perché così comanda la moda.
Taluni (e questi sono certamente i più stravaganti) corrono in siffatta guisa quando passeggiano a piedi, che sembrerebbero chiamati da importantissimo negozio, se non fossero veduti a fare quatto o cinque volte il giro dello stesso luogo. Domando un poco: quale diletto o utilità trar possono costoro dalla passeggiata, a meno che non soffrano di ostruzione? È mia opinione che per gustar veramente i piaceri della passeggiata, bisogna scegliere que’siti meno frequentati e più coverti dalle grate ombre degli alberi. Che diletto si può avere nell’esser continuamente stordito ed urtato dalla folla? Come, in mezzo alla moltitudine, abbandonar vi potete a’dolci e consolanti pensieri che sorgono spontanei nell’animo alla vista delle naturali bellezze?
È indicibile il diletto che provviene dalle solitarie passeggiate, massimamente se con una piacevole lettura si dà allo spirito un pabolo, mentre il corpo è sottoposto ad un moderato esercizio. Al cadere di un bel giorno di luglio io mi recai a passeggiare sulla incantevole spiaggia di Mergellina.
I colli lontani sfumavansi nell’aere bruno della sera… Un estremo riflesso del sole imporporava tuttora l’orizzonte occidentale e lottava con le nascenti ombre. Mi sedetti in riva al mare… I miei sensi erano immersi in quel dolce languore, in quella cara malinconia, in cui soglion immergerci le scene d’una semplice e innamorata natura. Appena mi sfioravano l’udito il patetico piagnolio di un’onda placidissima, che venia col suo lento flusso e riflusso a rompersi sulla spiaggia solitaria, come altrettanti baci che il mare dava ai piedi su quella terra incantata, il lontan stormir delle fronde che un delicato spiro dell’aura scoteva su i rami; e gl’interrotti monosillabi del chiurlo che, appiattato infra gli algosi scogli, salutava flebilmente l’estremo raggio del giorno.
Respiravasi ancora un’afa calda, quell’ultimo sospiro di un giorno estivo, ma la fresca brezza della sera, imbalsamata dal profumo de’vicini boschetti, si levava dal mare, e carezzavami gentilmente la fronte.
Tutto sepolto nell’ebbrezza dell’anima e de’sensi, io sentivami una piacevole esistenza, e negl’intervalli di quell’ascetico sogno io mi dicea con le lagrime agli occhi… Se un sospiro dell’aura mi diletta cotanto, se l’anima mia voluttuosamente sorride alle bellezze della natura, quasi con essa si identifica, io non ho che a trarne una vena inesausta di piaceri della vita. Il passeggiare in carrozza, se è più piacevole per le comodità che offre, non è però così salutare e sollazzevole come il passeggiare a piedi o a cavallo. È mio avviso che la carrozza serva più per lo disbrigo delle giornaliere faccende che per recarsi a diporto. Le ore più adatte al passeggio sono di està quelle che precedono o seguono il levar del sole, e nel verno quelle che accompagnano la metà del suo corso.
La nostra vaghissima Napoli offre in tutte le stagioni siti romantici e comodi pel passeggio: in està la Villa di Mergellina, in autunno i colli del Vomero e di Posillipo, in inverno Capodimonte. O se vaghezza vi prende di uscir fuori della Capitale, eccovi Portici, Castellammare, Sorrento e Caserta, che vi presentano le delizie della natura e dell’arte invitandovi a trarre in quegli incantati recessi giorni di tranquillità e di amore. Quivi
Acque stagnanti, mobili cristalli
Fiori vari e varie piante, erbe diverse
Apriche collinette, ombrose valli,
Selve e spelonche in una vista offerse;
E quello che il bello e ‘l caro offerse;
L’arte che tutto fa, nulla si scopre.
FRANCESCO MASTRIANI