Vespri del Marchese Raffaele Bonelli. Lo STABAT di Pergolese eseguito nella Congregazione dei Professori di Musica di Banchi Nuovi.
In quanto pregio e stima abbiasi a tenere quei gentiluomini, che di mezzo alle agiatezze provenute loro da avito retaggio volgono l’affetto e lo studio o alle scienze o alle arti, sarà giudicato da quelli che non valutano altrimenti la ricchezza che per l’uso che se ne fa. Amare e coltivare un’arte dove si potrebbe invece poltrire nell’ozio o darsi a meno lodabili diletti, fu sempre testimonio di cuor gentile e di buoni sentimenti. L’egregio Marchese Bonelli, che con assai lode coltiva l’arte musicale, ne ha ultimamente dato pruova non dubbia, facendo eseguire nella Chiesa dell’Annunciata il dì 24 corrente il suo Vespro. L’anno scorso fece egli eseguire una sua Messa nella medesima Chiesa; ma noi crediamo che il Salmo dei Vespri dia più largo campo alla fantasia ed all’ingegno di un maestro; né il Bonelli vi venne meno. Imperocchè pregevole questo suo lavoro nello insieme, non manca di merito nelle singole sue parti: anzi è degno di osservazione che nel sentire le parti staccate, non vi si scorge quella bellezza che con molt’arte risulta dal loro accordo nel generale. Delle due parti, onde è composto questo lavoro, strumentale e vocale, troviamo più eccellente la prima, assai meno la seconda: chè in quella si manifestano l’ingegno e la fantasia dell’autore, il quale pare che molto studio abbia fatto sugli autori classici italiani e tedeschi: ed in questa si scorge una certa durezza che nasce dall’incertezza e dalla oscurità del pensiero: incertezza e oscurità provenienti da ciò che l’egregio compositore tutto inteso al magistero dello strumentale, e volendo (quasi direi) che il canto servisse allo stesso, dava sviluppo ai pensieri dello strumentale e trascurava alquanto la parte vocale. Essendo perfetto in ambedue le parti è dato a pochissimi illustri artisti: essere eccellente in qualcuna di esse è già dote eminente e vanto non comune. Non di meno ci è forza dire che nella bellissima sinfonia vien fatto manifesto che il Bonelli sa creare di soavi canti, come si scorge dal solo del violoncello e da un delizioso tremolo de’violini che l’ accompagna e lo segue: talmente che da questa sinfonia si può antevedere che lodevolissimo sarà per essere il canto del Vespro. Non di meno il Duetto VIRGAM VIRTUTIS cantato dai sig. Scafati e Biondi è magnifico sì per lo strumentale che pel canto; ed è il pezzo che, a nostro giudizio, può dirsi perfetto: il canto, meno qualche passo in cui le note si affollano, un po’troppo, è spontaneo e delicato, massime nel 8|9; lo strumentale poi vi è lavorato da maestro con accordi ammirabili e bellissima unione tra strumenti da fiato e da corda. Citiamo inoltre come lodevole per canto il GLORIA PATRI, cantato dal Bianchi, il quale qualche volta eccede nelle diminuzioni di voce dette smorzi: belli per l’accompagnamento un solo di basso ben cantato dal Gionfrida, e un grandioso duetto con coro eseguito dai sig. Donadio e dal tenore N.N. E questo umile giudizio ci siamo studiato di dare con quella imparzialità, la quale piace solo ai quei giudicati che sono nel resto di animo grande e generoso. L’orchestra degli alunni del Real Albergo diretta dal primo violino Giuseppe Porro fece ottimamente spiccare i pregi di questo bel lavoro del lodato Bonelli, sì maggiormente che lo studio e l’arte onde era, siccome abbiamo detto, scritto lo strumentale, non lo rendevano privo di molte difficoltà: lode se ne dee pure alla conosciuta severità del M. Fabrizj, Direttore della musica di detto Albergo. Gli altri cantanti di questo Vespro furono i signori Mele, D’Onofrio, e Teperino, e i signori Calderazzi e Capuano.
La Congregazione dei Professori di Musica governata oggi dai maestri Busti, Cercià, e Pennino, fa ogni anno eseguire nelle sacre funzioni dei venerdì di marzo lo STABAT di Pergolese. I maestri che quest’anno diressero questa musica, furono i signori
Eduardo Duchaliot, Raffaele Giannetti, Giacinto Giordano, e Gennaro Cajano. Certo, non parleremo di questa divina musica; di cui non vogliamo però tacere questo che essa fa palpabilmente vedere due cose, cioè come si abbia a scrivere la musica sacra, e come si debba e si possa in essa far dominare la voce sugl’ istrumenti. Ritorneremo altra volta sopra questo subbietto. Né anche parleremo della esecuzione di tutt’i venerdì: soltanto accenneremo qualche cosa su quella ch’ebbe luogo il dì 23 corrente diretta dal M. Cajano. Cantarono lo STABAT i signori Carriot, Villani, Gionfrida e nel QUEM MOEREBAT per voce e scuola di canto. Alla benedizione fu cantato il TANTUM ERGO dal Coletti, il quale dimostra a tutti essere in lui riunite le due qualità (che spesso si scambiano) di esimio professore e di esimio cantante. La composizione del TANTUM ERGO del M. Cajano fu molto lodata, massimamente nel piccolo preludio, in cui ritenne interamente lo stile dello STABAT. Al GENITORI il cambiamento dello stile ci parve alquanto brusco, perché un po’ fragoroso: forse fu il Maestro a ciò indotto dal concetto delle parole, che sono un inno di lode all’Altissimo; ma e’bisogna sapere che il colorito non deve arrecare mutamento di stile. Lodiamo nel resto l’avviso del Cajano, che introdusse fra gl’ istrumenti di corda il corno inglese, che ha una certa indole di flebile e di delicato affacentesi alla condizione della musica sacra.
GIUSEPPE MASTRIANI