ACCADEMIA DI VIOLINO ESEGUITA DAL SIG. SILVESTRO NICOSIA
La sera di venerdì 5 corrente il Teatro Nuovo mostravasi più del solito animato da scelto pubblico che tutta intera ne riempiva la sala. Qual’era la novità che siffattamente il chiamava ad intervenire in questo teatro? Non certo una musica nuova o scritta da rinomato maestro, perciocché il già vecchio Michele e Cristina che vi si rappresentava, comeché graziosa musichetta, va oramai perdendo di bellezze ogni sera, e vive soltanto pe’ graziosi lazzi di Casaccia, tanto benemerito al pubblico. Il concorso straordinario, ond’erano gremite le sedie della platea e de’palchi, vuolsi però a giusto titolo attribuire al nome già cresciuto in istima dal giovine Nicosia, il quale possiamo annoverar d’ora innanzi tra le speranze del nostro paese, e tra le non poche glorie delle nostre arti belle.
Aprivasi il trattenimento con una sinfonia del ragazzo Salvatore Nicosia, di lui fratello, che fin dagli anni più infantili una mirabile attitudine musicale addimostrava, a tale che gli esimî maestri del nostro Conservatorio in sommo pregio il tenevano, ed ogni giorno vieppiù ivanlo scalzando sulle più difficili combinazioni del contrappunto. Ed il fanciulletto Nicosia rispondendo a tutte le più ardue quistioni, e gittando di tempo in tempo sulla carta peregrini pensieri musicali, formava la delizia e lo stupore di que’cultori dell’arte divina. Ed infatti questa sua sinfonia sembra scritta da vecchio professore, tanta è la maestria degli accordi, tanto il regolare avvicendarsi delle armoniche frasi, tanto il rispetto serbato alle norme dell’arte seguite da’dotti compositori. Masse di armonia vi ondeggiano, vi si librano, e scompaiono per dar luogo ad altre non meno soavi e profonde, sulle quali senti sempre trasvolare la mano del genio e il pensiero dell’artista. Se un neo havvi in questo stupendo lavoro infantile egli è la lunghezza, cui per altro l’ autore fu tratto dalla troppa pienezza del suo concepimento, e da una certa, diremmo, smania di far tutte campeggiare nel suo componimento le grandi regole della scienza musicale da lui con tanto studio, e in sì breve tempo apparate.
Dopo la cennata Sinfonia, si presentò al pubblico il giovine suonator di violino. Uno spontaneo plauso della sala all’apparir di lui fu l’attestato di quel pregio in cui i Napolitani san tenere i giovani di liete speranze, e che hanno del loro ingegno dato bastevoli prove. Ma non sì tosto il Nicosia toccato ebbe le prime arcate del suo magnifico istrumento, l’incoraggiamento del pubblico dové tramutarsi in calda ammirazione. Tutti gli animi erano penetrati da un sentimento indefinibile di dolce commozione quando le angeliche ispirazioni di Bellini vennero a rivestirsi delle cantilene di quell’istrumento, che tutto l’incanto dell’umana voce sembrava possedere. Egli nato sotto il medesimo cielo dell”autore di Norma non poté che ispirarsi alle medesime forme del bello: una variazione su i motivi della Sonnambula fu il primo saggio che il Nicosia dar volle al pubblico. Tradurre in note inebbrianti di melodia tutto il vergine concepimento del Sommo Catanese, sposarne il canto tenerissimo alle corde del suo violino; infiorarne di mille scherzi e fantasie il motivo principale, despotizzando in tutt’i sensi il ristretto istrumento, e dandogli ogni accento, ogni voce, direi anzi trasfondendogli anima e passione; tutto ciò fu dal Nicosia eseguito senza stento alcuno, e con tal vigoria, con tal precisone da dover non poche volte tacersi per dar luogo agli entusiastici evviva, di cui l’uditorio il colmava. Un lungo e fragoroso applauso tenne dietro a questo pezzo, ed il giovine artista fu chiamato all’onor del proscenio.
Dopo l’eterno primo atto del Michele e Cristina il Nicosia riapparve, e questa volta la Norma dovea fornirgli le sue sublimi ispirazioni ed i suoi motivi pregni di trista solennità e d’indicibil tenerezza. Ed anche questa volta il violino superò la sua natura, e rivelò all’orecchio incantate bellezze ed armonie di nuova tempra. Maraviglioso egli è specialmente il modo onde il Nicosia sa accoppiare la dolcezza alla vigoria, il dilicato al difficile. A questa variazione su i motivi della Norma il pubblico non sapea saziarsi di appalusi, e quando il pezzo ebbe fine, si volle per ben due volte chiamar sul proscenio il giovine artista.
Il terzo ed ultimo pezzo eseguito fu un brillante pot-pourri di motivi nazionali, che destarono un vero fanatismo, a segno che per qualche minuto la sala echeggiò di applausi, allorché l’artista accennò alla fine della sua accademia.
Il Nicosia è nato artista; basta vederlo suonare il suo preferito istrumento per convincersi pienamente che i genio e l’arte sonosi data la mano per far di lui un suonatore di grido. La immobile e nervosa fisionomia ritrae perfettamente tutte le modulazioni che egli sa dare alle sue sfide; i suoi occhi si iniettano di tenerezza quando le appassionate melodie di Bellini sono da lui riportate così fedelmente sullo strumento di Paganini; le sue labbra si atteggiano a riso, allora una brillante e graziosa fantasia fa giocare l’archetto ispirato. Segua egli il cammino ove sì inoltrato, e non si arresta per ostacoli e spinga un sol segno riconoscesi il genio, alla perseveranza.
Invitiamo pertanto quelli dei nostri lettori che non ancora hanno inteso il Nicosia, ad intervenire in un’altra prossima accademia che egli intende dare, forse nello stesso Teatro Nuovo.
FRANCESCO MASTRIANI