TRAMA

    La trama del romanzo inizia nei salotti di una nobildonna napoletana, durante una riunione di società, durante la quale il subbietto è dedicato ad una forestiera, che si trova in quel periodo a Napoli, e di cui tutti ne parlano, nobili e plebei e che è soprannominata la signora della morte. La donna misteriosa, che dicono abbia il volto di un teschio, alloggia in un elegante appartamento al Chiatamone. Il conte Sebastiano de la Cruz, si impegna con i presenti di cercare di scoprire l’indomani, il mistero onde è avvolta la donna misteriosa.

   La nobildonna è la duchessa Eleonora Zanni, vedova, che ha due figlie, che sono del tutto opposte nel fisico e nel carattere: bella e docile Costantina, che accetta senza problemi la volontà della madre di darla in sposa al conte Sebastiano. Meno bella, ma di carattere molto ribelle è invece Evelina, che rifiuta nettamente un matrimonio che le viene proposto dalla genitrice.

    Il conte Sebastiano si reca prima dal prefetto di polizia dal quale ottiene delle informazioni sulla donna misteriosa, per cui apprende che è una bellissima donna ebrea polacca il cui vero nome è Naim Dolany, ma a Napoli si è presentata come contessa di Misnia.

   Il conte si reca quindi a casa dell’ebrea. Subito non viene ricevuto, ma dopo che ha nominato un giovane polacco Vladimiro Colmar è condotta alla presenza della polacca. Rimane sconvolto dall’avvenenza di Naim Dolany: altro che signora della morte! Naim, che conosce alcune cose della vita privata del conte, si accorge dell’effetto che ha provocato in lui, e gli propone di diventare sua amante, ma a condizione che egli lasci moglie e figli. Sebastiano per questa volta non cade nei lacci seduttivi dell’ebrea. Abbandona quella casa, ma torna alla sua sconvolto. Ai parenti e ai soliti ospiti racconta di aver visto la signora della morte, ma la descrive come una donna normale, polacca e di religione ebrea.

   Dopo una notte insonne, il conte decide di tornare dalla donna fatale. Naim gli mostra una lettera in cui la moglie Costantina rivela il suo amore per il polacco Vladimiro, Sebastiano, fuori di sé per il tradimento della moglie, scrive una lettera per la suocera ed incarica un suo amico, il tenente Ottone di fargliela recapitare e dove è descritto il tradimento della figlia nei suoi confronti.

   Costantina rigetta le accuse del marito. Sua madre la crede e comincia a muoversi per la sua riabilitazione.

   Intanto il conte che ha dato le dimissioni da capitano delle guardie reali, diviene amante dell’ebrea. E la donna gli racconta la storia della sua vita. Vladimiro Colmar polacco come lei, è pure stato sua amante; ma in seguito l’abbandona e va in Italia, a Napoli, e Naim lo ha seguito in questa città. Vuole vendicarsi del suo abbandono.

   La duchessa Ippolito riesce a farsi ricevere dall’ebrea, e durante l’incontro ella dice alla nobildonna che il conte Sebastiano è morto. Glielo fa vedere, ed in effetti sembra deceduto, ma si tratta di una finzione, di una macabra burla, il conte è vivo e vegeto!

   In seguito Costantina si vuole recare pure lei a casa dell’ebrea, per tentare di rivedere suo marito, ma su consiglio della sorella Evelina si reca un appartamento dove sotto nome fittizio, si trova il polacco Vladimiro alla quale la contessa racconta tutto quello che è successo a lei e dell’abbandono del marito, e le dice pure che l’ebrea ha fatto credere a Sebastiano che lui Vladimiro era stato un suo amante. Poi Vladimiro gli racconta la storia della sua vita. In pratica è diventato l’amante dell’ebrea per riconoscenza di avergli salvato la vita, e il suo è stato per lei un delirio dei sensi e non un amore.

   Mentre stanno a colloquio i due giovani, arriva all’improvviso il marito, che ha pure appresso della lettera compromissoria, e la presenza della donna in casa del polacco non fa che aggravare la situazione, e il conte Sebastiano, esasperato, sfida il polacco a duello. Vladimiro accompagna poi Costantina a casa sua. Viene anche spiegato alla duchessa l’equivoco che era nato per cui Sebastiano aveva creduto la moglie infedele. Ma per ora la cosa più importante per quella famiglia è di convincere Sebastiano dell’innocenza della moglie e di farlo tornare in seno alla famiglia.

   La mattina del duello prima che i due sfidanti sfoderano le spade, su richiesta del polacco, viene chiarito l’equivoco, si palesa l’innocenza di Costantina, e Vladimiro e Sebastiano si stringono la mano e si riconciliano. Vladimiro accompagna poi Sebastiano a casa sua, e in quella stessa mattinata viene riferito alla duchessa di sant’Ippolito dell’amore che lega sua figlia Evelina col giovine polacco. La nobildonna rimane sorpresa, e non sembra entusiasta di questo amore.

   Il conte Sebastiano nonostante il chiarimento con la moglie è ancora sotto il fascino dell’ebrea. Torna da lei per darle un ultimo addio, ma Naim riesce di nuovo a legarlo a sé. Lasciano poi Napoli e l’Italia i due amanti, ma prima della sua partenza, l’ebrea con un denuncia fa arrestare il polacco come un cospiratore contro re Ferdinando.

   L’autore riprende poi la storia dopo tre anni. Del conte Sebastiano, la moglie e la suocera hanno avuto solo delle notizie vaghe. Evelina, a causa dell’arresto e della lontananza del suo Vladimiro, s’ammala gravemente.

   Dopo tre anni viene ridata la libertà al giovane polacco, e la prima cosa che fa è di andare a trovare la sua amata Evelina e i suoi parenti. In effetti la Evelina sta per soccombere per mal d’amore, ma la presenza del suo amato Vladimiro la fa guarire, e in seguito il polacco chiede ufficialmente a sua madre la mano della ragazza, e la richiesta viene accettata, anche perché il giovine è rientrato in possesso dei suoi beni e non è più perseguitato per le sue idee politiche.

   Viene decisa la data delle nozze tra Evelina e Vladimiro, che ha preso alle sue dipendenze un giovane croato, un tale Giorgio Bruder come domestico personale. E quest’uomo nel giorno del ricevimento nuziale è addetto alla distribuzione delle bevande. Quasi al termine del ricevimento, Vladimiro è colto da conati di vomito. Si pensa esser stato colpito dal colera. Il giovane muore la sera stessa delle sue nozze con Evelina. Alla fine si scopre che egli è stato avvelenato per mano del croato, su mandato dell’ebrea che era tonata a Napoli proprio in occasione di tali nozze. Il conte Sebastiano si era suicidato per il rimorso di aver abbandonato una moglie innocente, la Costantina che alla fine sposerà Gustavo, il fratello del conte Sebastiano.

   Nel 1837 avviene in Napoli la prima invasione colerica, e Naim che si trovava ancora nella città, è costretta ad emigrare in America per ordine sovrano, poiché il popolo ritiene, la signora della morte, la jettatrice, la causa di quella calamità.

                                                                                                ROSARIO MASTRIANI