DELLA LETTERATURA DI TUTTO IL MONDO IN 4,000 LEZIONI
PARTE PRIMA – LETTERATURA ITALIANA
LEZIONE 1.
Nozioni preliminari
− Che cosa è la letteratura?
− Il mestiere di chi non ha nessun mestiere.
− Che cosa intendete per Belle Lettere?
− Le lettere che vengono dalla posta contenenti bigliettini di procaccio; le prime lettere della innamorata; le lettere officiali per l’ascenso d’impiego; e le lettere di condoglianze che si ricevono per la morte di uno zio ricchissimo.
− Che intendete per Alta Umanità?
− Tutta quella generazione di uomini che hanno la disgrazia di essere molto alti, come il mio amico Bardare.
− E la Bassa Umanità?
− Quell’altra generazione d’uomini che hanno la felicità, come me, di essere bassi cantanti, perché questi stanno al ribasso.
− Di quale di queste due Umanità ci occuperemo?
− Di tutte e due, ed anche d’una terza ch’io chiamerei l’Umanità mezzana, la più utile per l’unione delle due prime; ed in ispezialità pe’sessi diversi.
− A quale età si può cominciare lo studio dell’Umanità?
− I giovanetti ben incamminati e pratici negli studi preliminari, possono cominciare a studiare l’Umanità da’14 o 15 anni, salva sempre la maggiore o minore attitudine di ciascuno.
− Quali sono gli altri studi preliminari?
− Tutti quegli studi che s’imparano più comodamente ne’collegi.
− Qual è il secolo d’oro della letteratura in Italia?
− Nessun secolo; dappoiché la letteratura non ha fruttato mai niente in Italia, prima cioè che si fossero introdotti i giornali d’un grano.
Pubblicato il 16 Dicembre 1847
LEZIONE 2.
Dante
− Chi è Dante?
− Un ORIGINALE che si è preso la soddisfazione di mandare all’altro mondo tutt’i suoi creditori.
− Che cosa ha scritto Dante?
− Una COMMEDIA in tre atti, di cui il primo e il terzo sono ETERNI.
− Come comincia il Dante?
Nel mezzo di cammin di nostra vita
Mi ritrovai in una selva oscura,
Che la diritta via era smarrita.
− Come si trovò il Dante in una selva oscura?
− Perché disgraziatamente a quell’epoca non esisteva il Lume a Gas.
− Come smarrì la diritta via?
− Perché non volle dimandar la strada al pizzicagnolo della cantonata, e tanto più non dovea fidarsi di sé medesimo, in quanto che, com’egli dice, trovavasi morto di sonno, per aver passata la notte in una società.
I’ non so ben ridir com’io vi entrai,
Tanto era pien di sonno in su quel punto,
Che la verace via abbandonai.
− Con chi s’imbatte il Dante nella selva oscura?
− Con un lion, il quale probabilmente si ritirava anch’egli da un rout.
Ma non sì che paura non mi desse
La che mi apparve d’un leone;
Questi parea che contro me venisse
Con la test’alta…
− Qual’altra persona incontrò il Dante?
− Quel Virgilio tanto bestemmiato dagli scolari.
− Che cosa gli disse Virgilio?
− Credendo che il Dante si ritirasse da qualche teatro, lo rimproverò, dicendogli:
Ma tu perché ritorni a tanta noia?
Pubblicato il 17 Dicembre 1847
LEZIONE 3.
Siegue il Dante
− Di che tratta il 3. Canto del Dante?
− Della prima gita ch’egli fece con Virgilio in un massimo teatro, in una sera d’appalto sospeso.
− Che cosa trovarono scritto sulle porta della platea?
Lasciate ogni speranza (di divertirvi) voi, ch’entrate.
− E che cosa ascoltarono nella platea?
Diverse lingue, orribili favelle,
Parole di dolore, accenti d’ira,
Voci alte e fioche, e suon di mani con elle,
Facevan un tumulto, il qual s’aggira
Sempre in quell’aria senza tempo tinta.
− Che cosa rispose Virgilio al Dante quando questi gli dimandò chi erano gli artisti?
Non ragioniam di loro, ma guarda e passa.
− Che cosa si pose a fare il Dante?
− Cominciò a guardare su tutt’i palchetti per vedere se era in teatro una sua innamorata per nome Beatrice; ma non riconobbe tra gli altri che un uomo, il quale alcuni giorni prima gli avea ricusato pochi scudi in imprestito. La poesia ha fatto sempre a calci col denaro. Ecco come egli medesimo si esprime.
Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
Guardai, e vidi l’ombra di colui
Che fece per viltate il gran rifiuto.
− Che cosa di straordinario accadde quella sera in teatro?
− Nulla, fuorché le risate che mosse
Un vecchio bianco per antico pelo,
il quale alzatosi dal suo posto disturbò tutti
Gridando, guai a voi, anime prave;
Non isperate mai veder lo cielo.
− Si divertì Dante al teatro?
− Si divertì tanto, che dopo un poco, egli stesso dice:
E caddi, come l’uom cui sonno piglia.
Pubblicato il 18 Dicembre 1847
LEZIONE 4.
Siegue il Dante
− Di che tratta il Canto quinto del Dante?
− Della Storia di Donna Checca.
− Di che era moglie questa Donna Checca?
− Di Lancillotto (non lo speziale intendiamoci bene).
− Ascoltiamo cosa dice Donna Checca.
Amor condusse noi ad una morte
(probabilmente questo Amore doveva essere un medico o un becchino).
Più sotto Donna Checca si lagna della sua miseria, e fa un’allusione al medico di Dante, il quale, scoverto come un celebre ciarlatano, da ricco era diventato povero.
… Nessun maggior dolore
Che ricordarsi del tempo felice
Nella miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.
− Dove stava di casa Donna Checca?
− Verso la pietra del pesce, alla Marinella.
Siede su terra, dove nata fui,
su la Marina…
− Che cosa avvenne tra Donna Checca ed il cognato?
− Un giorno che avea pregato suo cognato Don Paolino di leggerle un romanzetto che parlava degli amori di un cavaliere per la moglie di Marco (non Marco Arati). Don Paolino era un Don Ciccillo di que’tempi, e faceva il cascante con tutte le donne. Dopo letto il romanzo, siccome stavano soli, e si seccavano
Soli eravamo…
Don Paolino le propose di fare una partita alla bazzica: ella vi condiscese; ma mentre scherzavano, sopraggiunse Malatesta (non il dottore di Don Pasquale) e si pose terzo tra que’due. Si posero allora a giocare alla scopa in tre, volgarmente detta Secuta Sorece; e Malatesta guadagnò la partita per un punto.
Ma solo UN PUNTO fu quel che ci vinse.
Pubblicato il 18 Dicembre 1847
LEZIONE 5.
Componimenti
− Chi sono gli estetici?
− Coloro che restano estatici ad ogni cosa.
− Che cosa è il vero bello?
− Una bella donna.
− Dove si trova il bello?
− Ogni uomo lo trova nella sua innamorata.
− Che cosa è lo stile?
− L’arma che non si scompagna mai dagli attori della Fenice e del Sebeto.
− Come si eleva o si abbassa lo stile?
− Si dimanda a’maestri di scherma, a’summentovati attori, ed agli assassini.
− Che cosa è lo stile oratorio?
− Lo stile, col quale gli avvocati ammazzano i poveri clienti.
− Che cosa è lo stile epistolare?
− Il modo di dar convenientemente delle stoccate.
− Che cosa è la tragedia?
− Un componimento teatrale, nel quale gli attori si uccidono tra loro in versi endecasillabi sciolti.
− Che cosa è il dramma?
− Una composizione, in cui non ci è neanche un dramma di buon senso.
− Che cosa è la commedia?
− Quell’azione che succede tra i palchi e la platea de’Fiorentini.
− Che cosa è la farsa?
− Il campo di battaglia d’Alberti e Suzzi.
− Che cosa è il romanzo?
− Un pasticcio letterario che in Francia gli autori vendono ad altissimo prezzo.
− Come si scrive in Francia un romanzo?
− Prendendo mezza dozzina di galeotti, quattro o cinque di quelle donne di cui ci è tanta abbondanza, qualche incognito misterioso, che si diverte a menar pugni, e che poi si scopre un gran signore, e mischiando tutto ciò in una libbra di bugie, ed in mezza libbra di veleno.
Pubblicato il 21 Dicembre 1847
LEZIONE 6.
Berni
− Chi era Rinaldo di Montalbano?
− Era Rinaldo un cavalier possente, che discendeva da’Monti, sul Vomero, come il Conte di Montecristo di Dumas, e il Conte di Montebucato di Gaetano Somma.
− Chi era l’innamorata di Rinaldo?
− Angelica, la quale piantò Medoro come un cavolo, e si pose a far l’amore con Rinaldo.
− Fu ella corrisposta nel suo amore?
− Niente affatto, perché quello spaccamontagne avrebbe creduto avvilirsi nell’ amare una donna: egli pensava soltanto a fare in pezzi i giganti
Un rovescio al Gigante lascia andare
E giugne proprio a mezzo la cintura:
Non fu visto giammai colpo maggiore,
Cadde in due pezzi in terra il traditore.
E come avesse tagliato un mellone,
Non lo guarda altrimenti, e in terra salta,
Di nuovo intorno a Gradasso si pone,
E come un cane arrabbiato l’assalta.
Ora vedete se un uomo che menava le mani in questo modo potea perdere tempo a fare il cascante. Rinaldo dunque fuggiva Angelica.
Come si fugge un serpente, un lione.
E corre che par ben ch’egli abbia fretta,
O ch‘abbia qualche cosa strana drieto.
(Si avverte che la parola drieto in lingua Bernesca vuol dire addietro)
Corregli appresso quella giovanetta,
E grida: Cavalier bello e discreto
(Oggidì un lion si offenderebbe se una donna gli desse l’epiteto di discreto)
In cortesia ti prego, alquanto aspetta:
Rinaldo attende a correr, e sta cheto,
Come se proprio fuggisse una fiera;
Onde quella infelice si dispera.
Ora gli uomini perseguitano le donne, ma almeno queste non li fanno disperare; ed ecco perché sono sempre cortesi ed amabili. Meno male che Rinaldo non avrà imitatori.
Pubblicato il 22 Dicembre 1847
LEZIONE 7.
Tasso [1]
− Chi è Tasso?
− L’autore della Gerusalemme Liberata, non quegli della Risposta al Lume a Gas.
− Di che tratta il Canto 2. Del Tasso?
− Della curiosa maniera con cui Sofronia e Olindo faceano l’amore.
Colei Sofronia, Olindo egli s’appella,
D’una cittade entrambi,
Ei che modesto è sì, com‘essa è bella.
Brama assai, poco spera, e nulla chiede.
Questo signor Olindo doveva essere un vero collegiale, o un giovinotto di primo pelo.
Né sa scoprirsi, o non ardisce…
Ognuno de’lettori, e massimamente ogni leggitrice s’immaginerà forse che quella povera Sofronia dovea darsi a tutt’i diavoli pel dispetto che le facea quello stupido di Olindo per non avere il coraggio, neanche di spiegarsi con la punta de’piedi: niente affatto; ascoltate
… ed ella
O lo sprezza (e fa bene) o non vede, o non si avvede.
Di queste donne si è perduta la semenza. Ora non sì tosto un giovine si avvicina ad una ragazza e le dice buongiorno, che costei gli risponde: parlate a papà.
Così finora il mistero ha servito
O non visto, o mal noto, o mal gradito.
Non auguro a nessuna donna per amante un Olindo, e a nessun uomo una Sonofria.
− Di che età era Sonofria?
− Il Tasso dice che era un poco attempatella
Vergine era fra loro di già MATURA
Verginità.
Ecco perché non comprendo come essendo un poco passatella, si facesse tanto pregare per farsi amare. Fecero bene gl’Infedeli, che la bruciarono a fuoco lento di unita al suo sciocco adoratore.
Pubblicato il 23 Dicembre 1847
LEZIONE 8.
Siegue il Tasso
− Di che tratta il Canto decimosesto del Tasso?
− Degli amori del lion Rinaldo con la lionessa Armida.
− Dove abitava la signora Armida?
− In un bel casino di sua proprietà con logge e giardino inglese. Per dare un certo che di maraviglioso a questo edificio, ella fece correr voce d’essere stato fabbricato nientemeno che da’demoni.
Tondo è il ricco edificio, e nel più chiuso
Grembo di lui, ch’è quasi centro al giro,
Un giardino v’ha, che adorno è sovra l’uso
Di quanti più famosi unqua fioriro,
D’intorno inosservabile e confuso
Ordin di logge i demoni fabbri ordiro.
Ciò nonostante il tetto di questo edificio era mal costruito per modo che minacciava di cadere.
I due guerrier (Ubaldo e il suo compagno)
Entrar nel DUBBIO tetto
− Che cosa udirono i due guerrieri?
− Un sospiro, o qualche cosa di simile, così forse, che si fermarono.
Ed in quel punto ei sospirar si sente
Profondo sì, che pensi or l’alma fugge.
− E che cosa videro?
VIDER per certo il vago e la diletta
Ch’egli (Rinaldo) è in grembo alla donna
(Armida), essa all’erbetta.
− Che cosa fecero allora i due guerrieri?
− Si nascosero per aver più agio di osservare
… Ascosi
Mirano i due guerrieri gli atti amorosi.
Bella figura che facevano i due guerrieri
− Che cosa pendea al fianco di Rinaldo?
− Una lente di quelle che s’inforcano negli occhi
Dal fianco dell’amante, estranio arnese,
Un CRISTALLO pendea lucido e netto.
Pubblicato il 23 Dicembre 1847
LEZIONE 9.
Mitologia
− Che cosa è il Caos?
− Il mio corso di Letteratura Universale
− Chi erano i Dei Maggiori?
− Quelli che comandavano l’esercito di tutti gli altri Dei subalterni o minori.
− Chi erano i Semidei?
− I Sotto-Uffiziali dell’Empireo.
− Che cosa è l’Empireo?
− È la parola d’una nostra Sciarada indovinata.
− Che cosa è il fato?
− Si dimandi agli scrittori melodrammatici.
− Chi era Saturno o il Tempo?
− Un vecchio birbone che s’inghiottiva tutt’i figli maschi che gli nascevano dalla moglie Rea. Che bello stomaco!
− Chi era Giove?
− Un figliuolo di Saturno, che scappato per miracolo alle ingorde fauci del padre, quando fu grande gli fece prendere per forza una pastina d’ipecacuana, per fargli vomitare tutt’i figli che si avea tracannati.
− Che cosa facea Giove?
− Ammazzava il Tempo, facendo l’amore con tutte le dee dell’Olimpo, e con tutte le donne della Terra, ch’egli guardava con l’occhialino.
− In che modo Giove penetrò nella torre, dov’era rinchiusa Danae figlia d’Acrisio?
− Con una pioggia d’oro (mezzo facile e sicuro di penetrare).
− In che modo rapì Europa figlia di Agenore?
− Convertendosi in toro.
− Chi era Vulcano?
− Un figlio di Giove… venuto al mondo, il padre lo trovò così brutto, che lo gettò da un balcone dell’Olimpo. Vulcano stette due anni per cadere; e quando cadde sull’isola di Lenno, si fece male alla coscia, e restò un poco zoppo. Non sapendo né leggere né scrivere, si pose a fare il mestiero di fabbro, in unione di certi poveri diavoli mezzo ciuchi chiamati Ciclopi. Quell’isola di Lenno doveva essere l’Ospedale degl’Invalidi.
(Siegue la Mitologia quando mi pare e piace)
Pubblicato il 28 Dicembre 1847
LEZIONE 10.
Cose vecchie e cose nuove di G. Somma
− Chi è Gaetano Somma?
− Abbiate la compiacenza di entrare nel palazzo de’ministeri, voltate alla prima porta a dritta, intromettetevi nella tipografia di Nobile, ed attraverso i vetri d’una specie di studio guardate un naso che appartiene ad un uomo, o piuttosto un uomo che appartiene ad un naso: quell’uomo o quel naso, come meglio vi garba, chiamasi G. Somma.
− Che cosa ha scritto Gaetano Somma?
− Uditele:
Il futuro non ha più velo per me, è più corpo al mio sguardo: io vedo tutto, scopro tutto: rivelo l’avvenire.
Da ciò conchiuder si deve che il Somma è uno stregone, dappoiché più sopra egli dice: io che non sono scienziato in nessuna maniera (neppure scienziato!!).
− Che cosa trovate di nuovo tra le sue Cose Vecchie?
− Niente altro che il titolo.
− E che cosa trovate di vecchio tra le sue Cose Nuove?
− I quattro volumi finora venuti in luce.
− Chi è il Conte di Montebucato?
− Udite:
Quantunque nato in quest’epoca e facesse parte di una società di persone ove l’amore è molto di scherzo, e un vero amante è un mentecatto (l’Autore è membro di questa società; avviso alle belle donne cui egli ha dedicato il vecchio e il nuovo) pure il giovane Conte era nato per amar veramente (per lui ch’era ricco era facile di trovare una donna che volesse diventar Contessa di Montebucato). Egli era cresciuto fra romanzi (piuttosto fra i tanti giornali fusi e rifusi dall’Autore) e sentiva l’ardente brama di trovare un’anima benefica che rallegrasse la sua esistenza. (E trovò in fatti G. Somma).
− Qual’ è la madornale bugia che trovasi nella prefazione dell’autore?
− Egli dice: Che cosa resta a fare a noi che non sia fatto? E principalmente in letteratura, dove non vi è a creare lumi di gas, macchine a vapore ec. che cosa volete che possa dirsi di nuovo?… E dopo pochi mesi l’autore è nientemeno che fra i creatori del giornale IL LUME A GAS, questo mirabile benefattore dell’umanità, questo trovato che segnerà in caratteri corsivi il secolo XIX.
Pubblicato il 29 Dicembre 1847
LEZIONE 11.
Siegue la Mitologia
− Chi è Venere?
− La Dea, per la quale tanta gente si affolla agli ospedali.
− Quali sono i figli di Venere?
− Amore, Cupido, i notari, i medici, e i becchini.
− Chi è l’Amore?
− Il fratello carnale di Imene: ha una benda innanzi agli occhi, simbolo della cecità in cui vivono gl’innamorati e gli aspiranti al matrimonio; ed ha le ali per fuggirsene tosto che conduce gli uomini al tempio del fratello.
− Di chi è figlio l’Imene?
− Alcuni dicono esser figlio di Bacco e di Venere. Altri lo credono figlio di Mercurio e di Venere. Per conciliare le opinioni, ognuno è padrone di credere quello che vuole.
− Che cosa tiene in mano l’Imene?
− Una fiaccola accesa che facilmente si smorza.
− Che cosa è l’Aurora?
− La Dea che presiede agli arresti personali.
− Chi è il Sole?
− Un Nume che è fuggito da molti giorni da Napoli, menando nel suo cocchio a quattro cavalli una ballerina di S. Carlo. E dicesi che questa volta non ha preso per cocchiere quello stupido presuntuoso di suo figlio Fetonte.
− Come si chiamano i quattro cavalli del Sole?
− Eto, Piroo, Evo, e Flegone – Avviso a’cavallerizzi.
− Chi è la Luna?
−. Secondo i romantici è la pallida amica della notte, l’astro d’argento, la lampada de’sepolcri, la solitaria del firmamento, la regina della notte etc. Secondo gli arcadici, è l’innamorata del pastorello Endimione: secondo i classici, è un corpo opaco, secondo i lions, è l’astro nemico degli uomini a carta bollata; e secondo me, è un gran Lume a gas che si dispensa gratis a tutto il mondo.
(Siegue quando sto comodo)
Pubblicato il 30 Dicembre 1847
FRANCESCO MASTRIANI
Nota:
Nel numero del Lume a Gas del 4 Gennaio 1848, nell’articolo Uomini illustri contemporanei. Paolucci, è inserita la seguente nota:
«Essendo stati presi dal grippe quasi tutti i miei allievi del Corso di Letteratura Universale, sospendo per ora le mie lezioni».
[1] Restino avvisati i miei allievi ed i signori critici che nel toccare degli scrittori di tutt’i tempi e di tutte le nazioni, io non gli andrò seguendo né per epoche, né per merito. Il mio insegnamento non ha nulla di comune con quello degli altri professori di letteratura. A me piace di saltare a pie’pari cinque o sei secoli, e parlare per esempio di Alfieri prima di Petrarca: come altresì mi potrà saltare il capriccio di esaminare il Guerin Meschino o Titta il Greco prima d’Orlando furioso: insomma farò sparire innanzi a me la distanza del merito e del tempo. Oltre a ciò mostrerò, come due e due fan quattro, che certi autori da nessuno conosciuti sono più famosi di Omero e di Dante.