DEL FLAUTISTA CARAVOGLIA
La vasta sala di Monteoliveto si aprì la mattina di giovedì 19 del corr. marzo a numerosa e scelta udienza ivi concorsa all’ annunzio di altra accademia vocale e strumentale che davasi dal benemerito artista sig. CARLO CARAVOGLIA, e che onoravasi della presenza di S. A. R. il CONTE DI SIRACUSA.
Senza seguir l’ordine degli scelti pezzi che furono eseguiti, diremo che per la parte strumentale vi rifulsero il concertista sig. Caravoglia, la cui somma valentia ormai è notissima e sempre rimunerata di plausi, e il sig. Caccavajo professore di fagotto, a pochi secondo per dolcezza e precisione. Il sig. Caravoglia ormai non teme le più ardue prove, avendo suonato in diverse accademie i più difficili pezzi di Boucher, di Briccialdi, di Ciardi, di Folz e di Manfredini, pezzi che richiedono in un suonatore le più opposte qualità ed un’abilità superiore. Per la parte vocale, basta nominare gli egregi artisti signore Viola e Paganini e i signori Coletti e Naudin, per dire che non potea di meglio desiderarsi; cioè, avremmo desiderato che l’accademia fosse durata più a lungo, per bearci più a lungo nelle melodie regalateci da questi valorosi.
E, per dir qualche cosa più in particolare, noteremo le variazioni sulla Norma in cui tanto il concertista quanto il sig. Caccavajo furono insuperabili; noteremo il duetto del Nabucco cantato colla consueta maestria dalla cara e simpatica Virginia Viola e dal sommo Coletti, che non temiamo di chiamare il primo tra i baritoni viventi. Coletti è giovine ancora per l’arte; la sua voce è fresca e forse più sonora di quindici anni fa; e noi ci contenteremmo di averlo sempre sulle scene di S. Carlo, in questa epoca in cui veggiamo deperir l’arte per difetto di buoni artisti.
La sullodata Viola cantò parimente con freschezza di voce e valentia, la romanza del Profeta di Meyerbeer ed una fantasia del Maestro de Roxas da meritarsi i plausi di tutto l’uditorio.
Egregiamente cantò la signora Paganini un pezzo della Pia de’Tolomei, e un altro della Semiramide, che molto graditi riuscirono al pubblico.
Il maestro Luigi Albanese fu l’accompagnatore, ed il suo nome è un elogio.
FRANCESCO MASTRIANI