AMICIZIA ALLA ROCOCO

   Conosco due giovani nomati Federico e Adolfo, i quali non sanno vivere un sol giorno senza vedersi; ed in questo rassomigliano due innamorati. il primo, di bassa statura, e che può contare un 23 anni, nulla possiede all’esterno che raccomandi alle donne, se togli due occhi scuri e malinconici spiranti una tal quale noncuranza della vita ed uno scetticismo di sentimenti portato fino alla salvatichezza dell’egoismo; egli è di naturale freddo comeché di mente artistica ed esaltata. Il secondo ha venti anni finiti, la sua persona è alta, la sua faccia è pallida, dolce e sottile, suo carattere incostante e nervoso lo spinge molto spesso a moti di collera, donde rifugge subitamente la bontà del suo cuore, egli è insomma nel fisico e nel morale men solido del primo, ma meglio costituito. Federico parla con eleganza, giuoca con impassibilità, e si presenta in un salotto di compagnia semplice e modesto come una fanciulla da marito. Adolfo veste con più ricercatezza perché più giovine, stringe la mano dell’amico con più espansione, e si versa sui libri con più fede nell’avvenire. Alle feste, al teatro, alle passeggiate Federico e Adolfo vanno sempre uniti; si amano quando sono insieme, e si rispettano lontani l’un dall’altro. Una amicizia così rara nel secolo in cui siamo potrebbe sembrare a taluni un paradosso, o una novella di vieto stile, se il fatto che narrerò non dileguasse ogni dubbio sulla sincerità de’sentimenti quasi fraterni che uniscono questi due giovani.

   Federico nel 1840 di buona memoria si accorse di aver 20 anni, e s’innamorò d’una Rosalba. Figuratevi una gentil donnetta; capelli biondo scuro, occhi vivaci e furbi, naso naturale, bocchino vermiglio, denti canini bianchissimi, ed altre cosarelle di questo genere tutte ottime, salvo qualche neo e qualche altro subalterno difettuzzo. Come vi ho detto, Federico non era poi un palo vestito, avvegnachè affettasse disprezzo per le donne; epperò le tre virtu’ degl’innamorati, costanza, fedeltà e speranza, avevano per lui una poesia, un incanto, un fascino, da fargli andare il cervello a sparviero. Si buccinava che la giovane fosse anch’ella presa di ardente amore, ma ignoravasene1’oggetto: probabilmente per la luna. Si diceva che ella era stata menata in campagna perché si era fatta secca e avea dato giù della persona; si bisbigliava di non so quali sogni, di quali lettere; ma non ho mai potuto scovrire tutto questo, perché Federico parla poco, e mi ha sempre raccontato metà delle cose. Un siffatto cambiamento nello stato apatico delle passioni di Federico non potea per le lunghe sfuggire allo sguardo acuto di Adolfo, come a colui, cui tutto premeva riguardante l’amico. Ma il filosofo amante che avea mostrato per lo addietro il più accanito stoicismo in fatto di donne e che professava il positivismo del cuore, non poco adontavasi al presente porre allo scoverto la piaga ond’esso marciva. Nulla quindi rivelò all’amico, nonostante le costui premurose dimande; ma a capo di qualche tempo il menò seco in casa Rosalba, ove molti eleganti giovani e donne convenivano per drammatiche accademie che vi si davano e concerti musicali.

   Qualche mese passò di simil maniera. Una sera (il tempo era umido e freddo), vicino al fuoco d’uno scintillante braciere stavan seduti i nostri due eroi, e discorrevano col cuore sulle labbra, come suole intervenire nella giovinezza, quando non si ha che fare, ed un primo amore nutre le fibre senza mai ingrassarle. Federico riandava la storia dei suoi 20 anni, i suoi palpiti di artista, e le lagrime versate sulla tomba della genitrice, storia monotona, di cui lasciava l’ultimo capitolo. Adolfo ricordava all’amico la loro fanciullezza passata nello stesso Istituto, i loro studi camerali, le gioie delle vacanze, le scolastiche simpatie, gli amoretti di balcone, ed altri tali dicerie lunghe lunghe che ti addormentano soavemente sul passato, come sopra un soffice guanciale. Ecco che di confidenza in confidenza, di chiacchiera in chiacchiera, Adolfo, cui non so che segreto parea pesasse da qualche tempo sul cuore, confessa spiattellatamente all’attonito Federico di amare perdutamente Rosalba. Qual fosse il cordoglio di quest’ultimo ê facile immaginare; ma si tacque, e promise in cuor suo di sacrificarsi all’amico.

   Rosalba dal canto suo accolse l’amore di Adolfo, come accolto aveva quello di Federico, e probabilmente dimagrì pel primo, come avea fatto pel secondo. Ci sono peraltro di tali fanciulle che amano per abito, disamano per capriccio, e si maritano per amor proprio. Federico accompagnava l’amico di Rosalba; e, mentre che questi due scambiavensi le più tenere parole e le occhiate carezzanti, egli, seduto in un cantuccio come un vecchio, divorava in silenzio la piena delle lagrime, onde sentivasi soffocare.

   La gelosia mi vien detto è una brutta cosa, specialmente quando non la si può disfogarci. Non mai pertanto parola od atto irruente tradì la costante fortezza del suo animo a petto di così ruvide pruove. Freddo ed impassibile, il suo volto nulla facea trasparir di fuora; e spesso eziandio sorrideva alla felicità  de’ due amanti. Adolfo ebbro d’amore e festevole in viso abbracciava 1’amico, e gli confessava che non mai amante era stato  al mondo più   felice di lui, e numeravagli alla spicciolata le belle cose dette e risposte,  i sorrisi,   i   sospiri,   gli   sguardi;     come se quel tapino di  Federico avesse dovuto trovarci il pabolo anch’egli, o almeno compiacersene.  Oh se Adolfo avesse potuto accorgersi dell’effetto delle sue parole! Se avesse potuto leggere in fondo al cuore del suo amico! Ma codesti innamorati sono una benedetta razza di gente lunatica, che di nulla si accorgono, di niente diffidono, e credono che tutti sien ciechi, sordi, muti e stupidi.

   Federico non poteva lunga pezza durare a simigliante martoro, e fermò di porre un termine a’suoi affanni, aprendo anch’egli il suo cuor vulnerato ad Adolfo. Quanto tempo esitasse a ciò fare, e quanta pena gli costasse, non è a dire; ma finalmente egli era di carne e di ossa, e dagli dagli, anche un morto caccia su il capo. Adolfo fu come tocco dal fulmine, quando seppe a che duro cimento posto aveva l’animo del nobile giovine, e bisogna confessare in onor del vero che allora tacque in lui ogni altro sentimento fuori che l’ammirazione di tanta generosità e il desiderio d’imitarla. Rosalba era, come su abbiam detto, una di quelle farfallucce che si accomodano su tutti i fiori, e non iscelgono mai perché non hanno il gusto della scelta, o, se si attaccano a qualche cosa, non è certo al migliore. Fu dunque, dopo matura discussione, fra i due amanti convenuto, che eglino avrebbero seguitato ad amare la graziosa donzella; ma un mese per ciascuno. Patto di amicizia memorando negli annali del nostro secolo.

   A quest’ora mi si dice che Federico siasi profondamente innamorato d’ una crestaia e Adolfo d’una cameriera tedesca. E Rosalba?… Se lo sa ella

                                                                                           FRANCESCO MASTRIANI