I.
Brissard è seduto innanzi alla sua scrivania studiando l’ Hamlet di Shakespeare. E l’una dopo mezzogiomo. Un timido picchio all’uscio e i cupi ringhi del suo Beniamino, cane favorito del gran tragico francese, lo destano dalla lunga sua meditazione.
«Chi è?».
«Il Barone di Asne», risponde una voce che ha qualche cosa del ragghio d’un asino.
II Barone è entrato nello studio dell’attore.
«Siete voi, signore il celebre attore Brissard?».
«In che debbo servire il signor Barone?».
«Perdonate, dovrei trattenervi a lungo sovra una delicatissima faccenda».
L’attore stava all’impiedi, colla berretta in testa.
«S’accomodi dunque, e parli a suo grand’agio».
Qui si sederono entrambi, e Brissard si pose a carezzare l’ orecchiuto suo cane.
Il Barone stava innanzi a Brissard, come vi stava Benjamin. I blasoni del nobile erano per l’attore come le lunghe cartilagini delle orecchie del cane.
«Ventrebleu − sclamava fra sé medesimo il Barone − e dire che mi sono annunziato col mio titolo prima di entrare!».
«La si spieghi dunque il più brevemente possibile, signor Barone».
«Eccomi a voi. Dovete sapere che io ho una figliuola di 18 anni».
«Bellina, eh?».
«La mia modestia di padre non mi permette di fare gli elogi. Vi dirò solo che un tempo ella formava la gioia di suo padre, della sua famiglia, di tutt’i suoi amici».
«Lo credo. Ma… è inferma forse?».
«Ah!… signor Brissard… io dispero di guarirla».
«Me ne rincresce di tutto cuore. Che male soffre?».
«Signor Brissard, mia figlia è pazzamente innamorata».
«Diamine! E ci vuol tanto a guarirla?».
«Ma, signor mio, sapete voi ch’io sono Barone di A… conte di B… marchese di C…».
«E sa Ella, signor Barone di tutto l’alfabeto, ch’io mi chiamo Brissard, attore al Teatro Francese, e non già…».
«Via via, voi non capite; volea dirvi che mia figlia è fidanzata al cavaliere Coppenole, e ch’io fo troppo conto della mia parola per volerla sacrificare a’capricci d’una fanciulla. II Cavaliere vanta fra i suoi antenati niente meno che Jacques Coppenole, il più intimo di Luigi XI; egli è un giovine compitissimo; conosce tutti gli atti della Cavalleria, com’io conosco di politica. Vi assicuro ch’io morrei di duolo se mia figlia non lo sposasse».
«Ma codesto innamorato di lei è forse un uomo spregevole, un popolano, un monello?».
«Peggio».
«E come gli è saltato in testa di adocchiare la figliuola di un Barone ec.?».
«Dite meglio, come è saltato in testa a mia figlia d’innamorarsi d’un…».
«Che! Costui non sa nulla d’essere amato?».
«Non se lo sogna neanche».
«A fè mia, non v’intendo».
«M’intenderete, quando avrò pronunziato il nome di costui».
«Alla buon’ora! Chi è dunque codesto povero diavolo, di cui madamigella vostra figlia si e tanto presa d’amore?».
«Un certo Brissard». (II Barone fece un inchino).
Un sorriso a fior di labbra fu tutta la sorpresa dell’attore.
«Ebbene, che cosa pretendete da me?».
«Una rinunzia alla vita».
«Un duello?».
Qui Brissard scoppiò dalle risa.
«Sì, ma in segreto, senza testimoni. Neanche l’aria deve sapere che la mia spada si è misurata con la vostra».
«Invero, avete ben pensato; quest’azione gitterebbe il ridicolo sulla mia vita. Andate, signore, io non mi batto che sul teatro, nella tragedia. Mi rincresce che vostra figlia si sia di me innamorata; ma io posso o debbo rimediare al male che ho fatto. Menate questa sera madamigella ad ascoltare l’Hamlet».
«Come, signore!».
«Non più, mi avete annoiato. Se volete guarire vostra figlia dalla sua passione, fate quello che vi dico».
E qui l’attore si allontanò senza neanche salutare lo istupidito Barone.
II.
Brissard, come tutti grand’ingegni, e specialmente come tutti grandi attori, avea le sue originalità, fra le quali primeggiava quella di contraffare tutte le deformi e ridevoli sembianze; a ciò si prestavano benissimo la squisita tempera dei suoi nervi, la dilicata tessitura de’suoi muscoli, e sovrattutto l’esercizio d’un’ arte per eccellenza imitativa. Un po’ più tardi si vide rinnovato questo fenomeno in Garrik; ed a’nostri giorni il vedemmo nell’ insigne Marchionni, cui la natura creò per l’arte, com’egli avea creato la natura nell’arte. [1]
Quella sera Brissard rappresentava lo spettro del padre di Hamlet. Apparendo sulle scene, il pubblico mise un grido di terrore; le fanciulle fecero velo agli occhi colla palma d’una mano; e la figliuola del Barone, atterrita, affannosa, palpitante, invano cercava di ravvisare in quel fantasma il Brissard de’suoi sogni, l’attore che tanto l’avea commossa d’amore.
Uscendo dal teatro, la fanciulla pregava suo padre di non più menarla ad ascoltar la tragedia.
Ella detestava Brissard.
FRANCESCO MASTRIANI
[1] Mancato a’ vivi nell’anno 1864. (Nota dell’autore)