CONCLUSIONE

  Ho rapidamente tracciato l’uso che devesi fare dei diversi particolari divertimenti che ne offrono la natura e la società. Avea promesso ai lettori del SIBILO di parlar loro benanche dei viaggi, e delle corse di cavalli, ma la vastità del soggetto, e l’approssimarsi della fine del second’anno del nostro giornale, hannomi trattenuto dal vieppiù estendermi in questo trattato, il quale forse già cominciava a diventar pesante; imperciocché se un soggetto qualunque, foss’egli della più alta importanza, vien disteso in molti articoli, i lettori di fogli periodici lo trovano sempre troppo lungo e seccante. D’altra parte è mio intendimento di ritornar a miglior tempo su queste scritture volanti, e raccozzarle, modificarle, e formarne un libro qualunque destinandolo ad aumentare il numero di quei tanti volumi nati a consumare polvere. Per mettere dunque un fine a questo trattatino dei divertimenti, verrò sponendo alcune altre breve coserelle, che servir possano di considerazioni generali a quanto nei diversi articoli ho detto.

   Vi sono taluni uomini, e forse la maggior parte, i quali crederebbonsi infelici, e non saprebbero come spendere il loro tempo, e come non annoiarsi mortalmente, se fossero obbligati per una imperiosa necessità non poter uscire dai loro domicili, e recarsi agli usuali ritrovi di amici. Costoro detestano la solitudine, e il consorzio del loro spirito, hanno continuamente bisogno di distrazione e di rumore; le mure delle loro case li opprimono di tristezza. È questo un pessimo indizio di leggerezza e di corruttela. Si comincia a diventar saggio quando si sente il merito di poter star solo. La lettura, la meditazione, la società delle proprie idee non sono esse bastevoli a mantenere lo spirito in una piacevole attività? Quale più dolce compagnia che quella dei libri? Fatevi un ritiro in qualche angolo del mondo, se siete libero ed indipendente, scegliete il più bel sito del vostro paese, con una veduta incantevole, senza importuni domestici, senza superflue ed incomode sontuosità. Che il vostro casino sia comodo, decente ed ameno. Abbandonate il letto al sorgere del sole, e recatevi a godere dello smalto dei fiori, della vergine aura del mattino, e dell’inebbriante concerto degli uccelli. Ritornate ai vostri amici: fate colazione con loro, e non disdegnate di formar parte di un discreto e sollazzevole tavolino da giuoco, ovvero, lasciate che egli si occupino a giocare, e fuggitevene ai vostri libri, o ai vostri boschetti. Che il vostro pranzo sia semplice e parco, la vostra cena allegra e annaffiata di buon vino, per ottener quel riposo che Orazio promette a coloro che sono agitati da timori, o divorati da desideri. Innanzitutto, adempite senz’affettazione ai doveri della Morale sociale; fate il bene a larghe mani, procuratevi a sazietà il piacere della beneficenza; è questo un piacere che avvicina l’uomo alla divinità, ed il più puro di quanti inebbrian il cuor dell’uomo. La nettezza, la decenza, la moderazione in tutto quel che dite e fate, la rassegnazione religiosa alle disgrazie vostre e dei vostri amici, il buon umore e le buone maniere, la costanza nelle buone assuetudini, e la docilità dei consigli dei più savi; ecco le norme generali per la condotta e la felicità della vita. Queste considerazioni sono comuni a chiunque ha fior di senno. Più si conosce il mondo e più ne nasce l’allontanamento e il disinganno. I divertimenti e i piaceri si trovano spesso in quelle cose, nelle quali ciascuno crede ordinariamente armoniosi; come al contrario si rinviene spessissimo noia e molestia in quelle cose, nelle quali ciascuno spera di trovar distrazioni e sollazzi. Le piccole miserie della vita, ne circondano dappertutto; bisogna evitarle con preveggenza, e superarle con filosofia. È d’uopo soprattutto sentir il valore dell’interna tranquillità, e tutto l’orrore delle grandi passioni.

   L’amabile gioventù è la più pericolosa di tutte l’età. È questa una malattia, dice uno spiritoso VAUDEVILLISTA francese, dalla quale fortunatamente si guarisce ogni giorno di più. E in questo tempo di bollore che la fiaccola della filosofia guidar debbe i nostri passi per non preparare a noi medesimi una vecchiezza di lagrime e di amarezze.

                                                                                                             FRANCESCO MASTRIANI