AL SIG. A. P.
Napoli, 23 settembre 1839
Eccomi a te di bel nuovo, eccomi colla fresca stagione, colla serica Toletta dell’autunno, con tutte le deliziose ricordanze delle nostre gioie d’Ottobre… Ah, perché non sei Napolitano! Perché nascendo non respirasti l’aura del nostro mare, l’olezzo delle nostre acacie! E ben lo meritavi tu che da natura sortisti un’anima appassionata e sensitiva, capace di belle ispirazioni, entusiasta dell’italica armonia.
Ti assicuro che in verun altro tempo dell’anno mi viene così a tedio la capitale come in questi mesi, in cui la natura, qual’ebbra baccante spossata da copiosi sudori, si abbandona quasi per gradi al gelido sonno dell’inverno.
Vuoi sapere ciò che io mi faccio qui, ed in qual modo me la diverta. Eccoti la relazione di una delle mie giornate divertitissima.
Martedì scorso di unita a vari giovani bennati e gentili, poi che avemmo visitato a Pozzuoli il tempio di Serapide colle sue colonne foracchiate da’miroli litofagi, co’suoi marmi indorati, colle sue terme sacerdotali; e poi che avemmo da lungi salutati i frammenti dell’amenissima villa di Cicerone a Cuma, e scorse altre maraviglie di quella città di Pozzuoli, tristissimi avanzi d’ una selvaggia grandezza, dissipata qual granello di sabbia dall’ ala indefessa de’secoli, c’imbarcammo dopo pranzo, verso le cinque pomeridiane, per recarci a Nisida… Lo schifo era svelto e leggiero, comeché al ritorno l’ingombrasse del suo peso una macchina-animale non iscarsa di carni;… l’acqua era così placida, che detta l’avresti una tavolazza di pittore, su cui siasi rovesciato un alberello d’azzurro carico. Il mio cuore era lieto come dopo il bacio d’una madre; io mi trovavo in uno di que’ momenti ineffabili, in cui sento tanta pienezza di vita, tanto orgoglio di benessere, che non oso formare un desiderio, concepire una speranza, così immensa è la beatitudine che mi circonda, così dalle gioie d’una cara esistenza inondato è il mio cuore… sì, amico, la felicità non è mica un sogno in su la terra, essa è così dappresso all’uomo, che egli per cercarla molto lungi, passa accanto a lei, la travede, e la perde.
Nisida (se nol sai), è una bella verdeggiante isoletta, poco discosta dall’antica isola di Limon, ora Lazzaretto, e posta a qualche mezzo miglia dalla strada de’Bagnoli. Acque limpidissime la cingono da per ogni dove, come tanti specchi, su cui essa riflette la sua chioma folta di graziosi oliveti. Un magnifico porto si sta ivi costruendo da due culti giovani Napolitani, i cui nomi piacemi far noti, come quelli che a distinte famiglie si appartengono, e che lustro e decoro han cresciuto a questa nostra dilettissima patria, Alessandro Giordano ed Ercole Lauria, entrambi valenti Ingegneri nel Corpo di acque e strade, ed amabilissimi per ingegno e costumi.
Sul bellissimo faro posto al lato occidentale di detto porto, e munito d’una graziosa balconata, non dissimile a quella del faro del Molo, io mi fermai a contemplare la magnifica prospettiva d’ un tramonto d’autunno, sotto un’immenso orizzonte che si spiegava sul mio capo senza un’ombra, senza una nube, puro, leggiero profumato, come il velo azzurro d’una silfide. Il sole, posato sul capo oltramontano a modo d’un globo di cristallo dorato tutto infuocato da’fornelli d’una vitriera, salutava la bella Napoli cogli estremi braci de’suoi raggi infuocati, e parea staccarsi con pena dal nostro cielo… La soave malinconia di quell’addio, i sospiri di quella flebile natura, e lo strisciar delle lieve brezze su per le acque e le banchine, si accordavano alle voci lontane e staccate degli operai e de’forzati, che lavoravano alle casse de’piloni, e rendevano una scena per me sì nuova e commovente, che mi giunse non poco discara la chiamata della nostra partenza.
Eccoti i particolari del nostro viaggetto, il quale vieppiù gradito mi sarebbe stato, se avessi potuto divider teco la piena riboccante degli affettuosi miei sentimenti.
E tu cosa fai costì? Hai letto il nostro Amato? Come stanno la tua bionda Charlotte, e il tuo ricciuto èpagnuel? Vuoi sempre quel bene pazzo che dici al tuo gamin philosophe?
FRANCESCO MASTRIANI