Al Signor Lorenzo Rocco in risposta ad un suo articolo
inserito nell’ultimo num. di Musica
Nel numero 5. Di questo giornale La Rondinella io scriveva le seguenti parole:
«Per lo passato, a mala pena, sorgeva un gran genio in un secolo, oggi sono più i genî che gli uomini comuni e volgari: ma la storia ci addita il secolo di Pericle, di Newton, di Leibnizio, e non sappiamo se potrà parimente menzionare il nostro secolo col nome di un grande intelletto. Oggidì il genio non solamente è retaggio di tutti indistintamente, ma sembra in qualche modo sdegnar la canizie e annidarsi nei fanciulli, i quali sembrano venire al mondo dotti, esperti, e, quel che è più, genî da destar maraviglia».
A queste parole voi rispondete:
«Questo dimostra che ciò che per lo passato si faceva in quindici anni ora si fa in cinque, e dimostra anche che i giovani invece di cominciare a studiare a 10 o 15 anni ora cominciano a 2 o 3 anni al più».
Parmi che non ci siamo ben capiti, mio caro signor Lorenzo, o per meglio dire non mi abbiate ben capito. Io non nego che Iddio possa accordare il dono del genio a chiunque gli piace e in qualsivoglia età anche la più infantile; ma ho inteso dire che tutti non si hanno a credere nati genî da non aver bisogno di severi studi e del naturale progredimento che solo il tempo può addurre. Non nego che Goldoni a otto anni scrisse la sua prima commedia; ma questa non è una ragione per cui ogni ragazzo di 8 anni creda poter scrivere una commedia estimandosi un Goldoni; che Metastasio a 14 anni scrisse Giustino; ma Goldoni e Metastasio sono rimasti retaggio del secolo XVIII, e noi, fra tanta profluvie di genî allattanti, non abbiamo né un Metastasio né un Goldoni, né speranza di averne insino a tanto che i fanciulli crederanno di scriver versi prima d’imparar la grammatica.
Mi parlate di Lauretta li Greci poetessa siciliana che ha avuto sol 15 anni di vita e che ha scritto di magnifici versi; ma non vedete che la morte prematura di questa giovinetta è chiaro indizio che la natura si vendica sul corpo della precocità dell’ingegno? Onde si può senza tema asserire che quando un fanciullo a 10 anni ha VERO genio, si muore a 20; e quando a 10 anni crede di aver del genio, è bestia a 30.
Mi dite che Mozart di anni 6 compose due brevi sonate di clavicembalo; ma non vi accorgete che voi fate appunto l’eco del mio articolo, nominandomi questi elevati ingegni del passato secolo? Mi dite che Pico della Mirandola fu un poliglotta a 6 anni e che Lauretta li Greci conosceva il greco, il latino, l’ italiano, il francese?
Per me vi dichiaro francamente che non credo a questi prodigi; imperciocché la conoscenza delle lingue è un fatto tutto pratico che richiede o una specialità prodigiosa di memoria o lunghi studî. D’altra parte il cinguettare una decina di parole di una lingua estera, non costituisce la conoscenza, come voi dite, e il tradurre come faceva Lauretta li Greci da varie lingue straniere non vuol dire essere poliglotta.
Io diceva con ironia nel mio articolo che un adolescente di tre lustri aggiusta un articolo da giornale con molta facilità; e voi rispondete: se lo fa, segno è che lo sa fare. Dite da senno? Ecco un argomento che distrugge tutte le umane bestialità; giacché qualunque scempiaggine potrebbe essere giustificata dal vostro famoso aforisma.
Dite che il merito dei grandi uomini che illustrano un secolo non è stato mai riconosciuto ed onorato nello stesso secolo ma bensì in quello che succede. Ecco una terribile faccenda che voi addossate al secolo venturo; quello di voler onorare tante migliaia di genî lilliputti che a dritta e a manca ora ci ammorbano co’loro versi, con le loro sonatine, coi loro drammi e commedie e con le sette od otto lingue che hanno in bocca.
Conchiudo dandovi un consiglio che forse non isdegnerete giacché viene da un amico: non vi fate a credere che le cose oggidì sien diverse da quelle dal passato e che ora si possa fare in 5 anni ciò che prima si faceva in 15. Noi figli del secolo XIX abbiam guadagnato in superficie quello che abbiam perduto in solidità; abbiam guadagnato in verbosità quello che abbiam perduto in idee; e ci siamo accorti della verità di quel verso che voi male a proposito citate del Metastasio:
IL TEMPO È INFEDELE A CHI NE ABUSA
Vostro Amico e Servo
FRANCESCO MASTRIANI