EDITORIALE

    Sulla critica letteraria. 

   Il portar pregiudizî di simpatia o di avversione sulle opere dell’ingegno o su qualunque prodotto della feconda attività dello spirito umano è cosa che grandemente nuoce e fa torto alla equità della critica. Intanto osiam dire che pochi giudizî passano senza che ci entri una buona dose di prevenzione in bene o in male, talvolta a che senza che il critico si avvegga o senta in sé stesso siffatte propensioni. Sono tante e sì svariate le scuse che sanno trovare in noi stessi le nostre passioni, tante le inclinazioni occulte, che è quasi impossibile spogliarsene del tutto quando s’imprende a dare giudizio su qualche cosa. Di qui il piccol numero di critiche esatte e imparziali; di qui la grande abbondanza degli aristarchi che scoccano i loro dardi avvelenati nel fiele della satira contro gl’ingegni più rispettabili e le opere loro. Un difetto è certo il trovar grazie nelle difformità, veneri nelle bruttezze, perle i difetti, e tutt’oro quello che è fango; ma questo vizio della critica è men deplorabile di quello che disconosce ogni pregio d’un’opera per non mettere in risalto che i solo difetti e gli errori, ampliando questi sovrammodo ed esagerandoli fino a prender la critica il carattere di libello e di calunnia.

   Uno de’più comuni errori o vizî della critica moderna si è quello di giudicare le opere degli antichi, accusandole di que’ nei che erano forse inerenti a’tempi e a’luoghi in cui scrivevano, o cagionati dalla mancanza di talune speciali cognizioni che il progredir delle scienze ha recate. Come chiameremmo noi quella critica che farebbe una colpa a Omero, a Virgilio, e a Tasso di non essere serviti, nelle descrizioni di battaglie, di tutti que’mezzi strategici che le arti militari hanno scoperti e inventati nel nostro secolo? Non possiamo abbastanza lodare le parole del Salvini, allorché, annotando di auree osservazioni la Perfetta Poesia del Muratori, così scagliasi contro quella dissennata razza di critici:

   «Che prurito è questo di biasimare tutto ciò che non si conforma co’nostri modi, e non aver punto di rispetto per l’antichità, quasi gli antichi avessero a indovinare quello che erasi per usare in avvenire?».

   Che cosa avrebbe detto oggidì il Salvini scorgendo ne’nostri critici lo stesso mal vezzo non solamente per le scritture letterarie e per altri

lavori di questa fatta, ma eziandio per tutto ciò che al viver civile appartiensi, il cui principal requisito per essere perfetto consiste, a nostro credere, nella cortesia di parole e di modi inverso tutti, e nel maggior rispetto per la memoria di coloro che ci hanno preceduti.

                                                       FRANCESCO MASTRIANI