EDITORIALE

   Sull’esprit francese

   In un precedente nostro articolo dicemmo come son da temere per la gioventù quegli scritti che han sacrificato spesse volte la morale a quel nume leggiero e versatile che si addimanda spirito, arguzia, facezia epigrammatica. Non vi ha, osiam dire, scrittore in Francia che non si lasci talvolta  trascinare da questa propensione, propria del carattere francese: i più profondi pensatori come i più facili scribbacchiatori di appendici non potrebbero riposare sull’opera loro e sperarne prosperosa e lieta riuscita, se non la condissero di tempo in tempo con attico sale. La nazione francese ha goduto in ogni tempo la fama di spiritosa e arguta sovr’ogni altra; giusta e meritata riputazione, se vuolsi, la quale impertanto ha non poco nociuto alla solidità delle idee ed alla loro morale aggiustatezza. Non è possibile sostener sempre la parte giocosa dello spirito senza essere trasportato oltre i limiti dell’onesto. Giovenale, tra gli antichi, sarebbe riuscito elegantissimo scrittore satirico, se la mania del frizzo e della lepidezza non lo avesse fatto scendere allo scurrile e all’osceno. Lo stesso può dirsi degli altri due poeti Catullo e Marziale. Il nostro Marini si avrebbe acquistato un posto eminente tra i poeti italiani, se non avesse voluto sacrificare il suo genio all’epigramma licenzioso e succido. Il più vasto ingegno letterario della Francia del secolo scorso volle servirsi dello spirito per preparare la rivoluzione dell’89: i volumi dell’ Enciclopedia, ne’quali volle a larga mano versarne, non sono che una perpetua tensione della mente per gittare il ridicolo su quanto vi è di più sacro e su quanto gli uomini onorano e rispettano. Incredibile pazzia!

   Nell’uomo, e più particolarmente nella donna, spesso lo spirito non si acquista che a discapito del cuore. Egli  difficilissimo serbare incolume la coscienza del giusto e del vero facendo il mestiero d’uomo di spirito. Un tale attico ben applicato può essere fecondo di bene, correggendo il vizio; ma e’non bisogna farsene continuo strumento di correzione, perocchè è un’arma pericolosa e micidiale.

   Lo spirito è tanto più pericoloso quanto più si mostra amabile ed elegante: esso è onninamente contrario alle virtù del cuore, allo spirito di carità; esso ha l’arte di rendere amabili i vizî e di soffocare le buone azioni sotto le argutezze: la sua missione è di trattare seriamente le cose frivoli e leggiermente le cose serie.

   Con ciò non intendiam proscriver del tutto l’onesta facezia ed i saletti spontanei, che sono il condimento d’ogni amena scrittura e conversazione; ma abbiam solamente voluto ricordare quanto danno gli Aretini e i Voltaire abbiano arrecato alle lettere e alla morale, e come sieno rari i Gozzi e i Lesage.

   Crediamo far cosa non discara a’nostri lettori, riportando un articolo sullo spirito, scritto da uno spiritoso scrittor francese.

LO SPIRITO

            Alla signora D…

   Voi mi fate l’onore di domandarmi che cosa è lo spirito? Codesta dimanda ha qualche cosa di lusinghiero per me, signora, imperciocché soltanto uno sciocco oserebbe rispondervi senza pensarvi prima.

   Si chiamano spiriti certi liquori volatili che, spicciando prestamente dal vaso che li contiene, zampillano, schizzano e vanno in testa come vapori sottili e penetranti, abbagliano gli occhi, vi rallegrano e vi sorprendono nel tempo stesso, poi si evaporano, si dissipano, si sperdono in fumo senza lasciare orma del loro passaggio.

   Questo è lo spirito del vino; questo è ancora cred’io, lo spirito dell’uomo, o piuttosto l’uomo di spirito.

   Nelle arti, nelle lettere, nelle scienze, lo spirito non è l’ingegno, né tampoco il genio; l’ingegno è solido e durevole, il genio è immortale, lo spirito è efimero; esso è la farfalla dell’ intelligenza; nasce, risplende e muore.

                                                                                          FRANCESCO MASTRIANI