Sul saggio dell’Accademia delle Belle Arti
Il saggio delle Belle Arti napolitane che si è esposto nel nostro Real Museo Borbonico non è secondo a quello degli anni precedenti né pel numero de’lavori né pel loro merito rispettivo, anzi, se non andiamo errati, ci sembra che per la scultura e architettura un notevole progredimento siasi avverato, a giudicarne dagli sperimenti degli anni scorsi. Con ciò non intendiam dire che l’arte di Raffaello non siasi mantenuta appo noi a quell’altezza di fama, cui si è innalzata in ogni tempo. La Scuola napolitana, ricca di centinaia di bei nomi che l’illustrano; ma solamente dir vogliamo che quest’anno i saggi di scultura han forse chiamata la pubblica attenzione più che quelli di pittura, per alcuni lavori che dir si possono pregevolissimi e assai belli. Però, lasciando ad altri l’onore di parlare de’numerosi bellissimi quadri di che è ricca la presente Esposizione, cosa che non consentirebbero le anguste pagine di questo giornale, terremo soltanto ragionamento delle opere di scultura, alle quali tributeremo anche noi una parola di ammirazione, lontana essendo dal nostro animo ogni pretensione di farla da giudici sovra un’arte di cui non possiamo discorrere che per gusto e sentimento. I nomi de’Calì, degli Angelini, non han d’uopo de’nostri elogi: allogati in un’alta sfera di riputazione, eglino han già colto il frutto delle loro fatiche nella estimazione de’loro concittadini: onde noi c’intratterremo vieppiù su que’giovani che accennano a gloriosa carriera, e i cui nomi non sono ancora noti all’universale.
FRANCESCO MASTRIANI