Si rende ormai ridicolo, per non dire schifoso il vedere come alle più meschine mezzanità artistiche si tributino non solamente i più sperticati elogi ne’ giornali, ma fiori corone e poesie in su i proscenî. Non lessi altro ne’fogli della penisola e d’oltralpi che queste esagerate ovazioni, le quali, lungi dall’onorare il vero merito, lo abbassano fino alla condizione di caricatura. Simiglianti trionfi eccezionali avvenivano rarissime volte e quando, per un concorso di altissime qualità, un artista si sublimava sulla sua classe. Questa escandescenza di omaggi profusi alla cieca, e per lo più alle semplici esterne forme, aggiungono un altro carattere di futilità all’epoca in cui viviamo, e, confondendo la somma abilità coll’orpello della impostura e della cabala, fa d’ogni erba un fascio, e toglie ogni speranza di avanzamento e di vero progresso nelle arti di allettamento. Oggi non ha luogo una serata di beneficio, sia pure allo spazzatore del teatro o ad una semplice corifea, senza che i fiorai non guadagnino quel tanto che per un intero anno basta loro. Vedi subitamente entrar nei palchi e nella platea enormi mazzi di fiori, come se si avesse l’intenzione di schiacciare il beneficiato sotto di essi, o come si avesse in pensiero d’improvvisare un giardino nel bel mezzo della sala. Dimandiamo che differenza vi sarà ormai tra la Ristori e qualche oscura comprimaria di provincia se ad entrambe toccano fiori e corone e sonetti ed altri attestati di paradossale ammirazione? Par che la poesia, in un secolo come questo, non trovando a meglio occuparsi, si brighi di estollere a cielo sgambetti e trilli; e la natura non adorni di fiori i prati che per destinarli a tappeti di qualche infelice deità improvvisata, e il cui trionfo, poggiato sulla febbre del momento, finisce col parosismo. Si cessi, per carità, da queste ridicole espansioni che non arrivano più a burlare il pubblico, e che servono soltanto a burlare l’artista.
Ciò dicendo, non intendiamo biasimare la giusta espressione e gli attestati di omaggi che si rendono al vero merito, ed alle quali ci associamo, meno nella loro esagerazione.
FRANCESCO MASTRIANI