La Rondinella 14 Marzo 1855
Che il Giornalista possa coi suoi giudizî essere sommamente utile all’arte e di perfezionamento all’artista, non ci ha persona di sì grosso ingegno che non possa intenderlo. Solo è da vedere se il Giornalista debba essere l’eco della voce del pubblico, o se debba pronunciare il suo giudizio indipendentemente dal giudizio di quello.
Noi non ci arrischieremo a risolvere questa delicata e grave quistione, però che la medesima dipende da un’altra ancora più importante e più grave, cioè se nelle arti belle debba il piacere o il tipo estetico essere criterio di perfezione; imperciocché se dall’ una parte lo scrittore attenendosi alle regole estetiche dell’arte dà il suo giudizio, e dall’altra l’artista trova, non ostante la mediocrità delle sue opere, plauso presso del pubblico, noi siam certi che il medesimo non si darà alcun pensiero di quel giudizio. Noi parliamo di teatri: e chi allo scopo dei medesimi riguardi, non sarà così corrente da dare il bando al criterio del piacere. Ma tal volta il pubblico s’inganna, appunto perché è fallace e variabile questo criterio: e qui entra l’ufficio del Giornalista deputato a rettificare la opinione del pubblico in cosiffatte materie.
Se il Giornalista non dovess’essere altro che l’eco dell’opinione comune, il suo ufficio sarebbe assolutamente infruttuoso; dappoichè questa opinione è quale la vuole l’arte o non lo è: nell’uno e nell’altro caso che cosa di più far potrebbe il Giornalista col recare in mezzo il parere del pubblico? Non vogliamo però lasciarci dietro il far considerare che noi abbiamo detto il pubblico ingannarsi qualche volta; dacché quasi sempre il suo giudizio sia retto, massime quando è dato maturo. La moltitudine in tutto ciò che si attiene al senso, passate le prime impressioni, dà quasi sempre nella giusta sentenza: quantunque nei molti siano alcuni pochi o bisbetici o parteggiatori o incolti, i quali pretendono far deviare dal retto sentiero la somma dei pareri che non s’inganna: caso, la quistione di Verdi. Ed il Giornalista anche nel far eco al retto giudizio del pubblico, dee venire sponendo le ragioni, onde quello meritamente plaudì o riprovò qualche artista od opera.
Il perché sì nel caso di retto giudizio come in quello che il Giornalista deve scostarsene perché erroneo, egli dee sporne le regole e le ragioni, massime quando sostener deggia un parere contrario a quello significato dal pubblico. Ciò posto, qual nome quale autorità debb’avere il Giornalista perché star si possa alle sue parole, ben s’intende; chè se la critica intorno agli artisti rimaner dovesse nelle mani di scrittorelli senza nome e senza titoli appo l’universale, con ragione gli artisti far ne dovrebbero pochissimo o nessun conto, e gli altri ridersene siccome di baie puerili. Sporre la propria opinione è cosa molto agevole, e assai fiate proficuo dove ciò sia fatto sinceramente; esaltare la propria opinione a giudizio finitivo non tutti possono: giudicare senza convenientemente ragionare il giudizio è temerità: finalmente veder fare tutto ciò a tal che pur ora esci di scuola è buffonesco. Rispettabile è la critica del dotto, e chi non vi si accomoda è cieco o superbo; ma pretendere che un artista debba stare al parere di uno, che per empire il suo Giornale scrive un articolo teatrale nella stampería, questo è troppo. Giudicare di un’arte e di certi artisti lo potrà rettamente chi non sia in quell’arte versatissimo e profondo? Più di quello di un presuntuoso scrittoruccio non sarebbe allora più autorevole forse e migliore il giudizio del pubblico? Laonde, per ragionare un giudizio critico intorno alle qualità di un artista o di un’opera d’arte, vuolsi avere un ingegno ed una dottrina non comune perché quello abbia autorità, e frutti alcun vantaggio al perfezionamento dell’ artistica disciplina.
Per le quali cose a chiunque ha fior d’ingegno dev’essere chiarissimo che dove alcuno voglia mettere ad esame critico e un dramma e un attore, dev’essere letterato o filosofo; giacché le passioni e i sentimenti, che vengono ritratti e adombrati nel dramma e rappresentati dall’attore, sono materie in che si versano le lettere e la filosofia: dove altri voglia giudicare di una musica o di un cantante convien ch’e’ sia maestro: e maestro atto a criticare le opere d’arte non può essere altrimenti che istruito nelle lettere e nella filosofia per le strette attinenze che stanno tra la musica, la quale deve intonare le parole di un dramma, e le lettere e la filosofia: il che ci proponiamo dimostrare in altri articoli.
GIUSEPPE MASTRIANI