GIORNALE DI UN OSSERVATORE DI SE MEDESIMO

GIORNALE DI UN OSSERVATORE DI SE MEDESIMO[1]

   Sotto questo titolo un uomo, veramente degno di essere chiamato virtuoso, ha scritto in ogni giorno, per lo spazio di venti o trent’anni, una relazione sincera e minuta delle sue azoni e de’suoi pensieri più intimi. Quest’uomo dabbene, caritatevole, dotto, ed eloquente, uno de’migliori scrittori del suo tempo e del suo paese, non è altri, che il Fènèlon Svizzero: è Lavater, il pastore di Zurigo, cui moltissime persone non conoscono che come l’autore  del libro sulla Fisiognomonia.

   Il manoscritto tedesco di questo prezioso giornale è divenuto l’eredità  del genero di Lavater, il sig. Giorgio Gressner. Fino a questo giorno non se ne sono stampati che due frammenti di poca estensione. L’uno che comprende il primo mese del giornale, gennaio 1769, fu dato alla luce nel 1771, all’insaputa dell’autore, per l’indiscrezione di uno de’suoi amici, il sig. Zolikofer. Un giorno Lavater ricevette per la posta un libretto anonimo nel quale, fin dalle prime linee, riconobbe con sorpresa le sue confessioni. Questa infedeltà gli cagionò dapprima qualche inquietudine: «Il pubblico, diceva, non ha forse il dritto di biasimare chiunque viene a parlargli delle proprie faccende, e delle proprie impressioni? Se ognuno facesse così, dove non si giungerebbe?». Ciò nulla ostante l’influenza morale del libricino, che fu ricercato e letto con avidità, calmò un poco questo scrupolo, e Lavater si lasciò benanche persuadere ad autorizzare, nel 1773, la pubblicazione di un secondo frammento del suo giornale contenente alcuni mesi del 1772 e 1773. Ma questo fu tutto; il resto non è uscito dal circolo della sua famiglia e de’suoi amici.

   Benché sieno troppo brevi per la grande stima che ne facciamo, non possiamo riportare in questo nostro giornale che i cennati frammenti da noi voltati in italiano, i quali per altro basteranno per farli tenere in gran pregio da’nostri lettori. Un uomo dabbene che si applica attentamente ad osservarsi, a conoscersi, non per l’impulso d’una frivola curiosità o per mera vanità, ma con l’intenzione sincera di distruggere in sé ne’loro principi le cattive inclinazioni, e sviluppare più rapidamente le buone, è nel tempo stesso un utile esempio e uno bello spettacolo. Lungi dal meritare alcun biasimo, come temeva Lavater, svelando al pubblico i reconditi misteri della sua anima, egli ha certamente un dritto alla riconoscenza di tutti. Egli ne insegna a legger  meglio in noi medesimi, a meglio comprenderci, ad essere più severi per noi, più indulgenti per gli altri. Egli eccita in fondo alla nostra coscienza il sentimento morale, che ha naturalmente troppa tendenza ad intorpidirsi e a sonnecchiare; egli ne ispira la vergogna di quella indifferenza e di quella scioperatezza troppo comuni che mettono a così basso prezzo il titolo di uomo onesto. Tutto dev’essere l’influenza di confessioni scritte con la doppia autorità dell’ingegno e della virtù: noi abbiamo provata questa influenza leggendo il giornale di Lavater, e ci auguriamo che la necessità di una scelta molto limitata non l’abbia troppo indebolita nelle pagine seguenti.

                                                            FRANCESCO  MASTRIANI    

[1] Tagebuch eines Beobachiers seiner  selbst