Che cosa è un Album? Figuratevi una galleria, in cui scherzano svariatissimi folletti di fantasia, un palcoscenico, sulle cui tavole, al tocco di una verga affatata, appariscono figure d’ogni forma e colore; ridevoli buffoni, mostri alla romantica, fantasime Byroniane, spettri classici lunghi lunghi, ombre galliche corte corte, e tanti altri diavoletti dell’ingegno, ed aborti del pensiero.
Immaginate una bianca farfalletta, che nata da un bruco nero nero come l’inchiostro, lievemente si aggira su i rosei pensieri d’ una fanciulla; una lente catottrica, che vi fa vedere uno stesso oggetto screziato di tanti diversi colori quanti oscillano sur una crisalide.
Vi è l’Album musicale, ed è una lanterna magica, che rompe il silenzio della notte per regalarvi ora una cabaletta sdolcinata e malinconosa, come un pensiero che addormenta, ora una variazione allegra e strepitosa, come una sinfonia del Rossini, ed ora un’armonia fantastica e terribile come le ombre del Faust…
Vi è l’Album pittorico, ed è un poliorama (ma non quello di Napoli) ricco di belle vedute, di romantiche cascate, di tremule marine, di opachi boschetti e smaltato di donne trasparenti, di ninfe cullate, di silfidi gassose, di genietti amorini… E finalmente vi è l’Album giornalistico, ed è questo l’ultima e più svariata colonna d’un periodico foglio, la pagina più bella e più ghiribizzosa. È l’articolo più ricercato pei giuochetti di parola, pe’curiosi aneddoti, per le galanti avventure. Esso è un composto distillato di molti spiritosi cervellini, l’indice di tutte le buffonerie del secolo.
Evvi però un’altra specied’Album, di cui m’ingegnerò darvi un bozzetto.
Vi ha mai preso la voglia di passeggiare in qualche domenica di està sotto la grata frescura de’viali della Villa Reale, verso l’ultim’ora del giorno, quando gli estremi biondi raggi del sole riflettonsi nello specchio concavo de’cieli, ed un’ombra diafana si stende sull’oscillante golfo di Posillipo, a modo d’un velo finissimo, che covre il seno d’una donzella? Là, sotto il vostro sguardo spensierato sono passate, come nugolette del nostro cielo, le donne più bianche, e le fanciulle più care. Là, nell’ombra vaporosa de’boschetti, come la luna che fugge attraverso la bambagia delle nubi, avete veduto apparire ed involarsi una pallida inglese, e voi ne avete seguitato cogli occhi il cappellino di paglia sfumato tra le fronde, ed il vostro cuore ha palpitato fortemente, ed una smania d’amore vi ha preso, che poi si è esalata in un lungo sospiro. Colà avete veduto come circondata da una nube di profumi, come qualche cosa d’aereo ed impalpabile, un delicato visino di donna sopra una massa di seta, e chiuso dal velluto de’capelli; avete veduto due nere pupille, che si sono fissate su i vostri occhi, ed han portato ne’vostri sensi l’ ebbrezza, e tutto un romanzo ne’vostri pensieri.
Ebbene, alla sera di questa giornata, se vi siete rilegato per qualche ora fra i quattro angoli d’un gabinetto da studio, ed avete tolto un libro da leggere, avrete sperimentato che mille pensieri vi han distratto dalla lettura; certi fantasmi color rosa sono volati intorno alla vostra mente, e mentre i vostri occhi eran fissi al libro, sopra quelle pagine folleggiavano mille figure; voi credevate sentir tuttora l’elasticità di certi occhi, la finezza di certe fisionomie, il profumo di certe mantilles, ed il vostro capo, così in miniatura, era l’immagine,… intendete d’un Album romantico – dell’Album d’una Inglese.
Oggi l’Album è indispensabile ad ogni bella; esso è una ricordanza, un eco de’sospiri d’amore; una ghirlanda di vezzi letterarî tributati alla beltà. Quando ella è oppressa da quella malinconia cagionata dal vuoto del cuore, amerà di sfogliare il suo Album, e di ricercarvi una strofa, un sonetto, una romanza, che il suo amante vi gettava in un momento d’esaltazione; ed oh come le sarà dolce il riandare col pensiero in su quell’epoca, che per la donna è tutta la vita! Come allora un profumo di que’ tempi passerà sulla pagina ispirata, ed una dolcezza divina le scorrerà per le fibre! Ella proverà quell’indefinibile gioia, che sentiamo, allorché vagando ne’siti solitarî, ove a diporto traevamo ne’ be’ giorni di nostra prima giovinezza, ed esplorando ogni pianta, ogni rivo, ogni fiore, noi leggiamo sulla foglia d’una sempreviva la data d’un ritrovo amoroso, due nomi segnati dalle nostre mani, e le cui mal formate lettere attestano tutt’ora l’ebbrezza de’sensi, ed il tremor della mano, che affidava ad una pianta il ricordo più caro di tutta la vita…
FRANCESCO MASTRIANI