IL BALLO

  Pongo il ballo a capo dei divertimenti sociali, non per la sua preminenza sugli altri, o perché sia in fatti un vero e gran divertimento, ma perché disgraziatamente i costumi freddi e positivi del secolo avendo ormai bandito ogni sorta di piacevole conversazione nei crocchi, non altro scopo hanno di presente i convegni di donne e di uomini che il frenetico ballo. Languida e noiosa riesce ormai ogni società, se non vi si mischia questo figlio della corruzione. Ed esso ai dì nostri non è più l’ espressione della intera contentezza, o il simbolico e grazioso linguaggio dell’amore: non vi si ammira più l’arte di muovere leggiadramente il corpo ed i piedi in cadenze musicali: il ballo è ora una specie di campo libero, ov’è permesso ad ognuno di avvicinare, affascinar con gli sguardi e le parole una fanciulla, di cui, a fianco di sua madre, un uomo non avrebbe osato neanche sfiorare il lembo della veste. E la donna, quest’essere fragile e nervoso, si abbandona nel ballo all’istinto del piacere, e mentre il tumulto delle passioni fa battere il suo cuore d’insolito ardire, la sua fronte resta dimessa e pudica, i suoi occhi si velano di innocenza. Corruzione dei tempi! Si tiene continuamente confinata una fanciulla tra quattro mura, non le si permette mai a parlare a qualche uomo, se non è suo fratello, le si proibisce di andare sola per la strada per paura che non si tentino agguati alla sua innocenza; non le si fa cacciar il naso dalla finestra, se non le sta dappresso la madre o la zia; le si oppone a delitto capitale se leva gli occhi sul volto di un uomo; si grida allo scandalo se per caso alcun che si scorge nel suo vestimento di troppo libero; le si tiene insomma ligata al piede una catena peggio che ad un condannato alle galere; e poi si conduce questa stessa fanciulla nei saloni da ballo, dandole intera e illimitata libertà; facendola restare un paio d’ore dappresso a un uomo per lei straniero in una galoppa, tra i profumi dei fiori, tra i concenti della musica, e tra gli aliti infuocati di cento uomini che credonsi tutto permesso in quel teatro che la civiltà schiude ogni sera e in ogni casa all’ozio ed alla mollezza. E poi vi maravigliate se le donne amano tanto il ballo. Quale non deve essere il piacere di quel povero carcerato che può, una volta almeno nel mese, calpestar liberamente e a sua fantasia le selci delle pubbliche strade! Un marito che conduce sua moglie al ballo, una madre che vi mena la figliuola, un fratello che vi mena la sorella, mostrano chiaramente che amano più il proprio piacere che la tranquillità dei domestici affetti. Le continue e splendide feste da ballo ruinano le famiglie, spargendovi il bisogno del lusso e delle inutili profusioni. Non parlo dei molti inconvenienti, cui espone la salute l’abuso del ballo ed in particolare di quelle danze in uso oggidì, le quali venuteci dall’agghiacciato settentrione, come la galoppa, il valzer, la mazurka, la polka, per niente si confanno al nostro clima ed ai nostri costumi. Le fatiche alle quali espongono simili balli sono tali che quei popoli dell’Oriente che noi chiamiamo barbari li fanno eseguire dai loro schiavi, non potendo persuadersi come uomini liberi e ricchi si assoggettano a tante fatiche. Il troppo moto del corpo, degli eccessivi sudori, gli irregolari movimenti della circolazione, e le protratte veglie non picciol danno arrecano alle costituzioni. Di quali tristi conseguenze sien cagione questi balli dimostrano abbastanza i volti pallidi e sparuti dei nostri lions e delle nostre dame al levarsi dell’indomani di una festa da ballo. Il ballo dovrebbe eziandio schivare come contrario ai dolci affetti di famiglia, ed alle intime espressioni del cuore. In quel frastuono brillante ove il piacere si veste di tanti bei colori, e soggioga i sensi e l’ immaginazione, tutto è posto in obblio; ed all’uscir da una festa da ballo accadono sovente nelle famiglie discussioni, gelosie o almeno raffreddamento negli affetti domestici che formano la più cara felicità della vita. Condannando il ballo come un divertimento circondato da tanti pericoli, non intendo proscriverlo in quelle riunioni di famiglia, quando serve a festeggiare un fausto avvenimento. Grazioso e utilissimo esercizio è altresì il ballo pei fanciulli ed in ispezialità per le ragazze che una troppa severa educazione inchioda da mattina a sera su lavori sedentari o in molti consuetudini. Il ballo sviluppa e fortifica le membra, rallegra gli spiriti vitali, ed accresce il color naturale del corpo: laonde commendevolissimo è per gli uomini di temperamento flemmatico e malinconico. L’uomo savio a trent’anni non corre più per le sale da ballo, a meno che non ve lo chiamino altri doveri di convenienze sociali: egli saprà però moderare gli slanci di una considerata giovialità, e si terrà in quel posto, in cui lo confinano la natura, la morale e la buona educazione.

                                            FRANCESCO MASTRIANI