IL CONVEGNO SU FRANCESCO MASTRIANI

ANNA GERTRUDE PESSINA: DA POETESSA A CRITICA LETTERARIA

   Nel 2019 mi sembrò naturale, data la vastità e l’originalità della produzione poetica di Anna Gertrude Pessina, dedicarle un numero della nostra “Lettera in Versi”1, seppure la poetessa avesse già alle spalle anche qualche libro di genere completamente diverso. D’altra parte, è lei stessa che ci confida: “non scrivo né per il pubblico né per i posteri, ma solo per me stessa, per un liberatorio bisogno catartico, che mi rasserena e mi estranea dalle contingenze del mondo”. Sono ormai trascorsi sei anni dalla pubblicazione di quella “Lettera in Versi” (la n.70, per la precisione) ed oggi Anna non si ripresenta più in veste di poetessa, ma di autrice di un interessante e poderoso volume di critica letteraria: Francesco Mastriani Un autore dentro e oltre la napoletanità. Mastriani, lo ricordiamo, è un autore napoletano dell’800, che venne dimenticato nel corso degli anni anche nella città in cui nacque e trascorse l’intera sua vita. Eppure, all’epoca, in cui visse i suoi scritti erano seguiti con interesse ed entusiasmo dai suoi non pochi ed entusiasti lettori.  Va subito detto che questo nuovo volume di Anna fu apprezzato da diversi critici, e in modo particolare dai docenti di due Università tedesche, i quali, proprio in favore di tale scrittore napoletano stavano organizzando un Convegno. Non giudicando opportuno affrontare in queste pagine, dedicate essenzialmente alla poesia, un discorso critico sul nuovo libro di Anna, ho pensato di inserire un AGGIORNAMENTO che, in quanto tale mi permettesse di accennare anche ad argomenti diversi e nello specifico sia al libro di Anna che al Congresso su Mastriani.  Iniziamo pertanto con un rapido cenno ai libri più recenti scritti da Anna Pessina.

Ed eccoci nuovamente al libro di Anna Gertrude Pessina: Francesco Mastriani Un autore dentro e oltre la napoletanità, Manni 2023, a cui abbiamo accennato poco fa.

   Nel volume in questione, viene compiuta un’analisi critica molto accurata sulle motivazioni per cui questo autore napoletano dell’ottocento, sia rimasto piuttosto sconosciuto finanche nella stessa città nella quale visse. Si tratta infatti di un libro che, come la stessa autrice ama puntualizzare, “vuole essere l’apertura di una frontiera letteraria esegeticamente più evoluta, emancipata dagli archetipi del passato” e, pertanto reclama, per lo scrittore “dimenticato dalle Istituzioni e dalla koinè, un disvelamento che lo schiodi dallo scarabattolo della stagnazione, in cui lo ha ingessato la critica dei secoli scorsi”. Attraverso l’analisi delle opere da lui pubblicate, consultando le sue lettere private e gli inediti che è riuscita a reperire, la Pessina ha potuto ricostruire le vicende umane e la carriera professionale di questo scrittore napoletano che fu tuttavia costretto a vivere in enormi ristrettezze economiche. Eppure, volendolo inserire in un quadro letterario nazionale, e non solo, ne emerge un intellettuale, che risulta “un emblema della napoletanità” e “un antesignano di tendenze letterarie di respiro europeo”. Va inoltre tenuto presente, e i recensori che lo hanno etichettato “scrittore di conio prettamente napoletano” non se ne sono mai avveduti, che Mastriani focalizza la sua lente prismatica sul degrado ambientale e sui guasti morali che omologano i bassi napoletani a las favelas brasiliane, ai bassifondi di Parigi, ai putridi borghi londinesi, ai reietti russi, di cui i colleghi d’oltralpe denunciano l’indigenza, la povertà atavica, la promiscuità debordante. È, d’altra parte, il “fil rouge” che accomuna Napoli alle megalopoli europee con criticità proprie, ma tutte afferenti al denominatore fame. E, non a caso, sono proprio le condizioni socio-ambientali di povertà e miseria che approcciano il nostro don Francesco alle problematiche internazionali, che non differiscono da quelle napoletane ma che insieme formano un unico blocco monolitico di storie paritarie e parallele dell’universo sottoproletariato. Una situazione, d’altra parte, non particolarmente differente da quella descritta da tanti celebri prosatori europei dell’epoca, come Zola, Hugo, Dickens. Ed è appunto su tali presupposti che la “Pessina” ha inteso dare al suo procedimento “un taglio strutturale analogico-comparativistico che le ha permesso di sdoganare dall’archivio delle morte cose uno ieri che si è fatto oggi e, presumibilmente, si farà domani, a norma di un nihil novi sub sole, sfrondato di valori etici e deontologici a Napoli come a Parigi, Londra, Brasilia, Buenos Aires. Un passato, insomma, transitato nell’attuale contesto con aberrazioni che sono quelle di sempre e di cui ha cercato di lumeggiare genesi e focus”.  Un’attività letteraria indubbiamente inesaustiva fu, in ogni caso, quella di Mastriani, tanta la mole delle idee che per strutturarle, scriverle, limarle gli sarebbe servito un surplus di vita non angosciata da ristrettezze economiche e, soprattutto, non rattristata dalla dipartita prematura di tre dei suoi quattro figli. Un narratore e un raccontatore prolifero; una macchina infernale, come infernale era la precarietà nella quale si dibatteva, come sappiamo da quanto scrive in proposito il figlio Filippo.

   Non appena il volume della Pessina su Mastriani giunse nelle mani di Dietrich Scholler, docente all’Università di Mainz, la nostra Anna venne subito invitata ad inserirsi nel gruppo dei partecipanti al Convegno, che lo stesso Scholler e il collega Tobias Berneiser (Università di Siegen) stavano organizzando. Le veniva quindi offerta una proposta indubbiamente allettante, e contemporaneamente di non scarsa importanza, che la rese felicissima e orgogliosa e che pertanto accettò immediatamente, garantendo al prof. Scholler la sua partecipazione al Convegno. Il tema da lei scelto per l’intervento era: Il dentro e l’oltre la Commedia umana napoletana di Francesco Mastriani. L’intervento di Anna al Convegno fu ritenuto interessante dagli intervenuti e piacque molto anche agli organizzatori, tanto che già la giornata successiva ricevette da Berneiser una lettera di congratulazioni: “La sua profonda conoscenza della vita e delle opere di Mastriani ha apportato un contributo prezioso alla nostra discussione, arricchendola in modo significativo. È stato per noi un grande piacere averla tra i relatori. […] La contatteremo tra breve in merito alla pubblicazione degli atti del Convegno. Firmato: Tobias Berneiser.  E così, in modo del tutto inaspettato il saggio Francesco Mastriani Un autore dentro e oltre la napoletanità, un libro ancora poco conosciuto a Napoli (pare risulti addirittura “assente sul mercato librario” della città), ha varcato i confini dell’Italia, trovando spazio, visibilità e riscatto ad opera dei docenti delle Università di Magonza e di Siegen. È pertanto innegabile che sia il libro della Pessina sia il Convegno abbiano dato un notevole contributo alla conoscenza di questo sfortunato scrittore, sconosciuto ancora da molti anche nella sua città natale, in cui trascorse l’intera sua vita.  Indiscutibilmente però non possiamo negare che con questo Convegno è stato compiuto un notevole passo avanti nel processo di conoscenza e di europeizzazione di Francesco Mastriani, lo sfortunato scrittore napoletano, che può tuttavia tranquillamente considerarsi un albatro che sulla terra, fra scherni, camminare / non può per le sue ali di gigante.

                                                                            LILIANA PORRO ANDRIUOLI

    So che ti stai occupando di Francesco Mastriani: quale valore attribuisci a questo scrittore? 

    Il valore di Francesco Mastriani lo si reperisce nelle sue qualità morali, sconfessate e rinnegate dalla mentalità arrivista e accaparratrice di oggi. Uomo integerrimo, intellettuale solitario, tiene sempre fede al concetto di «dignità», senza cedere a compromessi, senza inseguire sinecure, senza abbracciare le porte / de gl’imi che comandano ai potenti. Forse il carattere schivo e riservato; il comportamento distaccato dal socio-politico; la frusta del Croce che lo censura, sostenendo che lo legge tutta Napoli all’infuori della gente letterata che lo snobba, gli chiude il nobile castello letterario. Svisualizzazione e grossolano errore di valutazione, alla luce della cultura eclettica, poliedrica, enciclopedica, come la sua, e al vaglio dell’attualità e modernità dei suoi feuilettons. Innestati su un tessuto socio-ambientale degradato, i romanzi di appendice di Mastriani traspongono sulla ribalta delle lettere il quotidiano di un popolo che si arrovella, tra miseria e indigenza atavica, nell’arte dell’arrangiarsi, fertilizzando quel fiore del male, che sboccia per delinquere. Allora, in virtù di quella antropologia e demopsicologia, che gli si è attaccata addosso come seconda pelle, don Francesco coglie e inserisce nelle sue storie accadimenti, costumanze, malversazioni trapassate e vive nel nostro contesto: agguati camorristici, avviamento alla prostituzione di adolescenti sventurate; donne, come le nostre del Mezzogiorno, armate di corpi contundenti contro le forze dell’ordine, per scongiurare la cattura dei loro uomini; violenza sui minori, una depravazione, insomma, senza soluzione di continuità.  Per l’adesione a un contingente con innegabili proiezioni di futuro, Mastriani si qualifica, a mio avviso, scrittore di scottante attualità, immerso in una realtà vecchia-nuova, quella di uno ieri che si è fatto oggi e, presumibilmente, si farà domani, a norma di un nihil novi sub sole, depauperato di valori etici e deontologici.