IL CORRIERE A TERRACINA

   Oggi che tutte le cose corrono per la strada maestra dell’ avanzato incivilimento, e non alla scapestrata, alla impazzata, come tutti correvano non è guari senza saper perché, e senza saper dove; oggi che le notizie ministeriali e politiche volano da un paese all’altro, da un mondo all’altro con la rapidità del baleno, e sono attese, bramate, ricevute a braccia aperte, e non si parla d’altro che di politica e di Stati; oggi che i Corrieri sono i fili elettrici onde si comunica la corrente magnetica del progresso, vi parlerò del Corriere di Napoli, di quest’essere tanto ingiustamente posto in dimenticanza da tutti, e che però non si dimentica di nessuno, e nelle cui mani sta il destino d’un regno.

   Come bel sapete, il Corriere di Napoli parte per Roma cinque volte la settimana, ma prima di recarsi al Campidoglio, egli si ferma a Terracina, da molti mesi in qua questo Corriere tornava da noi tutto rattristato, e quasi in collera col suo mestiero: le sue ali politiche sembravano tarparsi, ogni qual volta volar doveva sulle sponde del Tevere. Una profonda malinconia, o meglio un certo mal represso dispetto leggevasi sulla sua fronte leggiermente corrugata e pensierosa. La ragione di questa tristezza sì che fra non sì tosto l’onesto messaggiero metterà il piede a Terracina, tutti gli abitanti di quella città, gli si facean dattorno, e schernivanlo dicendogli: Oh! ecco altre belle notizie che ci rechi: Napoli cammina davvero… ma co’passi del ragno. Oh! sappiamo di che trattano i tuoi dispacci! E tante altre consimili parole di scherno volgevano a quel bravo ed onest’ uomo, il quale non poteva che tacersi, rispondendo col più decoroso silenzio… Ma egli aspettava la rivincita, ed avea fede nell’avvenire come tutti noi, ed ogni giorno che scorreva perduto per la gloria di Napoli, era una spina al cuore del Corriere.

   Ma surse il giorno! Sabato 29 Gennaio 1848, quel giorno che per tutt’i Napolitani sarà come il giorno della nascita, dappoiché la nostra vita comincia da esso. La parola COSTUTUZIONE fu pronunziata dal Monarca delle Due Sicilie, e rialzò questo regno al pari della Francia e dell’Inghilterra, e ci fe’superbi di portare il nome di Napolitani.

   Il Corriere di Napoli balzò di gioia, rise come un matto, e questa volta affrettò il viaggio di Terracina: egli meditava vendicarsi degl’insulti fatti al suo paese, voleva annientare quei protervi. Ed ecco, si affibbia sul petto una enorme coccarda, si mette a tracollo una fascia a colore costituzionale, si arma di tutt’i Decreti emanati dal nostro Re per tutte le riforme e cambiamenti ministeriali, non che di quello pubblicato sabato scorso, e nel quale si accorda la COSTITUZIONE a’popoli delle Due Sicilie, poscia indossa un soprabitone e nasconde tutta la batteria costituzionale. Egli vola col sorriso della vendetta sulle labbra, divora il cammino, fa crepare i suoi cavalli, e la sera stessa del 29 Gennaio giunge come un fulmine a Terracina. Al vederlo, tosto gli si fanno incontro i soliti derisori, e lo assaltano co’loro epigrammi. Ma dagli occhi del Corriere sfavilla una insolita gioia; le sue guance sono infocate, il suo petto è oppresso… Egli sbottona l’abito, mostra la sua coccarda, la sua fascia, i Decreti, e fa restare con un palmo di naso gli schernitori. Di repente un grido si leva in mezzo a loro: VIVA FERDINANDO II. Viva la Costituzione, e tutti abbracciano il Corriere di Napoli, lo baciano, lo portano in trionfo per tutta Terracina, lo invitano a bere, a gavazzare, gli fanno regali ed onori. Poscia in un momento fu veduta la città illuminata, e risuonar dappertutto le grida di:

   VIVA PIO IX. VIVA FERDINANDO II. VIVA L’INDIPENDENZA ITALIANA.

                                                                                                     FRANCESCO MASTRIANI