IL RISCATTO TEATRALE DI MASTRIANI

    Al «PICCOLO» Un atto unico con la regia di Diego Sanchez e l’intensità di Patrizio Rispo e Mario Porfito.

   La sala di Fuorigrotta ha ospitato un tributo al giornalista del «Roma» e padre del verismo napoletano tra dolori e grandezza letteraria.

   Pensate ad un giornalista del «Roma» che si occupava di romanzi d’appendice e di necrologi. Immaginate un uomo che di giorno insegnava lettere nelle scuole di Aversa e la sera scriveva I misteri di Napoli. Adesso, sognate le luci che illuminavano per la prima volta i teatri e supponete di volerne fare  un podcast dal titolo: «Ma te lo ricordi Mastriani?».

   Ecco il plot di un atto unico in data unica: la sera del 4 giugno, Maria Rotunno, presso il teatro «Piccolo» di Fuorigrotta, ha presentato, il tributo teatrale a Francesco Mastriani, il primo dopo duecento anni dalla nascita dell’autore de La Medea di Porta Medina, figura centrale della letteratura napoletana dell’Ottocento.

   «Detengo e custodisco la proprietà letteraria ceduto nel 1880 per mere questioni economiche. Desidero che il mondo accademico, letterario, teatrale, scolastico, giornalistico e la città di Napoli riscoprano quest’uomo, che non è un autore dimenticato: siamo noi che abbiamo smesso di raccontarlo» ha dichiarato la Rotunno tra gli applausi finali de «I misteri di Francesco Mastriani».

   Adattato e diretto da Diego Sanchez, interpretato da Patrizio Rispo, Mario Porfito ed Anna Damasco, lo spettacolo ha accompagnato la platea alla scoperta dell’uomo dietro la penna che scrisse La cieca di Sorrento, il cui titolo è entrato persino nel linguaggio popolare.

   Mastriani raccontava un popolo “che imparava a leggere sé stesso”, dunque la scenografia ha previsto un doppia piano di scatoloni e vecchie riviste, tra cui un originale del quotidiano «Roma» dell’epoca, e la macchina da scrivere forse dell’umile romanziere che ha raccontato la miseria di Napoli come simbolo scomodo dell’Italia Risorgimentale. La regia ha restituito, con pura eleganza, il secondo step del progetto che un anno fa ha visto la pubblicazione del libro «Francesco Mastriani – Inedito Discorso Accademico sul Manzoni» (Edizioni MEA). Senza didascalie, in cui pur sarebbe stato facile scivolare, il racconto è stato lineare, abbiamo scoperto che Francesco, detto Ciccio, , non lasciò mai la Campania, ma seppe raccontare come pochi la sua terra e il suo popolo, non a caso Benedetto Croce scisse di lui “Letto un po’ da tutti, all’infuori della gente letteraria”-

  Visse una vita segnata da profondi dolori: perse tre figli e finì in miseria, tanto da essere costretto a cedere i diritti delle sue opere a Gennaro Salvati, di cui Maria Rotunno è erede. Una storia umana, un ponte nel tempo, su cui l’intensità di Mario Porfito, ha saputo illuminare aspetti preziosi, come quando davanti al presepe, ha spiegato la differenza tra dramma sociale e familiare nell’immaginario collettivo che, in seguito, sarebbe stato rappresentato da Eduardo.

  La serata si è conclusa con una gradita esibizione di due solisti del corpo di ballo Partenopea, Alessandra D’Aniello e Salvatore Rusciano, coreografati da Margherita Veneruso e accompagnati da tre omaggi canori di Diego Sanchez.

   In sala tante personalità, tra cui la consigliera comunale di Napoli Enza Amato e il sindaco di Aversa Francesco Matacena he, commosso, ha espresso la sua intenzione di dedicare una strada al docente aversano simbolo del verismo napoletano. [1]

   Caro Mastriani, quando hai scritto “Non temo il malocchio degli uomini, temo l’occhio cieco del destino” non sapevi che il futuro ti avrebbe reso  giustizia.

                                                                                                               ANITA LAUDANDO

[1] Non era presente il sindaco di Aversa Francesco Matacena, ma in sua vece è intervenuto l’on. Paolo Santulli.