IL SORGIMENTO DEL SOLE

    Le spectacle de la nature sì vivant.

sì animè puor ceux qui reconnaissent

un Dieu, est mort aux yeux de l’athèe,

et dans cette grande Garmonie des ètrès,

ou tout parle de Dieu d’une voix sì douce,

il n’appercoit qu’un sience èternel.

                                                   J. J. ROUSSEAU

   Io m’appoggio contro un acero; un’immensa veduta è aperta a’miei sguardi; il mar lontano confonde il suo pallido azzurro con quello del cielo… Ascolto il sordo fremito delle sue onde sulla solitaria spiaggia. Una barca peschereccia solca rapidamente il placido seno del golfo di Partenope, e le sue vele gonfie da’freschi venticelli del mare, fuggono al pari di bianche nugolette. Io vi attacco i miei occhi… le acque si spezzano al suo passaggio, e si dileguano in angoli dietro di essa nell’immensa superficie di azzurro. Oh come divora l’acquoso camino! Come vola su le tremanti linfe!…  Essa è sparita a’miei sguardi dietro un braccio del monte Posillipo, come la rimembranza di una passata gioia.

   Alcune pellegrine colombe si librano sulle acque, ed ora si curvano, e ne lambiscono la superficie, ora risalgono, ora si dividono, ora si uniscono. Più non le scorgo. Dileguate si sono ne’vapori dell’estremo orizzonte.

   Una leggiera tinta di porpora incomincia a colorare l’oriente. Lo spettacolo della natura in quest’ora è ripieno d’un magico incanto. D’una parte veggonsi le diverse isolette Napolitane, sulle quali i svariati colori del giorno nascente sembrano disegnare misteriosi caratteri; dall’altra stendesi un braccio degli Appennini, di cui gli estremi smarrisconsi nelle due immensità del cielo e del mare, e la cui molle sinuosità spande sulle acque un’ombra voluttuosa. In fondo poi del maestoso quadro siede qual despota del mare il Vesuvio, e grandeggia come un gigante sugli altri.

   Immobilmente io contemplo questa incantata prospettiva; e la maestà, la simetrica bellezza, l’ordine, e l’armonia di questo tutto che mi circonda mi fa sentire fortemente un Dio. Lo spettacolo della natura è il più forte argomento contro l’incredulo, l’adulatore più lusinghiero della nostra grandezza, una tacita rivelazione dell’immortalità dell’anima. Io sento che nell’ebbrezza, in cui m’immergono le grazie d’un bel mattino un avanzo si contiene, un’immagine della nostra prisca perfezione! il sentimento d’una grandezza decaduta, ed una larva della felicità dell’Eden.

   L’azzurro dell’orizzonte orientale si dilegua al roseo colore de’primi riflessi del sole. L’aura spira voluttuosamente soave, ed il suo fiato pregno d’ineffabile dolcezza il volto mi carezza, e mi muove vagamente a sorridere. Io presto le orecchie al ventilar de’salici e de’pioppi, ed alle canzoni de’lontani pescatori. Puro è il cielo come il sorriso del neonato, ma solo qualche squarcio di candida sottil nugoletta traversa rapidamente i silenziosi campi dell’aria, come un velo di finissima seta, o come uno strato di spuma distaccato nell’immensità de’mari. E questa nugoletta, sospinta da lieve soffio si piega mollemente verso l’oriente per indorare il suo lembo co’primi raggi del grand’Astro, essa forma una cortina di argento sulla culla del sole. Un vivo splendore infiamma la vetta de’monti… Io fisso immobili gli sguardi su quel

« Dolce color d ‘oriental zafiro»

   Il mio cuore palpita come all’avvicinamento d’un oggetto adorato. Ah certamente, il sorgere del sole è il più magnifico spettacolo che offrir ne possa la natura. È un quadro sublime. La fiamma gradatamente si spande, si dilata, già gli opposti monti han ricevuto i primi raggi solari, ma quest’astro è ancora ascoso a’miei sguardi… Ma ecco… un punto abbagliante, luminosissimo, come un brillante percosso dalla luce, scintilla sotto quell’aureola di porpora e d’argento; ed un’iride elastica si spiega sull’orizzonte. La natura sorride, come la prima volta che Iddio cacciò negli spazi questo gigante animatore. Una subitanea crisi si opera nella bella ma melanconica scena ch’io contemplava.. le brune frasche delle campagne si tingono d’un bel verde su cui l’occhio ama di vagare; dileguansi i vapori che nascondeano la cima degli Appennini, l’erbette de’campi riflettono i diamanti della rugiada, e si agitano mollemente come in segno di dolc’ebbrezza; mille smorti colori si animano; mille indistinte voci escono da’boschetti; la natura sente l’amore, e manda per ogniddove un sospiro di gioia. Quel punto scintillante grandeggia sensibilmente, fa tremolare gl’incerti suoi raggi sulle lontane colline, e segna una diafana zona d’argento vivo sulle sottoposte acque. Ecco il sole in tutta la sua maestà… Come un aureo scudo si sofferma sul monte; traballa alquanto sul suo disco di fuoco, e pria d’ascendere sull’orizzonte, pare prolungare uno sguardo d’amore sulla scena che va a rischiarare.

   Oh uomini, prestate attenti le orecchie; sorto è il ministro della luce; il giorno ha cominciato il suo corso. Non ascoltate voi quest’armonia deliziosa che parte dal fogliame degli alberi, da’fioriti colli, e dal seno de’boschetti? I cantori della natura hanno intuonato i loro teneri e gioiosi concerti. Una modulazione universale ascolto, grida di contento che s’innalzano dal fondo de’solitari valloni, canzoni d’’amore che si perdono in lontananza; voci di voluttà che si rispondono di fratta in fratta; soavissimi gorgheggi, striduli tuoni, armoniose cadenze, liete ricercate, lenti ritornelli; note gravi e risuonanti, acuti monosillabi di canto, per ogniddove infine la prima musica della natura. A’primi raggi del sole gl’innocenti abitatori delle fronde, come colpiti da unanime sentimento, hanno all’uomo annunziato co’loro preludî melodiosi lo spettacolo sorprendente che rinnovasi ogni giorno.

                                                                                  FRANCESCO  MASTRIANI