LA MODA

  Che è mai la moda? La noia in un momento di noia si sposò capricciosamente col capriccio, e presa dai dolori del parto, né avendo pazienza di salire agli ultimi piani, si cacciò nel magazzino della prima sarta che le venne innanzi, e partorì. L’essere che ne nacque, si chiamò la moda. Essa non è né maschio né femmina: ma unisce in sé i due sessi a mille volontà, e veruno scopo: si muove sempre, e fa muovere gli altri; e benché debole e pazza, pure il suo impero si stende sopra tutti. Essa è una tiranna di cui è mestieri seguire ad ogni patto le leggi e i capricci.

   Guardate Parigi, guardate Londra, che divozione al suo altare. Che culto, che rispetto ai suoi decreti. Calunni un uomo? sarai perdonato. Rubi la dogana? vi si passa di sopra; violi gli ordini della moda? tutta la società armerassi, gli uomini coi bastoni, le donne coi ventagli, per cacciarti dal loro seno. Quanti cangiamenti nel mondo per causa della moda nel volger di un secolo!

   Cento anni fa, gambe soffocate, strozzate, e torturate in angusti calzoni, ora stanno a loro bell’agio, e pigliano aria.

   Allora gilè sì lunghi da toccare i piedi, fregiati d’oro, e d’argento, ora gilè nani, ed economici, di tela, di seta, e di cachemire. Allora le camicie si portavano di sotto gli abiti, ora si portano di sopra e di sotto, e sarebbe arduo indovinare qual fosse la vera di esse due.

   «Io sono la vera camicia, dice quella di sopra; e se nol credete, domandatene il sarto; e riscontrate il registro dei nati, e vedrete ch’io mi chiamo Chemise».

   «Taci bugiarda, risponde quella di sotto; io sono anzi la camicia di sangue puro; per ch’io son bianca, e tu nera».

   «Oh! ripiglia quella di sopra, anch’io fui bianca; ma perché stetti due mesi al tuo posto diventai nera».

   O Dondys, quanto mai sembrate amabili colle vostre camicie? voi siete tornati all’età di due anni; voi siete i bei fanciulli, che si mettono il loro camice quando mangiano la pappa. Alto destino vi aspetta.

   Presentate una domanda ad uno Ospedale per coprire il luogo dei dieci becchini morti. I concorrenti non saranno oltre i 500, e di dieci che otterranno il primato staranno in attenzione di destino per una ventina di anni, come le 44 mila zitelle; con la piccola differenza, però, che queste non ottengono mai il loro scopo e, voi, dopo 4 lustri avrete 10 carlini al mese, e più la gloria d’esser chiamati impiegati. Ma quando sarete giunti a tanta altezza serbate le vostre mode, e massime il collarino, che avete rubato al mio maestro, ed al mio cagnolino. E se mai vi piglia desio di render completo l’esser vostro e disposarvi, offrite la vostra mano non più alle cuffie ma bensì alle vaghe signorine dalle mode virili. Elleno, credo, vogliono fare le scimie agli uomini, e non potendo del tutto vestirsi come noi, si contentano almeno di portarne i cappelli e i gilè, scrivere sul giornale e fumare.

   Ma ci vuol altro, belle mie, per divenire uomini, sapete, che ci vuole per esserlo? Burlare le donne. E siccome voi donne non potete burlare voi stesse, ecco l’impossibilità di divenire uomini. E poi sentitelo all’orecchio, che guadagnereste ben poco

                                                                                                            FRANCESCO MASTRIANI