LA PICCIONAIA

   REAL TEATRO S. CARLO

   IL BALLO ZILME E AMINA BOSCHETTI

   Francamente esprimiamo una nostra opinione che se gli uomini della incivilita generazione presente non pensassero co’ piedi, non troverebbero il piacere che trovano in questa specie di anfibie rappresentanze che si addimandano balli, dove la logica fa a pugni col buon senso, e il buon senso si ribella contro la ragione, e la ragione non trova più ragione. Io non so perché degli esseri che hanno forme di uomini e di donne hanno da intendersi tra loro con pugni o calci,  mentre che Domineddio ha dato loro una buona lingua in bocca! E meno male per le donne, giacché i loro pugni e calci sono sempre meno nocivi della loro lingua; ma per gli uomini, è uno scandalo, una vergogna, un paradosso. Veramente, a considerar bene la cosa, non ci sarebbe poi tanto male ad esprimersi  co’muscoli delle braccia e delle gambe, se almeno ci fosse il minimo senso comune in tutto quello che si fa e si dice in un ballo. Se almeno la mimica fosse soltanto mimica, e il ballo soltanto il ballo!

   Ma, no signori, voi vedrete, verbigrazia, un galante che dirà alla sua bella io ti amo, appoggiando l’espressione con uno sgambetto in aria, quasi per mostrarle la leggerezza di quella protesta d’amore; un altro che darà una sfida mortale ad un suo nemico, facendo un cerchio colla gamba distesa, come per dargli un saggio della forza de’suoi muscoli; e tante altre di queste piacevolezze.

   Ma, lasciando da banda queste considerazioni, e perciò che il ballo entra ormai nel dominio delle cose necessarie per gli uomini dell’epoca nostra, diremo qualche cosa del nuovo ballo messo in iscena mercoledì sera sul nostro massimo teatro.

   Qual è il soggetto di questa azione?

   Se mi fate questa dimanda, vi risponderò che è una vera indiscretezza il fare una simile interrogazione a un povero galantuomo che non è troppo avvezzo a intendere il linguaggio de’piedi. E voi pretendereste che si capisse il subbietto d’un ballo senza leggerne il libretto? E pretendereste che un uomo si possa seriamente occupare della lettura d’un libretto da ballo? Lasciamo a’flemmatici questa intemperanza di curiosità, e contentiamoci di dire che del ballo Zilme non abbiamo capito niente, ma per semplice difetto di attenzione, giacché, a nostro malgrado, gli occhi si chiudevano a un dolce obblio di tutte le cose mortali; e ci saremmo addormentati saporitamente, se non fosse stato l’importuno e continuo fracasso delle bande.

   Cioè qualche cosa abbiam capito, per esempio, abbiam fatto la scoperta che, a simiglianza degli uomini i quali nei tempi che alcuni dicono felici rapivano una donna e se la sposavano per forza, una donna può benissimo rapire un uomo, incatenarlo, non colla dolce catena d’amore, ma con quella di metallo che è un poco più sostanziosa e farsi sposar per forza.

   Ecco una cosa alla quale sinora le donne non hanno pensato o, se vi hanno pensato, non l’hanno almeno messa in esecuzione. Chi è mai Zilme? È la dea delle ricchezze. Bazzecole! Che cosa fa? Questo è quello che non sapremmo dirvi; perocché l’ abbiamo veduta entrare e uscire continuamente, andare e venire, e darsi una gran fatica, forse per favorire i disegni della Craveris che volea per forza sposar Conti (Diciam così la Craveris e Conti perché non ricordiamo i nomi che hanno in questo ballo). Ma già, quando mai la dea delle ricchezze ne ha fatto una buona in questo ridicolo mondo? Quando mai ha mostrato il minimo buon senso in tutto quello che fa? Trovatemi la minima logica nella distribuzione delle ricchezze tra gli uomini che popolano questa specie di zero che dicesi mondo!

   Amina Boschetti ci si presenta come Zilme la dea delle dovizie. Ecco una seduzione di più pe’miseri mortali per amar le ricchezze. Oh quante belle cose noi faremmo se fossimo Zilme, la dea delle dovizie! Invece, quella povera Zilme non fa quasi niente e, mentre dovrebbe dispotizzar da padrona, par che faccia la serva di tutti. Meno male che ella se ne vendica coi suoi passi arditi, col suo potente aleggiarsi a mo di silfide, colla irresistibile vivacità de’suoi bizzarri movimenti, colla leggiadria de la sua forza che si eclissa sotto il fascino della grazia. O Zilme, o dea delle ricchezze, noi crediamo che per qualche sgarbo degli uomini, se non avessi preso le forme della Boschetti e non ti fossi attaccata agli agilissimi suoi piedi, i quali meglio di te adempiono all’ufficio di provvedere all’introito.

   Parlando senza metafora, noi ripetiamo che la Boschetti è una gentile e graziosa ballerina che accenna ad alcune novità nella danza, le quali potranno forse dischiudere la via a un nuovo genere, che chiameremmo l’amalgama tra la grazia e la forza.

                                                                                                          FRANCESCO MASTRIANI