L’EGOISTA

    La luce è bella, ma quando è assai viva ci offende gli occhi; epperò mentre noi ci dilettiamo sommamente di una luce riflessa, il fissar per poco lo sguardo nel sole o in qualunque altro corpo vivamente luminoso ci disgusta, e ci accieca. Così è la verità; è imprudente chi di presentarla si avvisa così com’ella è; poiché la severa e splendidissima beltà di lei la umana superbia offende: ella vuol essere porta agli sguardi altrui di trasparente velo coperta in guisa, che se ne senta meglio che se ne palpi la bellezza.

   Il ritratto del vizioso parrà per avventura assai più deforme del vizio stesso; e chi si vede dipinto nella perversa sua natura, avranne rossore o dispetto, e si emenderà o andrà rabbioso a nascondersi.

   Io penso essere l’egoismo da porre innanzi a tutti gli umani vizî, perocchè non vi ha cosa, che più di questa sconvolga l’ ordine sociale, e snaturi l’uomo. L’ordine sociale, che sta per nostro comune bene, vuole che l’uomo si spogli di parte della sua individualità, e la spendi in pro del tutto. La società è come un ordine planetario: il Sole sta in mezzo a molti pianeti, fra quali la terra; or fingiamo che la terra pensasse e dicesse di non voler più muoversi nel doppio suo movimento, e, senza brigarsi del disordine  generale che ne nascerebbe, pretendesse che il Sole girasse intorno a lei, non direste voi esser matta pretensione cotesta? Or questo stesso fa l’egoista nella società; ei vuol farsi centro della medesima, e senza por mente ch’egli sta per la società non questa per lui, pretende e si studia di porre innanzi a tutti gli altrui i propri dritti, ed in cima a tutte le cose metter l’ego; quali azioni, o meglio quali infamie abbiano a surgere di questo principio, ognuno il vede – L’egoista debb’essere tenuto più reo dell’avaro, chè questi se non dà non toglie, ma l’egoista tutto vuol torcere a proprio bene. Egli conducesi di leggieri ad esser ladro e truffatore; e poiché egli non sente l’amore (sentimento per eccellenza sociale, che rannodando ed affratellando gli uomini fa dell’uman genere un’unità), non può tutte le altre nobili e generosi passioni, che da quella si derivano sentire e manifestare; laonde né magnanimità, né misericordia, né giustizia possono albergare in lui; anzi s’ei potesse tutti distruggere per sé, bene il farebbe. Pur beato che l’interesse altrui infrena gli sforzi dell’egoismo, altramente saremmo quasi che belve divenuti.

   Quando io paragono l’iracondo al perfido usuraio che profitta della miseria del prossimo; quando metto l’avaro, che nega un pane all’affamato, allato al raggiratore, che ordisce una trama per cavar frutto dalla ruina d’un infelice; quando paragono l’ incompiacente, che nega, al generoso, che dà per avvilirti, veggo sempre maggiore infamia ne’secondi, perché ne’primi scorgo la mancanza del bene, e nei secondi il male – Chi non vuol fare il bene, e stassene passivo, è biasimevole, non sì però  come quegli che fa il male; fare il bene senza proprio danno è lodevole, ma assai più è da ammirare chi lo fa  con proprio nocumento – Spogliarsi della propria individualità, e sacrificarla al bene comune è cosa celeste; essere egoisti è peggio che brutale. Laonde se non possiamo non esser uomini, facciamo almeno di non essere bestie. 

                               GIUSEPPE MASTRIANI