Come trista sarebbe la vita dell’uomo, se i piaceri non venissero a rinfrancare lo spirito dalle cure, e dargli novella forza per sopportar il peso delle sciagure che tanto amareggiano il breve passaggio dell’uomo su questa terra! Come incresciosa e molesta sarebbe la nostra esistenza, se alla soddisfazione dei bisogni che la sostengono, la natura non avesse attaccato altrettanti piaceri! chi durar potrebbe alla monotonia delle lunghe giornate? Ovvero ad un lavoro continuo di mente e di corpo?
I divertimenti sono dunque di una necessità indispensabile perché lo spirito dell’uomo sente meno la prigionia della vita. Ma questi divertimenti sono essi apportatori di veri piaceri? Ecco la questione di grave importanza che mi propongo di sciogliere o almeno di schiarare in parecchi articoli, ne’quali discorrerò brevemente de’diversi usuali sollazzi che ne offre la società, e dell’uso che se ne ha a fare affinché non tornino molesti anziché piacevoli al corpo ed allo spirito.
Nulla vi è più difficile che il saper godere. Moltissimi uomini spendono moltissimo tempo e denaro per annoiarsi mortalmente, o soffrire un malessere indicibile. Altri non sanno godere che sacrificando i loro doveri o immolando ai loro divertimenti ogni principio di educazione, di morale e di virtù.
La scelta e l’uso dei divertimenti richieggono adunque un gusto squisito, un discernimento dilicato, e soprattutto uno spirito giusto.
Tal’è la profonda miseria dell’uomo che egli non saprebbe a lungo protrarre un piacere senza sentirne tosto noia e disgusto. Quelle cose che più ardentemente da noi si desiderano ci vengono a fastidio non sì tosto le abbiamo ottenute.
Un’amarezza segreta ed inesplicabile ci avvelena il timore di presto veder fugati quegli istanti di felicità. La sazietà, la stanchezza, l’abbattimento tengon dietro mai sempre a qualunque più caro sollazzo. E intanto si corre appresso ai piaceri, come la farfalla appresso ai fiori. Il piacere è la molla che muove la immensa famiglia umana; ma oh sventura! Quante volte credendo di abbracciare Issione si abbraccia la nube che si scioglie in vapori, o credendo di lambire il nettare d’un fiore, si cade sotto ai denti dell’angue insidiosa!
Il fragor della gioia percuote l’orecchio dell’uomo − dice Ugo Blair – ma l’ambascia è in fondo al cuor suo. Quando strepitano i cembali, e i flauti mandon concenti, una malinconica voce rimbomba al suo orecchio. I dissipati averi, i negletti fondaci, le rovinate ville di suo padre gli si affacciano al guardo. L’aspetto dei suoi più fidi amici gli è di rimprovero acerbo. Una mano apparisce sul muro, e scrive la sua condanna.
La maggior parte dei nostri piaceri, come delle nostre pene, si creano dalla nostra immaginazione, essa prepara il sontuoso banchetto della vita, in cui l’uomo, adescato dalla magnificenza dell’ apparato, si siede, e resta avvelenato dalle vivande apprestate. Moderiamo adunque gli slanci dell’immaginazione nei piaceri, per non sentir poscia il pungolo del disinganno o del rimorso. Il savio che sa contenere i voli dell’immaginazione sia nella sventura che nella prosperità, godrà piacevoli più durevoli e più puri, perché meno contrari alle salde leggi della morale. Vi ha dei momenti nella vita, nei quali l’uomo colpito da grande sventura, e abbandonato però a profonda tristezza, rifugge all’ idea di ogni impressone capace di allontanarlo per poco dal subbietto delle sue afflizioni: il dolore s’innalza un altare nel cuore di quest’uomo, e si forma un culto pieno di puerili superstizioni. Di quanta forza non fa mestieri per vincere quella ovazione di lacrime? La filosofia che in tutti i rincontri ha gridato al savio di sapersi levare al di sopra degli umani avvenimenti, non è bastevole per sé sola a fugare la tristezza opprimente che cagionano le gravi sventure. Il piacere è allora d’una necessità indispensabile; esso è il più potente specifico contro le afflizione. Ma e chi avrà la forza si affrontare il piacere? come divertirsi quando si soffre? Dapprima bisogna saper scegliere quei piaceri che meno sentono del festevole e del rumoroso; bisogna che l’uomo si circondi di tutte quelle circostanze capaci di allontanar dolcemente, e senza una brusca transizione, quei pensieri e quelle immagini che più potrebbero smuovere la piaga del suo animo. Dev’egli allora richiamare intorno alla sua mente quei ricordi e quelle speranze che lo innalzino al di sopra di sé medesimo, e restituiscano al suo cuore la pace cui l’oppression del dolore avea bandita – Quando l’ anima è afflitta, ogni piacere sembra insipido, ma ei bisogna saper vincere sulle prime questa ripugnanza che ci fa restii di abbandonarci ai divertimenti nel forte delle sciagure – Il piacere dissipa i neri umori che la tristezza genera, e dispone l’animo ad essere più confidente nell’avvenire.
Consigliando l’uso dei divertimenti, devesi non però avvertire che questi non prendano la forza della passione; dappoiché allora di funeste conseguenze esser possono apportatori, e d’ innumerevoli disturbi. La prudenza diriga dunque l’uso e la scelta dei piaceri. Ricordasi l’uomo che la virtù e la temperanza sono le sole strade che conducono alla vera felicità, e che il piacere devesi considerare come l’abbellimento, e non mica come la principal faccenda della vita.
Entriamo adesso nell’esame dei particolari piaceri che la società e la natura ne inviano a godere.
FRANCESCO MASTRIANI