MARIANNA O LA POPOLANA

TEATRO DE’FIORENTINI

   Fortemente ci accorava il veder riaperto questo teatro dopo la passata novena senza che nessun dramma di napolitano scrittore fosse apparso in mezzo alle solite produzioni francesi di che oramai siamo sazi abbastanza. Ma lo scoraggiamento de’patri scrittori non era già colpa da apporsi all’impresa; ma bensì alle tante difficoltà di questi tempi politici, che distolgono gli animi da ogni studio ameno e da ogni letteraria disciplina. Dobbiamo anzi ogni debita lode ai signori Monti ed Alberti i quali mai sempre vogliosi d’ingentilire il nostro teatro con isvariate produzioni originali, non rifiniscono di porre ogni cura affinché il lor repertorio si accresca di bei nomi, i quali non pure in Napoli ma in Italia bensì bella fama si acquistarono d’’mmaginosi e fecondi drammaturghi.

   Quando non è guari su gli affissi di questo teatro vedemmo annunziata la Marianna di Michele Cuciniello, ci ricordammo de’plausi che questo dramma riportato avea a Milano, a Palermo, ed altrove, e forte curiosità ei mosse ad assistere alla rappresentazione che se ne faceva nel nostro teatro di prosa. Colma era la sala, e ben chiaro addivedevasi che il nome dell’ autore, che era pur quello del Chatterton e della Maschera nera, soli drammi che per la passata ferrea censura ci fu dato ascoltare, era valevolissima raccomandatizia per richiamare il pubblico ad intervenirvi.

   Le speranze che avevamo concepute d’udire un dramma che a calde e nobili passioni accoppiasse un dialogo del pari dignitoso e italiano, non furon mica deluse. Fin dal primo annunziarsi dell’ azione, ci sentimmo presi da viva premura per un’epoca che è la più bella, la più gloriosa, la più feconda di avvenimenti, quella cioè dell’Impero Napoleonico. È questa un’epoca di vive passioni, di drammi eroici, la quale trattata da ingegnoso scrittore non può non attingere novella vita, e non destare il più caldo interesse.

   Marianna è la figlia di un soldato di Napoleone. Chi non sentesi a quest’idea battere il cuore per forte commozione? E questo soldato è un prode, un valoroso figlio di Austerlitz, una vittima della Vandea, e quella fanciulla era tutta la consolazione dei vecchi suoi giorni, la sola che restata gli fosse a sollievo d’una vita, cui avea renduta amarissima lo sfregio d’un nobile, che pur era nato sotto il glorioso cielo della Francia.

   Ma un fato inesplicabile par che si attacchi sul vecchio Couchu, e pare che voglia distruggere in lui per mano di un sol uomo la vita e l’onore. Il Conte di Beaulieu, quel nobile istesso che insultato avealo là sui campi della Vandea, per una di quelle misteriose provvidenziali circostanze, ond’è sì pieno il dramma della vita, trovasi pel rovescio d’un tentativo contro l’Impero, ridotto a chieder la vita in mercè in casa della Duchessa… presso la quale vivea Marianna, la figlia del soldato Couchu.

   E Marianna presa d’affetto pel Conte, minacciato di morte, il nasconde ad ogni occhio mortale, quasi gelosa del suo amore, e quasi volesse gareggiare con la sua benefattrice in generosa pietà.

   La frequenza de’loro abboccamenti, a cui necessitavali la situazione dell’emigrato, l’innocenza di lei, e l’astuta ipocrisia del nobile traggono ben tosto la giovane all’obblio de’suoi doveri, ed un delitto si consuma, un delitto tanto più infame, in quanto che colui era già promesso sposo di altra ricca e nobil dama.

   Questo è il principale intrigo del dramma, al che si aggiunge esser la Duchessa per segreto matrimonio madre del Conte da lei salvato e raccolto in sua casa; e se poni mente alla sciagurata fine di Marianna, la quale per salvar la vita del suo amante, che scoperto da Couchu ed accusato un supplizio infame aspettava, qual traditore della patria, si caccia tra le ruote della vettura di Napoleone, e ne resta schiacciata, tenerissima vittima di vero amore, di leggieri ti formerai un quadro del lavoro, al quale danno pregi innumerevoli un dialogo fiorito e naturale, ed uno stile passionato e spontaneo.

   Bellissimo in ispezialità sembraci lo scopo di questo drammatico lavoro, sendo quello di mostrare all’evidenza come ogni più nobil passione albergar possa nel cuore del popolo, e come da questo emergano le azioni più eroiche e generose.

   Dopo di esserci di vero cuore congratulati col Cuciniello per questo suo lavoro a cui il pubblico ha fatto buon viso in modo da farlo ripetere per quattro sere consecutiva, ci corre l’obbligo di dire per la Zuanetti (Marianna) la quale interpretò così al vero, e così al vero espresse il carattere della giovine popolana francese, che ci lasciò a desiderare, tranne che di udirla nuovamente, e nuovamente applaudirla. Lontana da ogni esagerazione manierata, questa giovine artista raggiunge lo scopo della sua arte, abbandonandosi interamente al solo squisito sentire. La sua voce dilicata e piena di passione, la sua bella fisionomia che traduce mirabilmente ogni più ascoso sentimento dell’anima, il suo porgere dignitoso, e sovrattutto la semplicità della sua azione, attraggon sempre più la simpatia del pubblico verso quest’artista. e nella Marianna la Zuanetti non ismentì tale opinione. Slanci di vergini passioni, caldissimo amore pel padre e per l’amante, nobile sacrificio della propria vita, torture del più amaro disinganno, tanto ella provò, ed espresse con verità e con anima. E ciò dicendo intendiamo tributarle la maggior lode che da noi non si può, quella cioè di aver creato il personaggio ideato dalla mente di Cuciniello, e di averlo creato così bello da farcelo amare. Non è questo il più gran trionfo per un’artista? chi può dire quello che abbiamo sofferto sulle sue sofferenze? Avremmo voluto quasi quasi fare un rimprovero all’autore del dramma per avere renduta così infelice quella cara creatura.

   Ciò basti per lei; non taceremo però che il dramma è stato a quando a quando rallegrato da’graziosi epigrammi, che sono pure la calamita del nostro valente Alberti, il quale ci giunge mai sempre grato, sia che il vediamo apparire come peregrino vezzo di dramma, sia che campeggia nella sua arena di battaglia, la commedia.

                                                                                       FRANCESCO MASTRIANI